RISULTATI RICERCA

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Danilo Boriati, Daniela Grignoli

Le peculiarità del gioco d’azzardo online. Dalla letteratura internazionale ai dati italiani

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2022

Il saggio, attraverso un’analisi della letteratura internazionale sul gioco d’azzardo online, porta a scoprire come la "Rete" Internet e le piattaforme social abbiano facilitato ed esteso le opportunità di gioco e, parallelamente, aumentato le problematiche legate al gioco d’azzardo, soprattutto durante il periodo pandemico; propone una risposta innovativa dei servizi di cura, attraverso un lavoro di "rete nella Rete".

Maurizio Esposito, Lucio Meglio

Una prospettiva internazionale sul gioco d’azzardo: teorie superate, questioni emergenti

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2022

Nel dibattito pubblico contemporaneo il tema del gioco d’azzardo risulta essere uno degli argomenti più dibattuti. Gli sviluppi informatici con le nuove modalità di giochi online hanno permesso infatti di ampliare il fenomeno rendendolo sempre più diffuso all’interno dei tessuti sociali delle nostre città. La riflessione teorica sembra però non stare al passo con le implicazioni sociali aperte da questo fenomeno. È del 1949, grazie agli studi di Edward Devereux, la prima analisi esplicitamente sociologica del gioco d’azzardo. Nell’ambito della sociologia non era ancora emerso un filone di studi sulle implicazioni sociali del gioco d’azzardo. Nel presente contributo si ripercorrerà la storia del contributo che le teorie sociologiche hanno dato allo studio di questo fenomeno, dividendo le prospettive ed i temi di analisi in due grandi scuole di pensiero: gli approcci funzionalisti, da Devereux in poi, e gli approcci disfunzionalisti, che hanno avuto in Herbert Bloch (1951) il loro capostipite.

Maurizio Esposito, Lucio Meglio

Introduzione

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2022

Fabiana Dadone

Editoriale

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 1 / 2022

Olimpia Capitano

Pensare la storia del lavoro. A che punto siamo?

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 175 / 2022

L’autrice cerca di affrontare la questione del declino degli studi in materia di storia del lavoro a partire dagli anni settanta, fornendo una panoramica di alcuni passaggi fondamentali interni al dibattito intellettuale e adottando una prospettiva teorizzante. Emerge nel testo il carattere nodale del rapporto tra condizioni materiali e culturali, tra modo di praticare, pensare e parlare di lavoro. Per quanto riguarda l’evoluzione del dibattito contemporaneo è volutamente sottolineato il contributo fornito dall’area di interessi che definisce la global labour history che, attraverso un significativo ampliamento geografico, tematico e temporale dell’analisi, pone interessanti stimoli per allargare i parametri della ricerca senza assumere categorie analitiche tradizionali in chiave aprioristica. In questo senso è rilevata la nuova attenzione rivolta alla precarietà come oggetto-simbolo di una storiografia emancipata dalla centralità del lavoro salariato. Viene altresì sottolineata la centralità del binomio controllo/autonomia come chiave di lettura delle dinamiche di coercizione che attraversano molteplici relazioni lavoro libero e non libero.

In questo articolo l’autore analizza la genesi e lo sviluppo del sistema di arruolamento e formazione per le guardie di pubblica sicurezza. La riforma del comparto di formazione fu probabilmente la più importante tra quelle che interessarono la polizia della Repubblica negli anni successivi al boom economico. L’autore dimostra come la Pubblica sicurezza, partendo da un sistema di formazione per il personale di base embrionale e inefficiente, si dotò nel corso degli anni sessanta di un comparto scuole piuttosto articolato ed efficiente, giungendo a strutturare programmi di formazione e materiali di studio complessi e originali. Nonostante questa imponente trasformazione del sistema di addestramento (che in parte interessò anche le modalità di reclutamento), come l’autore dimostra, la polizia non riuscì ad assicurare alle guardie di Pubblica sicurezza una formazione adeguata a rispondere alle sfide di una società in rapido cambiamento. Ciò avvenne, oltre che per una scarsa selezione del personale arruolato, soprattutto per una serie di disfunzioni organizzative e strutturali che comprimevano in maniera eccessiva il tempo di formazione e minavano l’efficienza delle nuove scuole di polizia.

Questo articolo propone di esaminare il possesso duraturo e la disposizione ereditaria di alcuni consolati. Da un lato il saggio mostra che la rimozione del consolato dalle dinamiche concorrenziali e carrieristiche definisse sia la costruzione di un’identità familiare sia l’affiliazione del titolare a un gruppo sociale e di discendenza. Dall’altro rivela che la rivendicazione di diritti possessori e successori sul bene consolare fosse materia di tutela pubblica. Nel caso scelto, relativo ai consoli veneziani nel Regno di Napoli d’età vicereale, la modalità patrimoniale di possesso consolare si realizzò sia con esponenti appartenenti all’élite della Repubblica, sia con famiglie che fondarono la loro condizione sociale privilegiata nei territori regnicoli dell’Adriatico. L’autore mira a dimostrare che durante l’età moderna l’associazione al consolato di un titolo astratto, immateriale e individuale come il "merito" attribuisse alle famiglie consolari un’identità sociale ereditabile ed estendibile all’intero lignaggio.

Claudio Marciano, Adelina Brizio, Alberto Carpaneto, Marco Giachino, Alberto Robiati, Monica Molino

Spiriti Innovativi. Una ricerca empirica sulle caratteristiche personali e sul comportamento lavorativo degli innovatori in Italia

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

Questo articolo ha come oggetto l’esposizione dei risultati di una ricerca sulle caratteristiche personali e sul comportamento lavorativo degli innovatori in Italia. Lo studio è stato svolto in due fasi, attraverso l’uso integrato di tecniche quantitative e qualitative. I risultati hanno messo a fuoco le motivazioni, la personalità e le capacità distintive degli innovatori: dalla propensione al rischio, al rifiuto dell’autorità, fino all’autostima. Inoltre, la ricerca ha analizzato il comportamento lavorativo degli innovatori descrivendolo in tre principali pattern d’azione, dalla generazione dell’idea alla sua promozione e implementazione. Nel mettere in evidenza la presenza di alcune variabili contestuali, come l’appartenenza di genere e il settore economico, la ricerca mira a scardinare la rappresentazione sociale che descrive l’innovatore come "genio", in luogo di una visione in cui l’innovazione è una qualità diffusa dell’azione sociale.

Vincenzo Luise

Digital nomad lifestyle: a liminal experience of identity transition

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

This study contributes to the theoretical perspectives on digital nomad identity. The aim is to go beyond the construction of the nomadic identity framed as identi-ty work in liquid modernity. In doing that, the paper offers an empirical investiga-tion of how knowledge workers construct and perform nomadic subjectivities through liminal work identities in under-institutionalized contexts and symbolic consumption. Drawing on the life history of digital nomads living in Chiang Mai and Bangkok (Thailand), this work concludes that digital nomads know or make the experience that the nomadic lifestyle is not a permanent way of life but a spe-cific stage of their life paths. Digital nomads frame their projects of self-realization through the digital nomad lifestyle as a liminal transition. The digital nomad identi-ty emerges as a temporary and opportunistic assemblage of neoliberal do-it-yourself biographies toward the emergence of a post-nomadic identity. However, the paradoxes and constraints embedded in the digital nomad lifestyle can freeze digital nomads in an objective and subjective permanent liminal condition.

Vincenzo Fortunato

Classe dirigente, cultura manageriale e sviluppo nel Mezzogiorno

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

L’articolo analizza alcuni dei principali risultati che emergono da una recente ricerca sulla presenza di manager e dirigenti nelle imprese meridionali e, più in generale sulla scarsa diffusione della cultura manageriale al Sud. Il ruolo svolto dai dirigenti d’impresa nello sviluppo del Mezzogiorno è un tema tanto rilevante quanto poco o affatto esplorato dalla letteratura socioeconomica che focalizza, invece, l’attenzione soprattutto sul ruolo degli imprenditori, dei sindacati e delle istituzioni. I manager e i dirigenti aziendali costituiscono, invece, un banco di analisi privilegiato e utile a comprendere le dinamiche all’interno delle imprese, le tensioni con l’imprenditore, gli elementi di arretratezza e innovazione, le potenzialità e i vincoli allo sviluppo di imprese moderne, competitive e in grado di affrontare con successo le sfide dei mercati globali. Utilizzando i dati, l’obiettivo è quello di approfondire la nostra conoscenza sul ruolo del management; di comprendere se e in quale misura la diffusione della cultura manageriale rappresenta un fattore in grado di influire sullo sviluppo; attraverso quali politiche e interventi è possibile rimuovere gli ostacoli e promuovere lo sviluppo della cultura manageriale nelle realtà del Mezzogiorno; qual è il ruolo dei contesti locali e degli altri attori dello sviluppo.

Maura Benegiamo, William Loveluck

Agrarian crises and producerist populism in French rural unions: limits and potential for an emancipatory rural politics

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

The article examines the reactions of two important agricultural trade unions in France, the ?Confédération Paysanne and the Coordination Rurale, to the liberalisation and financialisation of the ?European Common Agricultural Policy. It highlights the adoption of a "producerist populism" approach ?focused on the role of transnational economic and financial elites in co-opting the state, reducing ?public aid and as the main driver of the economic crises experienced by French farmers. The article ?traces the manifestations of this approach in the claims and analyses of the two unions in the face of ?recent economic developments in the wheat and dairy sectors in France. It argues that the producerist understanding of the crises in agriculture leads these two farmers unions, from opposite political backgrounds, to develop common arguments, opening to strategic alliances. Finally, based on the current ?debate on authoritarian populism in rural areas, the article discusses the interest in overcoming these ?narratives in favour of a more emancipatory rural perspective.?

Monia Anzivino, Annalisa Dordoni

La produttività scientifica nell’accademia italiana in una prospettiva di genere

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

L’articolo indaga il gender gap nella produttività scientifica in Italia, utilizzando i dati di un’indagine nazionale condotta tra il 2015 e il 2016, che permette di osservare la relazione tra genere e produttività su un ampio campione rappresentativo del personale accademico strutturato (N=5.123) in tutte le aree disciplinari e su diversi tipi di pubblicazione, monografie, curatele, saggi e articoli. I risultati mostrano che il divario di genere si articola diversamente per area disciplinare e per tipo di prodotto: è maggiormente presente nelle aree disciplinari a maggior presenza femminile; è più diffuso per gli articoli e i saggi; è invece limitato alle scienze umanistiche per le monografie e le curatele. Alcune possibili interpretazioni di questi risultati, in parte inattesi, sono discusse a partire dalla letteratura esistente.

Michela Cortini, Teresa Galanti

La spiritualità al lavoro: un’analisi critica della letteratura scientifica

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

Il paper offre un’analisi critica della letteratura sulla tematica della spiritualità e delle religioni al lavoro. Il dataset è costituito da articoli e capitoli di libri aventi nel proprio titolo il riferimento alle tematiche citate. Il tipo di analisi effettuato sul corpus finale, costituito da 359 entries tratte dalla banca dati SCOPUS, è di natura mix-method; ad una prima griglia di analisi di taglio quantitativo, abbiamo, infatti, aggiunto un’analisi del contenuto automatica degli abstract del corpus.

Monica Martinelli, Mauro Magatti

Autorità, potere e spirito del capitalismo. Stili di leadership in impresa

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

Autorità, potere e spirito sono tre categorie che vengono diversamente comprese e articolate. Nello sviluppo dei modelli di capitalismo e nelle varie forme di leadership, la dimensione trascendente (evocata dall’autorità) arretra a favore di quella immanente (che contrassegna il potere), lasciando tuttavia irrisolte questioni cruciali per le organizzazioni e il modello di sviluppo socio-economico, nei loro (imprescindibili) nessi con la dimensione antropologica che il termine ‘spirito’, in senso weberiano, manifesta. Il testo ripercorre l’evoluzione dei modelli gestionali nelle imprese dentro le diverse forme di capitalismo attorno a tre passaggi temporali: gli albori del capitalismo occidentale moderno, le trasformazioni avvenute nel ‘900 e soprattutto a inizio del XXI secolo con il capitalismo delle piattaforme, le possibili alternative verso un nuovo spirito del capitalismo. In questi passaggi, l’articolazione ‘autorità-potere’, nonostante apparentemente irrilevante, in realtà sopravvive mettendo in luce la cruciale questione del riferimento a una dimensione ‘spirituale’ che riguarda le forme organizzate.

Marco Ciziceno, Fabio Massimo Lo Verde

Religione, benessere e job satisfaction: quale nesso possibile?

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

Il presente contributo nasce dall’esigenza di approfondire il possibile nesso tra la dimensione del "sentire" religioso e quella dell’"agire" lavorativo, nel tentativo di (ri)portare la spiritualità all’interno del dibattito sociologico sul lavoro. Infatti, sebbene nel corso degli ultimi anni la letteratura sociologica ha mostrato come la qualità del lavoro sia un concetto multidimensionale e dinamico, la dimensione religiosa e/o spirituale del lavoratore non ha trovato adeguato spazio nella definizione di qualità del lavoro o negli interventi a suo favore. Attraverso la differenziazione dei concetti quali religiosità, spiritualità e soddisfazione sul lavoro, si giunge alla conclusione che non solo l’inclusione della religione nel posto di lavoro ha delle implicazioni positive sotto il profilo del benessere del lavoratore, ma che il fattore religioso o spirituale incide profondamente sul clima organizzativo nel suo complesso.