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Maurizio Manzin

Ethos e nomos. nell’ordinamento militare

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2022

L’ambito delle missioni internazionali ha modificato la dimensione dell’ethos militare, introducendo elementi (es. tutela dei diritti umani) non espressamente previsti in Costituzione. Dal punto di vista filosofico, occorre comprendere se si tratti di espressioni etiche affatto nuove, ovvero di un ampliamento di valori-base già presenti nella tradizione militare nazionale. Dal punto di vista filosofico-giuridico, occorre comprenderne gli effetti nel quadro della regolazione vigente (nomos): codice, regolamenti, giustizia militare. L’articolo tenta una breve analisi di questa complessità a partire da alcuni luoghi caratteristici (sacralità della funzione difensiva, gerarchia e disciplina, spirito di corpo, onore, eroismo), affrontando poi la questione delle norme costituzionali e dell’attuale percezione dello status miliare.

Antonio Cassatella

Situazioni giuridiche soggettive e status militare

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2022

Il saggio è dedicato all’analisi delle posizioni giuridiche soggettive del militare in servizio, da vagliare in rapporto ai limiti del potere decisionale dei superiori gerarchici. Si distinguono posizioni di diritto soggettivo ad esercizio condizionato e posizioni di interesse legittimo, oltre ad interessi di mero fatto. La qualificazione è necessaria al fine di stabilire la profondità del sindacato del giudice amministrativo sul contenuto delle decisioni. Sulla base della casistica esaminata, si formulano alcune considerazioni finali sulle caratteristiche del sindacato. Si reputa che l’attuale disciplina, per quanto finalizzata a garantire l’efficienza degli apparati militari, non sia del tutto coerente con i principi desumibili dagli artt. 24, 52 e 97 Cost.

Fabrizio Fracchia

Il principio di gerarchia come paradigma di funzionalità dell’amministrazione militare

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2022

Dopo avere analizzato il concetto di gerarchia militare, l’articolo indugia sulla specialità dell’ordinamento militare, applicando al settore di indagine la prospettiva luhmanniana e applicando conseguentemente i concetti di differenziazione funzionale, codici, prestazione del sistema e cornici decisionali.

Jean-Emmanuel Perrin

The development of a european defence and its relations with NATO

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2022

European Defence projects have coexisted in the same geopolitical space. While the latter carries with it the preservation of the transatlantic link between nations of the old and the new world, and guarantees the principle of solidarity in the event of aggression of one of its members, the first one defines itself as a "global" organization capable of dealing not only with defence issues, but also and above all, of bringing together in its organization countries sharing the same European space around economic prosperity. Are these two institutions nevertheless today competitors or partners of the European defence project? This is what this article attempts to answer.

Tommaso Francesco Giupponi

I rapporti tra sicurezza e difesa. Differenze e profili di convergenza

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2022

L’articolo ricostruisce i rapporti tra sicurezza e difesa, sottolineandone le differenti origini storiche e gli attuali profili di convergenza. A partire dall’analisi delle principali disposizioni costituzionali ed europee in materia, e delle differenti dimensioni ricollegate a tali concetti giuridici, vengono approfondite le più recenti tendenze evolutive nei rapporti tra sicurezza e difesa, anche alla luce delle attuali sfide sul piano globale (terrorismo internazionale, gestione delle crisi umanitarie, emergenza pandemica ed ambientale). Tale processo di convergenza può trovare nel concetto di "sicurezza nazionale" un primo approdo, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale ed europea, oltre che dell’evoluzione che gli stessi servizi di sicurezza hanno avuto con la riforma attuata dalla legge n. 124/2007.

The article provides a critical analysis of the evolution of the Italian migrant reception system following the 2014 "refugee crisis". The aim is to demonstrate how the touted goal of discouraging so-called "bogus asylum seekers" or "fraudulent economic migrants" has been used to institutionalize the Emergency Reception Centres (CAS) as the ordinary place to host asylum seekers, while the ordinary reception system has been greatly weakened. Furthermore, this process to institutionalize the CASs has been accompanied by the progressive distancing of the regulations for these facilities from the decentralized and dispersed model sought in the ordinary reception system. The reflection is based on a comparative analysis of the tendering procedures to allocate the emergency reception services drawn up by the Prefectures of Florence, Siena and Arezzo between 2015 and 2019. This analysis is divided into three phases. The first refers to the years 2015-2017, when the CAS system was mainly regulated by ministerial circulars. The second phase analyses the period following the issuing of the Ministerial Decree of 7 March 2017 which introduced specific and more detailed regulations for these facilities for the first time. The final phase concentrates on the entry into force of Law no. 132/2018, which transformed the SPRAR system into SIPROIMI, and the Ministerial Decree of 20 November 2018 which modified the CAS system again.

L’articolo è il prodotto di un’indagine etnografica sviluppata sul territorio di confine della Frontera Sur, che separa l’Africa dall’Europa. L’etnografia è stata condotta sui due lati della frontiera, in Marocco e a Ceuta (Spagna), e ha riguardato l’osservazione e la partecipazione alla vita nei campi di sopravvivenza, di azione e di reclusione di un gruppo di migranti subsahariani in viaggio. Attraverso una metodologia etnografica di raccolta di storie di vita e di viaggio sono stati analizzati i discorsi e le pratiche elaborate dai migranti con lo scopo di pensare e agire lo spazio violento del confine: attraversamenti del muro frontaliero, superamento dei dispositivi di controllo e pratiche di vita negli spazi confinanti. I discorsi dei soggetti e il racconto comune dell’avventura migratoria hanno permesso di far emergere la presenza sociale e politica delle soggettività. Questa presenza è espressa dal grido Boza: categoria emica che permette ai migranti di significare l’agire dinamico, denso e mirato alla riuscita migratoria.

Drawing on fieldwork among refugees and asylum seekers in Northern Italy, this article examines how local policies of exclusion and the resulting accentuation on a system of stratification in the Italian northern border zone of South Tyrol target the exclusion of particular groups of refugees. In doing so, it indicates concrete policies of exclusion and exclusionary practices against refugees and potential asylum seekers in the Italian northern border zone. To manage and control mixed mi-gration flows, local authorities have extended the system of civic stratification in the province by denying fundamental rights to a particular group of refugees. The article adopts a qualitative research approach. Two research methods have been used to understand the complex research settings: semi-structured interviews with different actors operating in the research field and document analysis. The results of the analyses underline the importance of linking the labelling process with a broader discussion on civic stratification as a potential framework to understand a system of inequality based on the relationship between specific categories of individuals and local authorities and the rights denied by them.

Adriana Valente, Valentina Tudisca, Silvia Caravita

The public discourse on immigration in Italian school textbooks

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2022

The authors present an analysis of the History and Geography textbooks that were the most used in Italian secondary schools in the school year 2016-2017, aimed at investigating immigrant representation and migrations through images and texts. Indeed, textbooks are a kind of media that can impact on the public discourse while presenting a certain vision of society to those that are becoming the future citizens, conveying - explicitly and implicitly - value systems. In this sense, they can act as tools to build support for power or cultural resistance, an aspect that is reflected in the so called "Didactic Transposition Delay", which helps to understand the relationship between knowledge and values. Given their "political" nature, albeit cloaked in an institutional authority, it is important to reflect on this type of media in a critical manner, particularly with respect to the promotion of discrimination and stereotypes. Among the findings of the study, a narrative predominantly describing migrants as "victims" and as a resource (especially eco-nomic) for the country of destination, albeit not lacking representation in terms of problems, while barely making room for the subject of human rights. At the same time, the images convey a representation that is predominantly "male", tending to "veil" the presence of women, contrary to the data, but with certain elements which the authors consider as developments with respect to previous studies.

Liana M. Daher, Davide Nicolosi

Mediazioni di cittadinanza: l’attivismo prosociale a favore dei migranti

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2022

Le recenti iniziative di rivendicazione politica dei migranti evidenziano episodi di cittadinanza dal basso, all’interno dei quali è possibile osservare la presenza di movimenti collettivi o reti associative, quali, per esempio, Project20k e No Borders; ciò sembra rilevare una sovrapposizione tra aspetti volontaristici e aspetti relativi specificamente all’attivismo politico, prefigurando casi di cittadinanza mediata (Ambrosini, 2020a; Bartolotta, 2015). È possibile studiare questi casi attraverso il modello di attivismo prosociale, inteso come quella pluralità di forme attraverso le quali i cittadini si uniscono al fine di sostenere categorie sociali vulnerabili (Moro, 2010). Il presente lavoro mira ad analizzare tali processi di azione collettiva attraverso studi di caso di alcune reti di attivismo in difesa dei diritti dei migranti presenti in Sicilia, all’interno delle quali sono state condotte delle brevi campagne di interviste non strutturate rivolte ai membri del direttivo.

Il saggio si inquadra nel più ampio ambito degli studi sulle migrazioni oltre le aree metropolitane, di particolare interesse nel contesto italiano divenuto oramai da tempo un consolidato crocevia migratorio. Questi territori rappresentano osservatori privilegiati per comprendere e analizzare alcune importanti implicazioni sociali dell’immigrazione. I dati presentati e discussi ricostruiscono esperienze e pratiche di cittadinanza "dal basso" implementate nel quadro di due progetti FAMI realizzati presso l’Hotel House di Porto Recanati, un sistema immobiliare marchigiano ad alta concentrazione di popolazione di origine straniera e oggetto, da tempo, di studi sociologici, etnografici e demografici. Le evidenze empiriche indicano come il coinvolgimento diretto dei residenti, nella loro qualità di soggetti portatori di interessi nel corso delle diverse fasi progettuali, si sia rivelato una "buona pratica", oltre che una strategia vincente nell’intento di promuovere interventi di riqualificazione multilivello in un immobile che presenta da diversi decenni gravi segni di criticità intrinseche sul piano strutturale e sociale. Inoltre, attraverso le prassi virtuose introdotte in ambito progettuale, è stato possibile avviare strategie più efficaci di fronteggiamento dei gravi eventi emergenziali legati alla pandemia da Covid-19.

Perseguendo l’obiettivo teorico di contribuire ai dibattiti su cittadinanza e solidarie-tà in senso più inclusivo, l’articolo analizza congiuntamente i concetti di cittadinanza dal basso e solidarietà dal basso applicandoli all’analisi empirica di una particolare pratica di solidarietà promossa dal basso dagli stessi migranti in alleanza con i cittadini durante la pandemia da Covid-19 nella città di Napoli. Il materiale empirico utilizzato è frutto di una ricerca etnografica di lungo periodo sulla partecipazione sociale e politica dei migranti nella città di Napoli. Costruendo reti di relazioni e alleanze trasversali, migranti e cittadini hanno dato vita ad una for-ma di solidarietà inclusiva, capace di sfidare e aggirare le strutture di solidarietà esclusiva, trasgredire i confini della comunità sociale e politica e ridefinire le appartenenze. In particolare, mostrerò come tale pratica di solidarietà sia stata capace di mettere in discussione e trasformare la cittadinanza, sfidando, modificando e rinnovando i modi in cui i soggetti coinvolti hanno definito se stessi e agito come cittadini, valorizzando le loro relazioni sociali. L’analisi degli atti di solidarietà prodotti dall’alleanza di migranti e cittadini può fornire una estensione della teoria degli atti di cittadinanza e rappresentare il punto di partenza per riflettere in maniera innovativa e più inclusiva su solidarietà, alleanze, appartenenze, confini e cittadinanza.

Daniela Cherubini

La pratica della cittadinanza "dal basso" nelle associazioni di donne migranti

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2022

L’articolo analizza le forme di esercizio e rivendicazione della cittadinanza dal basso, portate avanti da diverse associazioni di donne migranti attive nel sud della Spagna (Andalusia), indagate attraverso una ricerca etnografica. L’analisi mostra come le attiviste coinvolte nella ricerca agiscono nella sfera pubblica sulla base di un’identità complessa, nella quale l’appartenenza di genere e la condizione migrante si intrecciano con l’appartenenza etno-culturale e di classe. Da tale posizione, avanzano una fondamentale richiesta di inclusione, ma anche un’opera di ridefinizione della cittadinanza in senso inclusivo. Mettono in discussione il confine tra cittadini/e e non cittadini/e, e risignificano la cittadinanza come una questione di accesso a diritti e risorse, di riconoscimento e di parità partecipativa. Il caso studio vuole contribuire, in ottica intersezionale, alla comprensione delle forme di cittadinanza dal basso elaborate da settori diversificati della popolazione migrante, e delle trasformazioni della cittadinanza ad esse collegate.

Deborah Erminio

Il volontariato come forma di cittadinanza dal basso

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2022

L’articolo presenta i risultati di una ricerca sul volontariato delle persone di origine straniera impegnate all’interno di associazioni non connotate etnicamente, composte da nazionalità miste o prevalentemente da italiani. L’indagine ha approfondito le motivazioni e i percorsi che hanno condotto le persone alla scelta di impegno solidale, le modalità con cui questa attività pro-sociali vengono profuse, le criticità incontrate e le ricadute di queste pratiche nella vita dei soggetti. Ha cercato in particolare di cogliere i nessi tra immigrazione, volontariato e cittadinanza dal basso, cercando di capire cosa contraddistingue determinate pratiche sociali come pratiche di cittadinanza? Cosa significa tutto ciò dal punto di vista dell’individuo in qualità di attore di cittadinanza? Sono emerse diverse dimensioni connesse al concetto delle pratiche di cittadinanza: il volontariato è un modo per portare il proprio contributo alla società in cui si vive, ma al contempo per sentirsi parte di essa, sentirsi accettati, trovare il proprio posto con al di là degli stereotipi che spesso gravano sui migranti, rivendicare dignità, rispetto e riconoscimento sociale in qualità di cittadino, al pari degli altri.

Marzia Bona, Andrea Carlà, Heidi Flarer, Marie Lehner, Astrid Mattes-Zippenfenig, Ursula Reeger

Gli effetti del volontariato sul senso di appartenenza di giovani immigrati: una prospettiva europea

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2022

Questo contributo esamina gli effetti del volontariato su giovani immigrati in sei paesi europei, concentrandosi sui cambiamenti occorsi dopo un anno di coinvolgimento volontario nel loro senso di appartenenza e nei legami con il luogo di residenza. Lo studio ha dato ampio spazio all’auto-percezione dei volontari, rilevata attraverso metodi qualitativi, ricorrendo all’uso di un "control group". L’ipotesi - che l’esperienza potesse rafforzare il senso di appartenenza con intensità variabile a seconda del background migratorio del partecipante - è stata in parte confermata. L’analisi mostra variazioni apprezzabili in particolare tra i giovani con background migratorio, per chi si è impegnato per più tempo, e tra i giovani con precedente esperienza di volontariato, ad indicare l’importanza di contesti di volontariato che sostengano il capitale sociale di tipo "bridging".