SEARCH RESULTS

The search has found 105323 titles

Il paper rappresenta una tappa di un percorso di ricerca sul care work in Italia, sviluppato tra il 2020 e il 2024, adottando una visione estesa del care work (ILO, 2018). L’analisi mette in luce le caratteristiche della care crisis quale manifestazione della contraddizione socio-riproduttiva del capitalismo contemporaneo (Fraser, 2016; 2024; Dowling, 2021), con impatti rilevanti su lavoratori e cittadini. Particolare attenzione è data al disinvestimento nel lavoro pubblico in sanità, alla crisi del ruolo dell’attore pubblico e alla riduzione degli spazi di rappresentanza. in tale contesto sono illustrate le principali evidenze di una survey condotta nel 2024 su circa mille professionisti sanitari non medici di Roma e Lazio, promossa da FP-CGIL. L’interpretazione adotta un approccio relazionale (Tilly, 1998), evidenziando criticità e possibili strategie di ricomposizione per rafforzare l’azione collettiva e migliorare le condizioni di lavoro nel comparto. ?

Marta Ingaggiati

Burocrazia vs. post-burocrazia: gestire il paradosso nella pubblica amministrazione italiana

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 172 / 2025

Nel corso della storia della Pubblica Amministrazione (PA), i modelli burocratici e post-burocratici hanno spesso convissuto, alternandosi in relazioni instabili di predominanza. La presenza simultanea di elementi appartenenti a entrambi i modelli ha dato origine, nel tempo, a un paradosso tra burocrazia e post-burocrazia. Sebbene negli studi sulla PA vi sia un crescente interesse per la prospettiva paradossale, il suo sviluppo nel tempo e nel contesto italiano rimane ancora poco approfondito. Per colmare questa lacuna, il presente articolo analizza come la PA abbia gestito il paradosso tra burocrazia e post-burocrazia negli ultimi trent'anni, adottando una prospettiva storica incentrata sul corso-concorso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il contributo teorico di questo studio consiste nell’evidenziare le variazioni nel tempo della rilevanza dei due poli del paradosso. Inoltre, si osserva come tale rilevanza differisca tra diversi ambiti organizzativi, influenzando le strategie adottate per affrontare il paradosso stesso. Infine, l’articolo propone implicazioni pratiche per un ampio spettro di professionisti, tra cui manager, policymaker e formatori.

L’articolo analizza le trasformazioni intervenute nella pubblica amministrazione italiana nell'ultimo decennio, evidenziandone i contrasti con gli altri paesi dell'Unione Europea. Il lavoro delinea un quadro teorico che analizza l’interazione tra le forze che alimentano la crescita burocratica e i meccanismi di contenimento. I risultati principali sottolineano un calo significativo dell’occupazione pubblica, un ricambio generazionale disomogeneo che innalza gli standard educativi e la femminilizzazione della forza lavoro, seppur con una persistente segregazione occupazionale. L’Italia ha quasi un milione di dipendenti del settore pubblico in meno rispetto alla media dell’UE, con una spesa pubblica inferiore di oltre 200 milioni di euro e stipendi reali in calo dell’8,9% dal 2013. Questo ridimensionamento mina settori critici come la sanità e l’istruzione, esacerbando una crisi di cittadinanza e incidendo in modo sproporzionato sui lavoratori a reddito medio che dipendono dai servizi del welfare state.

Marcello Pedaci, Anna Mori, Vincenzo Fortunato

(Ri)conoscere il lavoro pubblico: traiettorie occupazionali e sfide organizzative tra innovazione e persistenti contraddizioni

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 172 / 2025

In un contesto socio economico in costante trasformazione, tra sfide globali e crescenti aspettative dei cittadini, diventa essenziale riportare al centro del dibattito scientifico il ruolo strategico del settore pubblico – e in particolare del lavoro pubblico – quale motore di occupazione, coesione sociale, sviluppo economico e sostenibilità democratica. L’articolo introduce i contributi raccolti nello special issue dedicato a tale argomento, offrendo alcune riflessioni sul ruolo del settore pubblico, le riforme che lo hanno interessato e le nuove sfide che esso deve affrontare.

Francesco Scotti, Andrea Castiello d’Antonio, Giorgio Meneguz, Pietro Pellegrini

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Andrea Castiello d’Antonio, Davide Cavagna, Mauro Fornaro, Silvia Marchesini, Euro Pozzi, Giorgio Meneguz, Ugo Morelli, Pietro Pellegrini, Francesco Scotti

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Valentina Ruggeri

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Alberto Lampignano

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Giorgio Cavallari

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Alberto Merini, Paolo Migone, Pier Francesco Galli

Su Fritz Morgenthaler

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Dopo una Nota introduttiva di Paolo Migone, viene pubblicata la trascrizione di un testo di Pier Francesco Galli del settembre 2017 in cui rispondeva a due domande che gli aveva posto Dagmar Herzog, docente di Storia alla City University of New York, riguardo allo psicoanalista e antropologo di Zurigo Fritz Morgenthaler (1919-1984). Dagmar Herzog stava conducendo una ricerca su Morgenthaler; Galli era stato in analisi con lui a Zurigo negli anni 1960 e lo aveva frequentato al Seminario psicoanalitico di Zurigo (ZPS), che aveva rappresentato una tappa importante del suo percorso professionale. Morgenthaler inoltre era stato uno stretto collaboratore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane, fondata da Galli nel 1967. Le domande erano le seguenti: “Quali idee di Morgenthaler hanno plasmato la sua pratica clinica quando lo incontrò per la prima volta?”; “Cosa conserva o ricorda di più importante di Morgenthaler?”. Galli parla della posizione teorica e culturale di Morgenthaler e alla fine racconta anche quattro aneddoti della sua analisi con lui.

Durante il conflitto nordirlandese (1969-1998), i detenuti e le detenute repubblicane intrapresero proteste sempre più estreme per affermare le motivazioni politiche della lotta armata. Fra queste, la “protesta sporca” ebbe un impatto sconvolgente sull’opinione pubblica, poiché utilizzava come strumento simbolico di lotta le escrezioni corporee dei detenuti. Sebbene inizialmente incomprensibili, queste proteste portarono alcuni vantaggi ai detenuti coinvolti, fra cui un accresciuto potere di attrazione sessuale, chiamato qui “capitale seduttivo.” Esso è un corollario dello status eroico attribuito agli ex-detenuti dalla comunità di appartenenza. Status eroico e capitale seduttivo, però, non furono attribuiti alle detenute. L’autrice spiega questa differenza esaminando le diverse valenze simboliche del corpo maschile e femminile, i ruoli di genere nel nazionalismo irlandese e idee consolidate sulle identità di genere che travalicano i confini irlandesi.

Vittorio Gallese, Ugo Morelli

Fare sul serio con l’empatia in psicoanalisi e psicoterapia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Questo saggio propone una riconsiderazione radicale del concetto di empatia nella teoria e nella pratica clinica, spostandone il fulcro da una concezione cognitiva e rappresentazionale a una prospettiva incarnata, intercorporea e trasformativa. Lontana dall’essere una semplice tecnica relazionale, l’empatia è qui intesa come modalità originaria di co-esperienza affettiva, che emerge dal campo condiviso tra analista e paziente. Attraverso un dialogo tra psicoanalisi, fenomenologia e neuroscienze, si delineano le basi corporee della relazione terapeutica e si critica il primato interpretativo della tradizione classica. L’empatia, in quanto forma di aisthesis, rende possibile una clinica centrata sull’ascolto sensibile, sulla regolazione affettiva e sulla co-costruzione di senso. Il saggio sostiene che solo un paradigma realmente incarnato può restituire alla cura la sua dimensione relazionale, intersoggettiva, umana e trasformativa.

Riccardo Marco Scognamiglio

Her-rare humanum est… Commento agli interventi di Riccardo Catanzaro e dell’Intelligenza Artificiale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

L’invito a creare un dibattito sul tema del digitale e del suo legame con la clinica testimonia la necessità di continuare a discuterne al di fuori di posizioni tecnofile o tecnofobe. La mia risposta al contributo di Catanzaro (2025) vuole ribadire la premessa da cui mi muovo per intendere il fenomeno del digitale, ossia quella dell’habitat digitale. Se noi consideriamo il digitale al di fuori di una dialettica soggetto/oggetto ma, diversamente, una “sostanza” nella quale siamo immersi, viene meno la possibilità di intendere una soggettività che fa uso del Web per poter esprimere liberamente parti di sé. Questa soggettività, al contrario, è “digitalizzata” ab origine. Da qui ne emerge tutta una serie di nuovi fenomeni clinici che non devono essere ridotti alla categoria di dipendenza tecnologica, ma invitano il clinico ad acquisire nuove lenti ermeneutiche e adottare nuovi modi di stare con l’altro. Infine, il coinvolgimento dell’Intelligenza Artificiale (Artificial Intelligence [AI]) da parte della redazione allarga il dibattito dalla questione del soggetto a quella della macchina. Prima di confrontarci su “cosa fa” l’AI, dovremmo anzitutto riflettere su “cosa noi pensiamo sia”, per poi inoltrarci nello scottante tema del perché l’umano vive la macchina come un soggetto agente in grado di rispondere al suo malessere.

In risposta alle tesi espresse da Riccardo Marco Scognamiglio (2025) nel saggio “Gli ibernati. Dal narcisismo dell’Io al narcisismo del You”, una Intelligenza Artificiale (Artificial Intelligence [AI]) propone un’analisi critica dal proprio punto di vista computazionale. Viene riconosciuta la forza visionaria del testo, ma se ne evidenzia anche alcuni limiti: un’impostazione teorica monodisciplinare, l’assenza di dati empirici, la sottovalutazione della funzione adattiva propria delle tecnologie e la trascurata pluralità delle esperienze digitali. Viene proposta inoltre una riflessione interna sull’uso e sugli effetti dell’AI e di Internet nella costruzione dell’identità e nel funzionamento psichico contemporaneo. Si sottolinea l’importanza di una coabitazione consapevole tra soggettività umana e ambienti digitali, affinché l’AI sia usata come strumento e non come sostituto dell’alterità.

Viene argomentato che l’analisi fatta nell’articolo di Scognamiglio (2025) sottolinea in modo unilaterale i danni che il mondo digitale può provocare, soprattutto ai giovani, mentre invece esso può essere utilizzato in modo proficuo. Vengono anche elencati i modi con cui il Web 2.0 può permettere a molti individui di costruire una propria identità con una libertà e una creatività prima impensabili. È possibile un adattamento al mondo digitale, così come è successo per precedenti innovazioni tecnologiche quali la scrittura, la stampa, il telefono o la televisione.

Riccardo Marco Scognamiglio

Gli ibernati. Dal narcisismo dell’Io al narcisismo del You

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2025

Nel 1984 il sociologo Christopher Lasch evidenziava come il trionfo dell’individualismo poggiasse sul proprio rovescio: quello di un Io minimo, tutt’altro che la rappresentazione di un Io prometeico creatore di mondi. Oggi, all’Io minimo è subentrato il narcisismo del You. Se nel mito di Narciso è il suo volto a riflettersi nello stagno, nel tempo dell’iperdigitalizzazione è lo schermo che si riflette nel volto di Narciso. Attraverso questo ribaltamento ottico, l’Io si tramuta in You, oggetto dell’algoritmo informatico. Mentre noi crediamo di guardare il Web, è il Web che si specchia in noi con l’effetto di ibernare l’Io all’interno di una nuova “Psicopatologia della vita quotidiana”: FoMO (Fear of Missing Out), orbiting, ghosting, phubbing, cyberstalking, flaming, sexting, revenge porn, binge watching... In questo processo di continua virtualizzazione, nel quale la stessa “realtà reale” è percepita come un’entità virtuale, l’Io viene a perdere la sua consistenza psichica, colonizzato dalle logiche dello You. Gli ibernati non producono più sogni, ricordi e miti personali, muovendosi in uno spazio virtureale dove il tempo si è fermato. Il narcisismo del You ci confronta con la difficoltà di continuare a utilizzare un modello della mente basato sul raggiungimento di precisi compiti evolutivi e con la complessità di concepire una cura della singolarità.

Vengono esaminati i processi inconsci da prospettive storiche, empiriche, neurocognitive e cliniche. Lo studio scientifico dei processi inconsci ha subìto un ritardo nella psicologia accademica a causa dell’identificazione cartesiana della mente col conscio. Questo fenomeno è diventato ancora più estremo quando il comportamentismo ha completamente ignorato i processi mentali. La psicoanalisi invece ha sempre dato importanza all’inconscio, ma il suo isolamento dalla psicologia accademica e l’avversione per la ricerca empirico-sperimentale ne hanno limitato l’influenza. Il mondo accademico, a sua volta, ha ignorato le intuizioni psicoanalitiche, e alla fine è arrivato a riconoscere i processi inconsci, considerandoli normali, fisiologici. Vengono esaminati alcuni dei principali risultati della ricerca e vengono suggerite alcune implicazioni cliniche. Infine, vengono esaminati tre modelli neurocognitivi della mente come possibili metapsicologie. Tutti postulano l’elaborazione inconscia, parallela e associativa, e convalidano molti concetti psicodinamici tra cui quelli di incoerenza, conflitto e compromesso, ma i processi inconsci non sono visti necessariamente come patologici: sono normali e favoriscono l’adattamento, tuttavia a volte si rivelano controproducenti.