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This article uses an exceptionally well-documented microcosm of news, 1530s St Gallen, to trace some of the ways in which oral informants and personal networks interacted with, and shaped the reception of, printed news in a small sixteenth-century town. By embedding surviving prints both within St Gallen’s broader marketplace of information and within the specific social contexts within which they were read, summarized, and discussed, the article brings to light a diverse set of characters involved in the non-commercial dissemination of news, points out the social dynamics which drove and structured early modern news-mongering, and highlights the competition and scepticism faced by printed news in the early age of print.

This paper examines the nature and impact of intermedial flows in the Kingdom of Naples (the Regno) in the early modern era through two text genres rooted in contemporaneity and linked to the channels through which news was disseminated. The first genre is that of the vernacular chronicles produced in the years following the invasion of Italy by Charles VIII of France. The second is that of relazioni published in the Regno following natural disasters such as the 1627 earthquake in Capitanata and the 1631 eruption of Mount Vesuvius. We will demonstrate the impact that different media had on the reporting of contemporary events through a fine-grained analysis of the language of the chronicles and a close reading of some of the relazioni.

My article argues that the mediated communication in the ?period of the League' (French wars of Religion) should be examined with an integrated approach, thus advancing, extending and systemising recent tendencies in research. Such an integrated history of mediated communication has to include all relevant aspects for a specific act of mediated communication, to consider plural perspectives, to combine various fields of research and to observe the interrelation and interdependency of different media (intermediality) as well as constellations and practises, amongst others. Writing such an integrated history is exemplified here by news publications which circulated in the first month of the year 1589 when the wars of Religion reached a climax. The article will focus on King Henry III and the Royal camp, as research has hitherto - almost exclusively - concentrated on the King's opponents: the League.

Jan-Friedrich Missfelder

The Local and the Vocal. Tracing Vocality in Early 18th Century Print Media

CHEIRON

Fascicolo: 2 / 2021

The article outlines the entanglements of vocal, scriptural and print media practices in early 18th century Switzerland. It builds upon a close reading of media coverage of the 1712 Toggenburg war preserved in the Zurich central library (Zentralbibliothek Zürich). By tracing the vocality of early modern media culture in song pamphlets, ballad broadsheets and printed dialogues reflecting on contemporary events it argues that vocal media practices were not only literally inscribed in early modern prints but were also crucial for the dissemination of news and opinions. Essentially, the intermediality of the early modern public sphere appears as fundamentally characterized by the interplay of voices, texts and performance.

Daniel Bellingradt, Massimo Rospocher

The Intermediality of Early Modern Communication. An Introduction

CHEIRON

Fascicolo: 2 / 2021

Despite its current ubiquity in many academic fields, the notion of intermediality is hardly new and the awareness of medial interdependence has been a commonplace that goes back at least as far as classical Antiquity. The introduction to this special issue examines the long (and sometimes ambiguous) history of the relationships and the interactions between written and spoken words, pictures, sound, music and performance. In this context, we suggest a systemic approach to media and communication history that moves away from discussions of the relative influence of one medium at the expense of another and instead considers patterns of interaction, interactivity and complementarity between them. After an overview of various definitions and theoretical approaches, we focus on intermedia objects, practices and actors in order to illuminate the dynamics of early modern intermediality.

L’invidia nasce dal confronto con l’altro, è una dinamica sociale importante, poiché è tramite l’altro che affermiamo noi stessi. Viviamo in una società competitiva, in cui la persona non vale per quello che è, ma in relazione agli altri. Paragonarci agli altri rischia di diventare il sistema di misura delle nostre presunte mancanze. Quando cadiamo in questa trappola il confronto ci opprime e ci rende infelici. Quando ci si imbatte nel limite, la fiducia nel proprio valore si trasforma in fallimento. Quella dell’invidia è una dinamica relazionale. Perche lui sì e io no? Questa è la domanda sottesa e lacerante. Il bene dell’altro appare come uno scacco del proprio destino, una diminuizione del proprio essere. L’altro irrompe nell’universo del soggetto interrompendone le pretese, incrinandone l’autostima, rivelandone l’inferiorità. L’eccellenza dell’altro viene percepita come una svalutazione di sé. Dalla consapevolezza della nostra mancanza possono scaturire senso di inferiorità, inadeguatezza e odio per la grandezza dell’altro che ci schiaccia. Perché il confronto sia costruttivo occorre prendere coscienza della propria fragilità e imperfezione. L’accettazione di sé non è rassegnazione, ma ci rende liberi di procedere fiduciosamente verso la vita. È questa fiducia che sarà capace di innescare il cambiamento, valorizzare noi stessi, percorrendo l’unica via che porta alla felicità e alla nostra crescita e nell’ambito lavorativo si ripercuoterà sulla produttività e sull’innovazione.

Il capitolo analizza come la collusione di un’impresa con la criminalità orga-nizzata comprometta il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore. Il tradimento della fiducia, causato dal vincolo mafioso, avviene sotto molteplici profili e con conseguenze differenti, anche a seconda del grado di consapevolezza e del ruolo del dipendente nell’organizzazione aziendale. Fin dall’origine della criminali-tà organizzata, la recluta di lavoratori e la loro gestione è stata alla base del consenso sociale che ha consentito alle organizzazioni mafiose di espandersi. Il rap-porto tra lavoratori e datori di lavoro è divenuto più articolato a seguito della costituzione di imprese a partecipazione mafiosa e con il coinvolgimento sistematico dei professionisti. Tali trasformazioni hanno rafforzato dei rapporti di apparente fiducia e reciproco interesse.

Alice Biagiotti

Le interazioni fiduciarie nel rapporto di lavoro. Dalle origini ai cambiamenti in atto

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

Il presente contributo si prefigge lo scopo di rilevare come l’elemento fiduciario, ricollegabile al più ampio concetto di fides, permea, ancora oggi, l’intero rapporto di lavoro sotto una duplice angolazione. Nella fase iniziale del rapporto stesso, la fiducia viene in rilievo sotto il profilo soggettivo così si desume dagli artt. 2094 e 2086 c.c. e valutabile secondo i generali criteri di buona fede e correttezza. Invece, nella fase estintiva, l’elemento fiduciario si oggettivizza costituendo la ragione giu-stificativa dell’adempimento della prestazione lavorativa da parte del lavoratore.

Fabio Pantano

Il lavoro a distanza dopo la pandemia: problemi organizzativi e soluzioni giuridiche

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

La diffusione "forzata" del lavoro a distanza durante la crisi pandemica ha consentito di sperimentare le principali problematiche organizzative che questa forma di lavoro solleva in relazione al benessere psico-fisico dei lavoratori, al loro rendimento e al loro senso di soddisfazione rispetto all’attività svolta. Gli studi di-sponibili evidenziano come una risoluzione razionale di questi problemi richiederebbe una modifica radicale dei modelli organizzativi, con un passaggio dai sistemi gestionali fondati sul controllo a una nuova impostazione incentrata sull’esaltazione della fiducia, dell’autonomia e della collaborazione. La cultura giuridica dimostra di trovarsi impreparata rispetto a questa prospettiva. In partico-lare, le scelte poste in essere dal legislatore si rivelano improntate a una visione tradizionale, fondata sull’idea che il lavoro sia quello svolto nell’impresa in senso fisi-co. In Italia, la legge n. 81/2017 rimette la definizione delle modalità di svolgimen-to del «lavoro agile» ad un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore, tralasciando il ruolo che potrebbe essere svolto dalla contrattazione collettiva. Al contrario, nell’esperienza europea, proprio negli accordi sindacali dimostrano enormi potenzialità - benché ancora non del tutto esplorate - nell’adattamento dei problemi organizzativi del lavoro a distanza alle specificità dei diversi settori produttivi e delle singole aziende.

Marco Bentivogli

Fiducia nel lavoro

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

In "Laudato Sii" Papa Francesco afferma con grande forza che il lavoro digni-toso è quello "libero, creativo, partecipativo e solidale". Il presente saggio mostra quali caratteristiche deve assumere il lavoro e quali modalità organizzative sono più adatte alla sua promozione e valorizzazione nella prospettiva indicata dal Pontefice. In particolare, si individua nello smart working un modello in grado di favorire ed esaltare l’ingaggio cognitivo del lavoratore: fiducia, libertà, responsabi-lità e autonomia sono gli aspetti caratterizzanti del lavoro agile. Tale modello per-mette anche una migliore conciliazione dei tempi di vita e di cura della famiglia, una distribuzione più equilibrata dei carichi familiari e una maggiore partecipazio-ne delle donne al mercato del lavoro e alla vita civile e democratica. Il sindacato può essere un protagonista nel passaggio a forme organizzative in grado di valorizzare la centralità della persona: i capisaldi di una strategia orientata in questo senso sono la contrattazione territoriale e la formazione dei lavoratori.

Giacomo Degli Antoni

Lavoro, fiducia e motivazioni intrinseche

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

Nel corso degli ultimi anni, la distinzione tra motivazioni ad agire intrinseche ed estrinseche ha ricevuto crescente attenzione. È stato inoltre messo in luce un possibile effetto spiazzamento che l’introduzione di incentivi economici può generare sul livello di motivazioni intrinseche ad agire. Il contesto lavorativo sembra essere caratterizzato non solo da una elevata complessità motivazionale, ma anche dalla presenza di motivazioni intrinseche. Di conseguenza, politiche da parte dei datori di lavoro basate su controllo, sanzione e altri incentivi di carattere estrinseco pos-sono spiazzare le motivazioni intrinseche dei lavoratori. Ciò comporta il rischio di una riduzione dell’impegno profuso dal lavoratore, oltre che, plausibilmente, della soddisfazione per il lavoro. Il presente contributo propone un’analisi delle relazioni tra il livello di motivazioni intrinseche ed estrinseche per il lavoro, da un lato, e alcune caratteristiche del lavoro e del rapporto tra principale e dipendente, dall’altro. Dal punto di vista teorico, l’analisi si rifà sostanzialmente al volume di Frey del 1997 "Not just for the money". In tale contributo, Frey considera alcuni elementi caratterizzanti l’attività lavorativa e il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore che possono promuovere o spiazzare la presenza di motivazioni intrinseche. L’analisi empirica si basa su un dataset originale che comprende dati relativi a oltre 2000 lavoratori dipendenti, collezionato attraverso la somministrazione di un questionario online.

Sara Binassi, Giovanni Guidetti, Mariele Macaluso, Giulio Pedrini

Assessing selection patterns and wage differentials of high-skilled migrants. Evidence from Italian graduates working abroad.

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

This paper aims at investigating the phenomenon of graduates’ migration from an OECD country at a microeconomic level to offer insight into the scholarly debate on migration decisions of high-skilled workers living in a developed country. By merging data on employment conditions of Italian graduates with the results of an ad-hoc survey on Italian graduates working abroad, the paper assesses the selectivity of migration choices, the wage premium associated with migration decision on their earnings, and the determinants of the earning function for those graduates that work abroad. Results suggest a high complexity of both the selection and the earning function of high-skilled migrants coming from a developed country.

Obiettivo del presente contributo è quello di approfondire l’ipotesi teorica di un rapporto virtuoso tra fiducia, leadership eticamente fondata e sviluppo organizzativo. Il tema della leadership è caratterizzato da numerosi studi, teorie ed approcci; non è, pertanto, semplice arrivare ad una definizione rigorosa di leadership su cui appoggiare i successivi passi del percorso analitico. Il saggio si apre pertanto con un sintetico quadro dei diversi approcci e dalle diverse teorie di studio che emergono dalla letteratura sul tema. I paragrafi centrali sono invece dedicati all’analisi degli stili e delle competenze socio-relazionali del leader per giungere ad alcune riflessioni conclusive sul circuito virtuoso etica-relazioni-fiducia-leadership per il benessere e lo sviluppo organizzativo.

Davide Dazzi

Smart work e gli stili di vita

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

L’articolo propone una lettura dell’impatto della pandemia e del lavoro da remoto sugli stili di vita partendo da una indagine condotta in Emilia-Romagna e promossa dalla CGIL e Federconsumatori di Parma. L’idea alla base dell’indagine è quella di offrire un punto di osservazione per contestualizzare i luoghi comuni su cui spesso si è costruita la narrazione dello smart work durante la pandemia e restituire materialità ai bisogni generati dal lavoro da remoto.

Giorgio Liotti, Marco Musella

Flessibilità e soddisfazione per il lavoro: Una riflessione generale

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

Negli ultimi venticinque anni, l’Italia ha profondamente modificato il quadro delle regole generali alla base del funzionamento del mercato del lavoro (Blan-chard et al., 2014; Bassanini e Duval, 2006; O’Higgins, 2012; Dutt et al., 2015; Brancaccio et al., 2018; Arestis and González-Martínez, 2015; Liotti, 2020; 2021). Con l’obiettivo dichiarato di favorire l’aumento dell’occupazione e l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, si sono - di fatto - applicate ricette di stampo neoliberista che hanno progressivamente portato ad una maggiore flessibilizzazione del mercato del lavoro. Uno dei problemi che non ci risulta sia stato analizzato dagli studiosi del mercato del lavoro è l’impatto di questo cambiamento di regole sul rapporto di "fiducia" tra imprenditori e lavoratori. In altre parole, come l’introduzione delle politi-che di flessibilità, che hanno reso via via il lavoro più instabile e precario, ha influito sulla sinergia tra lavoratore ed imprenditore, sinergia che rappresenta (come teo-rizzato da un filone interessante della letteratura sugli efficiency wages della teoria New-keynesian) uno dei pilastri del successo dell’impresa capitalista (per una ras-segna di questi modelli degli anni 80, si veda Jossa-Musella, 1996, cap. 20). Lo scopo di questo lavoro è iniziare a colmare questa lacuna, analizzando la dinamica del rapporto tra flessibilità del mercato del lavoro e "soddisfazione" per il lavoro (come proxy della fiducia dei lavorati nell’impresa) in Italia nel periodo compreso tra il 2001 e il 2018. Facendo uso della semplice statistica descrittiva (senza la presunzione di voler dare risposte semplici ad un tema così complicato, sia dal punto di vista teorico che empirico), si possono sottolineare due risultati principali: i) considerando il periodo 2001-2008, ad una maggiore flessibilità del mercato del lavoro si associa una repentina riduzione della soddisfazione dei lavo-ratori; ii) analizzando invece il periodo 2009-2018, tale relazione inversa sembra svanire. Già solo questa evidenza testimonia che le questioni da approfondire sono diverse e interessanti: si tratta, per esempio, non solo di studiare in modo più ap-profondito la relazione astratta tra flessibilità del mercato del lavoro e soddisfa-zione per il lavoro bensì, anche di indagare sui fattori economici, sociali e politici che sono alla base del mutamento dinamico del trend nei due diversi periodi considerati e, anche, ad esempio, di comprenderne l’impatto sulla produttività.

Giacomo Degli Antoni

Premessa

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 113 / 2021

Davide Calandra, Federico Lanzalonga

Exploring social exchange theory in Italian cultural heritage. A case study on the Ordine Mauriziano Foundation’s Historical Archives

CONTABILITÀ E CULTURA AZIENDALE

Fascicolo: 2 / 2021

Introduction: Among the fifty-five Italian cultural treasures listed as UNESCO World Heritage Sites, there is the Palazzina di Caccia in Stupinigi. The monument is part of the cultural heritage of the Fondazione Ordine Mauriziano, whose historical archives contain a wealth of information on the territorial growth of the Savoy’s Kingdom. The research analyses the case study of the exchange of Gravassola and Belriparo with land that was not part of Filippo Juvarra’s ambitious initial project. Aims of the work: The paper uses social exchange theory to explore trust, motivation, empowerment, fair reward and security in past economic exchanges. It also aims to show the research potential of the Historical Archives of the Ordine Mauriziano Foundation. Methodological approach: Through a deep reading of the documents in the historical archive integrated with second-level sources, the authors investigated the application of social exchange theory. The research focused on the desire of the Savoy family to increase their cultural heritage, despite economic losses. Documents within the archive from 1729 to 1738 were considered. Main findings: The research provides an opportunity to extend the social exchange theory in a new context. Furthermore, it investigates the mechanism of territorial expansion through an exchange contract to increase the patrimonial dimension. Finally, it allows the readers to explore synergy features relevant in different modern contexts. Originality: The paper’s uniqueness lies in the application of social exchange theory, a theoretical framework unusual in accounting history studies. Finally, few papers consider the Historical Archives of the Ordine Mauriziano Foundation.

Introduction: The paper considers the case of the Holy Shroud Exposition (1931) during a period of austerity, investigating accounting practices and the budget negotiation process. Aim of the work: The study seeks to illustrate the power structure underpinning budgetary negotiation processes related to the Holy Shroud Exposition. Methodological approach: The paper is based upon primary sources, considering internal accounting correspondence of the Savoy Ministry and other archival sources that have been interpreted in the light of the literature on the principal-agent theory used as framing paradigm. Main findings: The research identifies the role of accounting in managing/influencing social organisational-interactions, under specific historical conditions. In particular, the work shows the hierarchical structure of the Savoy Royal House (hereafter HSE), and verify the presence of opportunistic behaviours in the negotiation process realated to the authorisation of extraordinary expenses for the Holy Shroud Exposition. Originality: The paper permits to show the power of accounting to shape human interactions in the specific context represented by the climate of austerity, typical of interwar periods, that becomes a crucial antecedent of opportunistic behaviours.