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L’art. 337 septies, comma 2, cod. civ. dispone la parificazione integrale dei figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 4 febbraio 1992, n. 104 ai figli minorenni nei giudizi in cui si debbano definire gli obblighi gravanti sui genitori all’esito della disgregazione dell’unità familiare. La giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, si è interrogata sulla portata dell’estensione totale prevista dalla norma e ha cercato di definire i rapporti intercorrenti tra i provvedimenti assumibili nell’interesse di figli maggiorenni disabili gravi nei giudizi sulla crisi familiare e le misure che l’ordinamento conosce a tutela degli adulti fragili. Il presente contributo approfondisce il contenuto di alcune pronunce sul tema e dà atto di come ci sia una omogeneità interpretativa che pare totale, ma che lascia aperti alcuni interrogativi.

Chiara Avataneo, Giuseppina Ballardini, Caterina Bartolone, Andrea Guala, Caterina Montali, Aida Pironti, Alessandra Simonetto, Federico Signorile

Accompagnare le coppie all’accoglienza: incontri informativi sui bisogni sanitari dei bambini adottabili in adozione nazionale e internazionale. L’esperienza della Regione Piemonte

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

L’articolo riferisce di un’esperienza informativa e formativa sperimentata dal 2016 in Piemonte, sotto l’egida della Regione e con la partecipazione di vari attori istituzionali: le équipe adozioni, i Centri regionali di accoglienza sanitaria per i bambini adottati all’estero, il Tribunale per i minorenni. Gli incontri vertono sulle problematiche sanitarie dei bambini adottabili con special needs. La valutazione delle coppie aspiranti all’adozione è positiva e si propone l’esperienza come possibile modello formativo.

I tre contributi che seguotno intendono illustrare la prassi relativa alle adozioni di bambini portatori di bisogni speciali presso i Tribunali per i minorenni di Palermo, Roma e Milano, soffermandosi non solo sulle modalità, ma anche sulle strategie messe in atto nel processo di abbinamento finalizzato a collocare il minore con disabilità in una realtà amorevole, accogliente e stimolante, idonea a rispondere alle sue particolari necessità.

Anna Maria Baldelli

Il genitore disabile e la procedura di adottabilità

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

La disabilità non è mai, di per sé, causa di accertamento dello stato di abbandono, salvo che si rifletta in una incapacità genitoriale non emendabile e non vi siano risorse parentali vicarianti. In ambito minorile non esitino "categorie" e neppure "automatismi", ma valutazioni caso per caso, che permettano di cogliere le pecu-liarità della singola situazione, al fine di realizzare l’interesse del minore, alla pro-pria famiglia o ad una famiglia adottiva, come un "vestito ritagliato su misura". Vi sono diverse disabilità e quelle psichiche sono più critiche perché solitamente si ac-compagnano alla negazione della patologia ed al rifiuto degli aiuti, vissuti come atti persecutori, oltre che ad altri fattori di rischio ambientali-familiari

Il presente contributo intende esplorare se e come la variabile della "disabilità" incida nella valutazione delle competenze genitoriali e se vi sia un pregiudizio sfavorevole ai genitori, e in particolare alle madri, con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale. La disabilità è un elemento dell’identità personale, come tanti altri, e di per sé non è fonte di incapacità genitoriale, ma occorre vedere caso per caso - anche in rapporto con le altre variabili se è fonte di pregiudizio per il figlio già esistente (dichiarazione dello stato di adottabilità) o per il possibile adottando (valutazio-ne dell’idoneità). Onde comprendere come i giudici minorili in concreto considerino la disabilità si procederà a una breve analisi socio-giuridica di alcune pronunce di adottabilità del minore la cui madre aveva una disabilità intellettiva. Inoltre, si riporterà il caso di "Rosetta", una donna cieca di 55 anni e madre biologica di due figlie in età adolescenziale che prima della nascita delle sue figlie aveva deciso con il marito di intraprendere l’iter del procedimento adottivo.

Mariassunta Piccinni, Francesca Succu

L’amministrazione di sostegno come strumento di supporto nel passaggio all’età adulta

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Le autrici, individuate le coordinate normative di riferimento e presentati alcuni casi emblematici di ricorso a misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia nel passaggio dalla minore alla maggiore età, propongono una riflessione sul funzionamento delle misure di protezione, ed in particolare dell’amministrazione di sostegno, come strumenti di partecipazione del minore con disabilità nelle scelte che lo riguardano anche nella delicata fase di transizione verso l’età adulta.

Agnese Caprioli

Il curatore speciale del minore disabile

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Il curatore speciale più volte si trova ad affrontare situazioni critiche in cui alla vulnerabilità della minore età si associa la vulnerabilità della disabilità. L’impegno del curatore, la sua attività e le modalità di esercizio della funzione non richiedono compiti ulteriori e non è necessario un differente esercizio della funzione; il rapportarsi con un minore richiede già alcune specifiche accortezze, per cui l’approccio resta e resterà immutato nel rispetto della fragilità e della specialità che già di per sé presenta la minore età. Sarà poi la specificità della situazione, così come già accade riguardo ad ogni minore, a dettare le «regole» del rapporto, tempi e modalità di approccio e di relazione differenti a seconda dei casi e delle particolari fragilità.

Cosimo Maurizio Gentile

Disabilità, soggettivazione, inclusione: un approccio psicodinamico relazionale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Malgrado il paradigma dell’inclusione sia ormai ampiamente diffuso, a livello internazionale e nel nostro Paese, sul terreno concreto della pratica le persone disabili (e le loro famiglie) continuano a scontrarsi con difficoltà e ostacoli che ne impediscono una sana costruzione identitaria. Attraverso una rilettura dell’avventura della soggettivazione nelle situazioni di disabilità, l’autore individua una serie di ostacoli comunicativi ed operativi derivanti dal difficile confronto con la "diversità". Viene proposto un approccio globale, psicodinamico e gruppale come maggiormente coerente con la prospettiva inclusiva da intendere come un processo che tiene conto della diversità di ciascuno per favorire partecipazione e apprendimento, ma anche per ridurre l’esclusione e l’emarginazione.

Francesco Vitrano

Esiti di esperienze sfavorevoli infantili e disabilità: il lato oscuro della luna

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Il contributo vuole sottolineare la necessità che si effettui un’attenta distinzione tra le condizioni di disabilità e la circostanza in cui un minore, le cui relazioni primarie si sono realizzate in condizione di privazione affettiva e di stimolazione, manifesti delle cadute di alcune aree prestazionali. La necessità di effettuare questa distinzione è connessa sia all’area dell’ intervento sociale e sanitario da realizzare, sia alla necessità di comprendere alcune competenze specifiche dello stesso minore.

In seguito all’approvazione della Garanzia europea per l’Infanzia da parte del Consiglio dell’Unione Europea nel giugno 2021, la Commissione Europea ha collaborato con l’UNICEF per testare la misura in 7 Paesi dell’Unione, tra cui l’Italia. La Garanzia europea per l’Infanzia è un programma pilota biennale che contribuirà a sviluppare una cornice comune tramite la redazione di Piani Nazionali d’Azione sulla prevenzione e il contrasto della povertà ed esclusione sociale minorile. Da luglio 2020 l’UNICEF sta lavorando col Governo italiano ed altri attori nazionali e locali, incluse le Organizzazioni del Terzo Settore e i bambini stessi, per dare attuazione al programma nell’ambito delle aree e dei beneficiari individuati come prioritari, tra i quali vi sono anche i minorenni con disabilità. In Italia, l’UNICEF in collaborazione col Governo e i partners - sta inoltre supportando il coinvolgimento attivo dei minorenni nei percorsi di redazione, monitoraggio e valutazione d’impatto del Piano Nazionale d’Azione sulla Garanzia Europea, tramite la creazione di uno Youth Advisory Board (YAB) avente funzioni consultive.

Giuditta Matucci

Il diritto a un’istruzione inclusiva e di qualità

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e l’enunciazione del principio della scuola aperta a tutti, si è imposto al legislatore di delineare un sistema d’istruzione capace di ricomprendere le varie forme di diversità presenti nella realtà per favorire il processo di crescita e di autorealizzazione personale e la partecipa-zione sociale di ciascuno. Il cammino compiuto dal no-stro ordinamento a partire dagli anni ’70 verso la co-struzione di una scuola inclusiva ha svelato un’attenzione progressiva verso le molteplici aree di vulnerabilità presenti nella popolazione studentesca, escogitando misure capaci di compensare lo svantaggio iniziale a favore di esigenze di equità e di giustizia. La varietà delle situazioni di bisogno all’interno delle nostre classi ha poi portato ad estendere le garanzie di flessibi-lità didattica al di fuori delle originarie aree d’interesse, stimolando una riflessione sull’attualità dei paradigmi tradizionali e ponendo in dubbio la compiutezza del no-stro modello inclusivo.

Roberta Caldin, Luca Decembrotto

Disabilità, responsabilità dei contesti e della ricerca

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

La storia delle persone con disabilità può essere letta come un susseguirsi di normalità negate e di lotte per il riconoscimento dei diritti e il cambiamento dei contesti. La responsabilità di tali cambiamenti non può essere immaginata come prerogativa esclusiva delle persone con disabilità, ma appartiene a tutti coloro che abitano quei contesti, in particolare quelli esterni alla famiglia, in cui prendono forma le concrete opportunità di vita e di crescita. L’articolo propone di approfondire tali responsabilità facendo riferimento a tre tappe ideali, esaminando gli intrecci tra la scuola e la disabilità, il ruolo e le responsabilità dei contesti nella crescita dei giovani adulti con disabilità e le responsabilità di una ricerca orientata al cambiamento sociale.

Alessia Rossato

Quale famiglia per i bambini con disabilità?

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

Come riconosciuto nel Preambolo della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, la famiglia è l’unità fondamentale della società e l’ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei bambini, delle bambine e degli adolescenti. Tutti i minori hanno diritto a vivere in una famiglia, prioritariamente nella propria. Qualora questa non sia in grado di provvedere alla loro crescita, cura ed educazione si applicano gli istituti dell’affidamento familiare e, in caso di abbandono morale e materiale, dell’adozione. Nel godimento del diritto a una famiglia non sono ammesse distinzioni secondo le condizioni sanitarie in cui i bambini si trovano: il diritto ri-guarda dunque anche coloro che hanno malattie gravi o disabilità fisiche o cognitive e disturbi dello sviluppo. Anche con riferimento alla propria esperienza personale di madre affidataria di due bambine disabili e, più in generale, alle attività della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Autrice esamina in questo contributo le grandi potenzialità dell’accoglienza familiare per bambini con disa-bilità che non possano crescere con la famiglia di origine. Perché l’accoglienza dei minori con disabilità è possibile, attuabile e praticabile.

Il contributo affronta la tematica delle famiglie che si confrontano con la disabilità di un/una figlio/a. A partire dalla comunicazione della diagnosi, si delineano dimensioni educativo-pedagogiche per promuovere una presa in carico "in rete" la cui finalità è quella di tendere all’autodeterminazione dei genitori (e dei figli) verso la promozione di un Progetto di Vita familiare.

Giuseppe Zampino, Angelo Selicorni, Roberta Onesimo

La disabilità e il bambino

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 4 / 2021

In questo articolo gli autori delineano la disabilità nel contesto del bambino con bisogni assistenziali speciali. Evidenziano quanto la disabilità impatti in termini di costi diretti ed indiretti, compreso l’isolamento sociale, sulla famiglia. Analizzano gli elementi che generano un punto di equilibrio per la famiglia. Definiscono l’importanza del contributo che il paziente e la famiglia possono dare nello strutturare percorsi di trattamento più efficaci e chiari. Sottolineino l’importanza dei fattori ambientali, compresi quelli culturali nel divenire barriere o facilitatori e che politiche di integrazione e di sostegno alla disabilità per l’infanzia sono un investimento che riguarda tutti.

A cura della Redazione

Abstracts

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2021