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Gli autori introducono il saggio di Bruno Vezzani, “La responsabilità in politica”, per connetterlo alla formazione, tema del prossimo numero della Rivista. Evidenziano come i cambiamenti attuali influenzano inevitabilmente la formazione, rendendo necessario l’utilizzo di altre epistemologie e di nuovi modi di abitare la polis. Gli autori pongono infine l’accento su quanto il potere delle istituzioni determina e influenza la formazione stessa degli operatori della salute mentale.
Quando l’osservatore ha cominciato a considerare gli effetti della sua presenza nel campo dell’osservazione, si è reso conto che osservava nello stesso campo dove egli stesso veniva osservato. Da qui sono andate emergendo posizioni diverse su questa situazione (la figura dell’osservatore partecipante, una teoria del controtransfert, una concezione dell’implicazione) che hanno portato a una “lenta dissoluzione” della neutralità dell’osservatore e ad approfondire la situazione di inclusione nella quale si sta lavorando.
Questo lavoro si ispira a un gruppo esperienziale e di ricerca che si basa su un nuovo metodo basato sulla combinazione di un lavoro analitico in-di gruppo (Bion, 1962; Foulkes, 1964; Anzieu, 1976; Lebovici, 1972; Lemoine, 1973; Kaës 1972 e 1993). Il gruppo permette, attraverso lo strumento dello psicodramma, di gestire i conflitti e creare un ambiente che faciliti l’emergere di diverse dimensioni dell’infantile, di produrre fantasie, suoni e immagini rappresentabili, oggetti creati dal gruppo e nel gruppo. In questo “gioco” analitico i ricordi e le immagini emergono dalla profondità dell’inconscio individuale e di gruppo, producendo narrazioni, simbolizzazioni e rielaborazioni inedite. Gli oggetti originali si trasformano in nuovi elementi, che abbiamo chiamato oggetti interni gruppali, attraverso un processo creativo che ha il potere di far emergere e mitigare non solo l’ansia del singolo ma del gruppo nel suo insieme.
L’autore prende spunto dal testo di Anzieu “Ciò che può e non può il gruppo” per riflettere sulla propria esperienza formativa come docente in COIRAG, interrogandosi su alcuni aspetti della fenomenologia dell’assetto gruppale.
In questa connessione l’autore parte dalla lettura del libro L’ombra dell’angelo di Leonardo Montecchi per parlare dell’importanza della Concezione Operativa di Gruppo per comprendere l’uomo moderno, che non trova il suo posto nella storia. I gruppi operativi possono aprire varchi in grado di produrre una modifica in quello stato ordinario di coscienza che permette di aprire altri “spazi”, di immaginare, di creare, di abitare... altri spazi. E questo si può fare solo con gli altri, è un lavoro collettivo, possibile grazie e insieme ad altri. Senza gli altri non c’è futuro.