RISULTATI RICERCA

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Intorno al Liber Sententiarum potestatis Mediolani e ad altre fonti giudiziarie di Giovanni Minnucci

Enrico Banfi, Filippo Bianconi, Davide Domenici e Agnese Visconti, Making Alexander von Humboldt’s work known in Lombardy: the American volumes of Giulio Ferrario’s Costume antico e moderno, in «Natura», vol. 111 (2), Milano, Società Italiana di Scienze Naturali, 2021, 92 pp. di Alessandro Minelli

Carlo G. Lacaita e Alberto Martinelli, a cura di, Cattaneo dopo Cattaneo, Milano, FrancoAngeli, 2021, 379 pp. di Enzo R. Laforgia

L’articolo ricostruisce le vicende che, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, condussero alla fondazione della Facoltà di Economia e Commercio presso l’Università degli Studi Pavia, collocandole nel contesto del cosiddetto "miracolo economico". Dopo aver descritto le pressanti richieste in tal senso provenienti dal tessuto economico provinciale, si illustrano i complessi meccanismi politico-burocratici che videro impegnati fra Pavia e Roma numerosi attori pubblici e privati variamente interessati al successo dell’iniziativa, dalle autorità accademiche agli enti locali, dalle banche pavesi alla Camera di Commercio, dai funzionari ministeriali ad alcune figure politiche nazionali di primo piano.

Bruno Ziglioli

La "fibra miracolosa". L’Oltrepò Pavese e il cemento-amianto

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

Il saggio esamina il caso dello stabilimento di cemento-amianto Fibronit di Broni (Oltrepò Pavese, 1919-1993). La cittadina è stata investita dal dramma della contaminazione da amianto, che continuerà a colpire ancora per molto tempo i lavoratori e gli abitanti. A Broni, la memoria pubblica della fabbrica e delle sue conseguenze sanitarie si è rivelata molto difficile, prendendo la forma di una profonda rimozione. Dal quadro descritto, emerge con evidenza come le lacerazioni all’interno della comunità abbiano condotto per molto tempo alla "invisibilizzazione" del problema dall’orizzonte urbano, rendendo molto difficoltosi gli interventi dei pubblici poteri.

Giacomo Balduzzi

Vigevano e la Lomellina oltre il "miracolo": un’espansione senza crescita

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

L’articolo approfondisce una specifica fase dello sviluppo economico, sociale e istituzionale del territorio di Vigevano e della Lomellina, quella del secondo dopoguerra, osservando l’evoluzione del distretto da un punto di vista storico, rispetto alle premesse che l’hanno preceduta e alle conseguenze successive. Le caratteristiche di Vigevano e della Lomellina, nonostante le apparenti somiglianze, si rivelano in realtà differenti rispetto ad altri territori in altre aree del Paese. Al fine di rendere conto di tale specificità è necessario ricostruire i processi di industrializzazione di questo territorio in una logica di lungo periodo e comprendere così l’evoluzione del sistema produttivo alla luce del peculiare contesto territoriale e del suo sviluppo.

Nel 1945 le risaie ufficialmente si ridussero, rispetto al ’39, da 156.824 ettari a 97.035 in Italia e da 44.430 a meno di 23.000 in provincia di Pavia, con una perdita notevole soprattutto nell’ultimo anno. La risicoltura dipendeva dai mercati esteri per la collocazione delle eccedenze (circa il 50% del prodotto nazionale); inoltre, per combattere la disoccupazione a ogni azienda era imposto un forte carico di mano d’opera. I risicoltori erano per 2/3 affittuari e nei periodi di crisi faticavano ad aver un bilancio in attivo. La guerra di Corea (1950-53) tolse momentaneamente dal mercato un forte esportatore. La superficie nazionale e provinciale aumentò, ma dal ’54 ricomparvero le difficoltà e il Ministero di Agricoltura, nel ’56, fissò un limite di 140.000 ettari alla superficie (ridimensionamento). Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta sempre più lavoratori agricoli trovarono impiego nel ramo dell’industria e dal ’62 la superficie a riso tornò libera: in pochi anni la risicoltura cambiò volto, affrontando le difficoltà derivanti da una meccanizzazione ancora imperfetta e dalle nuove sfide del Mercato Europeo Comune.

Luciano Maffi

Vigne e vini in Oltrepò Pavese. Dalla lunga transizione allo sviluppo

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

L’evoluzione della viticoltura e dell’industria enologica in Oltrepò Pavese dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento si caratterizza per i numerosi cambiamenti che hanno interessato la coltivazione della vite, la produzione e il commercio del vino. In quel periodo, accanto a una serie di fattori critici, si assiste al verificarsi di fattori positivi quali il miglioramento della qualità del prodotto e l’affermarsi delle prime forme di tutela delle zone di origine. Tali aspetti hanno consentito alla produzione locale di raggiungere un livello qualitativo nettamente migliore, in particolare a partire dagli anni Ottanta, rispetto agli andamenti precedenti che erano maggiormente focalizzati sul potenziamento di tipo quantitativo. È degli stessi decenni la tipizzazione in termini di vini prodotti che permettono all’Oltrepò di contraddistinguersi a livello regionale e nazionale, specialmente nella produzione di Spumante Metodo Classico. L’attività di Antonio Giuseppe Denari e di Bianchina Alberici, figure emblematiche della vitivinicoltura oltrepadana, ha consentito di analizzarne vari aspetti caratterizzanti lo sviluppo in anni di grandi trasformazioni sociali ed economiche.

Luca Micotti

L’arduo presente dello spazio urbano pavese

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

Quando si parla della forma urbana di Pavia si pensa alla maglia del castrum racchiusa nel poligono delle mura spagnole. La città immaginata coincide con i relitti di quella antica. Al contrario, la periferia costruita nel secondo Novecento - il grosso dello spazio che abitiamo - si configura come spazio rimosso, problematico da immaginare. Questa indagine sulla recente metamorfosi di Pavia vuole essere un invito alla ricerca, volto a migliorare la consapevolezza dello spazio che abitiamo. Si tratta di rinnovare la percezione dello spazio costruito dai nostri genitori dal quale, per crescere, con affetto e incertezza costantemente ci separiamo. Entrano in gioco: percezione soggettiva e collettiva, senso estetico e senso civico, cura, il modo in cui ogni generazione adatta l’abitato, vi si adatta e vi si rappresenta, l’esperienza locale e quotidiana della nostra relazione con il mondo.

Franco Osculati

La finanza comunale in provincia di Pavia tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

Nella provincia di Pavia erano, e sono, presenti numerosi comuni, molti dei quali di piccole e piccolissime dimensioni. L’industrializzazione del dopoguerra e la connessa immigrazione non sconvolsero il territorio; tuttavia, tra gli anni Sessanta e i primi anni Settanta si manifestava un forte fabbisogno di infrastrutture. Pur aumentando gli investimenti e gli organici, i comuni mantennero una condotta finanziaria prudente anche dopo la riforma tributaria del 1974 che abolì quasi totalmente i tributi locali. La maggioranza dei comuni era di sinistra, ma non sembra che i diversi colori politici abbiano caratterizzato significativamente i comportamenti delle giunte. Il presente saggio cerca di collocare la situazione locale nelle tendenze economiche generali di un periodo contraddistinto da inflazione e dalla formazione di un primo nucleo di debito pubblico nazionale, un lascito fastidioso ma inevitabile.

Pierangelo Lombardi

Il centro-sinistra pavese e il quadro politico. Qualche riflessione

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

Tra le prime esperienze messe in atto a livello nazionale, la formula politica di centrosinistra ha costituito per ben tredici anni (1960-1973) il quadro di riferimento politicoistituzionale per Pavia e per l’Amministrazione provinciale. Il saggio propone una prima riflessione su un’esperienza, certamente inedita per i tempi. Ripercorrerne la storia, sia pure ancora nelle sue linee generali, significa individuarne le specificità riconducibili alla sua difficile gestazione; ricostruirne le fasi del dibattito più vivace e dello sforzo propositivo messo in atto, almeno parzialmente, in una prima fase; mettere a fuoco la "mutazione genetica" successiva alle elezioni amministrative del novembre del 1964, e, poi, il timido, ma inutile tentativo di rilancio dei primi anni Settanta, anche sulla spinta dei movimenti sociali nel frattempo scesi in campo. Ma ripercorrerne la storia vuol dire anche, al di là della fragilità e delle contraddizioni del quadro politico, saper cogliere, in tempi di grandi passioni individuali e collettive, il profilo di una città attraversata da una crescita economica e demografica straordinaria.

Carla Ge Rondi

La dinamica demografica della provincia e del capoluogo pavesi

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

Nel saggio vengono analizzate le componenti del movimento naturale e migratorio che hanno contribuito alla dinamica della popolazione provinciale e del capoluogo di Pavia, caratterizzata da acuti sintomi di malessere demografico identificabili nella denatalità e nell’invecchiamento. A livello provinciale il più elevato numero di abitanti (526,4 mila) venne registrato al censimento del 1971; vi fu poi un sensibile regresso fino al 1991, regresso che si è attenuato di intensità fino a trasformarsi in una decisa ripresa nel primo decennio di questo secolo. Tale dinamica non è però stata condivisa da tutte e tre le aree in cui tradizionalmente l’area provinciale viene suddivisa poiché alla vitalità del Pavese si contrappone il declino dell’Oltrepò e la stazionarietà della Lomellina. La popolazione del comune di Pavia si è accresciuta di circa 7,5 mila abitanti (dai 64 mila del 1951 ai 71 mila del 2001) al ritmo medio annuo di 2,2 unità ogni mille. Tale incremento demografico ha origine nella forte tendenza espansiva manifestatasi tra il 1951 e il 1971, tendenza che si è andata esaurendo nei primi anni Settanta per poi convertirsi in regresso.

Matteo Di Tullio, Mario Rizzo

I settori secondario e terziario in provincia di Pavia: numeri e tendenze nel secondo Novecento

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1-2 / 2021

L’articolo presenta i primi risultati di un ampio progetto di ricerca, che mira a far luce sulla storia economica della provincia di Pavia durante la seconda metà del Novecento, attingendo a una variegata gamma di fonti quantitative e qualitative. In particolare, qui si traccia un quadro quantitativo dei settori secondario e terziario, a partire dai Censimenti dell’Industria e dei Servizi redatti dall’ISTAT con cadenza decennale. Dopo aver illustrato la natura e l’utilità di tale fonte, si analizza in dettaglio una serie di dati statistici utili a ricostruire l’andamento dell’industria e dei servizi su scala provinciale, mettendolo a confronto con la realtà regionale, macroregionale e nazionale. Infine, a titolo d’esempio si accenna ad altre fonti quantitative di carattere locale, delle quali s’intende fare uso sistematico nel prosieguo della ricerca.