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Guri Schwarz

Un antirazzismo commemorativo. La Shoah, i migranti e i demoni dell’analogia

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 297 Suppl. / 2021

Oggetto di questo contributo sono i caratteri dell’antirazzismo commemorativo, il suo sviluppo e le sue articolazioni in Italia dagli anni Ottanta ai nostri giorni. L’analisi muove da due assunti: 1. tanto il razzismo quanto l’antirazzismo sono esercizi di memoria; 2. la retorica del ‘mai più’ — che ovviamente presuppone l’analogia storica –, è stata il più pervasivo dispositivo retorico antirazzista attivo in Italia negli ultimi quarant’anni. Il saggio propone un esercizio di storia del tempo presente. Dopo aver presentato, tramite alcuni esempi, le principali forme in cui tale dispositivo si manifesta, l’attenzione si orienta alla ricerca del punto di origine di quel sistema di rappresentazioni culturali. Si illustra come sia stato negli anni Ottanta, fase storica in cui l’Italia inizia a confrontarsi con nuovi fenomeni migratori e momento in cui — al contempo — la memoria della Shoah si va imponendo nell’industria culturale, che inizia a cristalizzarsi quel codice retorico antirazzista.

Francesco Cassata

Nel nome della scienza. Limiti e aporie dell’antirazzismo scientifico italiano

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 297 Suppl. / 2021

L’introduzione del razzismo di Stato nell’Italia fascista fu caratterizzata da un atto per molti versi inaspettato e clamoroso, tanto a livello nazionale che internazionale: la pubblicazione, nel luglio 1938, di un “Manifesto degli scienziati razzisti”. Tale specificità, unita all’impatto delle politiche antirazziste dell’Unesco nei primi decenni postbellici, ha profondamente connotato lo sviluppo dell’antirazzismo italiano nel secondo dopoguerra. La memoria del 1938 (e del coinvolgimento della comunità scientifica in quella drammatica svolta) ha infatti, da un lato, determinato il costante ricorso all’economia morale dell’oggettività scientifica come principale argomento antirazzista; dall’altro, ha alimentato una proposta culturale e politica di igiene lessicale — la rimozione della parola “razza” — legittimandola in nome della scienza.Nell’affrontare criticamente queste argomentazioni dell’antirazzismo scientifico italiano, il saggio si articola in tre parti: nella prima sono descritte due campagne antirazziste — rispettivamente del 2008 e del 2014-2018 — condotte in Italia in larga parte da biologi e antropologi, e finalizzate a dimostrare l’ascientificità del concetto di “razza” e a promuovere l’eliminazione del termine “razza” dalla Costituzione; le due parti successive analizzano i limiti e le aporie di questo antirazzismo scientifico, sia in termini di destoricizzazione del razzismo fascista — individuato come principale bersaglio polemico — sia in termini di decontestualizzazione dello stesso rapporto tra scienza e antirazzismo nella seconda metà del Novecento. Le conclusioni avanzano sinteticamente alcuni suggerimenti metodologici che potrebbero contribuire al superamento dei limiti concettuali dell’antirazzismo scientifico italiano.

A cura della Redazione

Abstracts

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

Alessandra Gissi, Stefania Bartoloni, Ferdinando Fasce, Emanuele Bernardi

Recensioni

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

In questo numero:

Vinzia Fiorino, Il genere della cittadinanza. Diritti civili e politici delle donne in Francia (1789-1915) (Alessandra Gissi)
Beatrice Pisa, Infanzia abbandonata, orfani e pupilli della nazione in Italia (1915-1920) (Stefania Bartoloni)
Raffaella Baritono, Eleanor Roosevelt. Una biografia politica (Ferdinando Fasce)
Elena Aga Rossi, L’Italia tra le grandi potenze. Dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda (Emanuele Bernardi)

Laura Ciglioni, Guido Panvini

Interviste sulla storia contemporanea. Risponde Jean-François Sirinelli

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

Da molti anni gli storici dell’età contemporanea, in Italia e all’estero, si stanno interrogando sullo "stato di salute" della disciplina. La proliferazione di nuovi campi di studio, la sempre più marcata specializzazione delle ricerche, la contaminazione con le altre scienze sociali, la formazione di un confronto storiografico "globale", favorito, in parte, dalla diffusione delle tecnologie digitali, il complesso rapporto con il dibattito pubblico, la difficile stagione, in termini sia di risorse che di ruolo, sperimentata dalle scienze umane: sono solo alcuni dei temi che animano la riflessione attorno alla storia contemporanea. In anni recenti un vivace dibattito internazionale sulle prospettive degli studi storici nel nuovo millennio è stato animato da studiosi e istituzioni di ricerca di primo piano. Mondo contemporaneo vuole fornire un contributo a questa discussione, rivolgendosi, attraverso lo strumento dell’intervista, a eminenti storici per un bilancio della storiografia sull’età contemporanea, per riflettere sul ruolo dello storico oggi e sulle sfide che la disciplina affronta nel nostro tempo. In questo fascicolo interviene su tali temi Jean-François Sirinelli.

Paola Savoldi, Federica Rotondo

Scuole e politiche urbane. Uno spazio da disegnare

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Il saggio discute la rilevanza di tre temi tra loro interconnessi: la ricognizione del patrimonio edilizio scolastico; l’estensione istituzionalizzata degli spazi della scuola ad una varietà di spazi urbani; l’assunzione di un approccio di sistema in cui la scuola è variabile influente nella costruzione di politiche urbane. L’obiettivo è duplice: comprendere se le esperienze avviate possano essere consolidate; contribuire alla socializzazione nazionale e internazionale di progetti e protocolli che si sono dimostrati innovativi e praticabili.

Maria Raffaella Lamacchia, Rocco Pastore

Ripensare il sistema dell’istruzione a partire dai territori: l’esperienza della Puglia

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Nell’epoca del downsizing demografico è necessario ripensare obiettivi e strumenti per il riparto delle risorse e le regole per l’organizzazione dell’edilizia e della rete scolastica, a partire da solide conoscenze e lungimiranti strategie urbane e territo-riali. A partire da pratiche innovative messe in campo da Regione Puglia, si propo-ne una riflessione sul ruolo delle scuole quali spazi di apprendimento e attori stra-tegici di cambiamento nella città contemporanea.

Valentina Rossella Zucca

Un sasso in uno stagno. Le scuole come spazio di centralità sociale e culturale in contesti in transizione nella Sardegna meridionale

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Il contributo racconta per quali ragioni lo spazio dei servizi, nello specifico delle scuole, possa essere un elemento di innesco per la rigenerazione urbana di contesti in transizione sociale, con un affondo su tre casi nel sud della Sardegna. Si pensa la scuola come uno spazio urbano, una polarità con un riverbero a scala più ampia nel territorio. Il ruolo pedagogico esteso al contesto può innescare un processo di immaginazione della città che coinvolga gli abitanti, compresi i più giovani.

Francesca Davida Pizzigoni, Alessia Rosa

Musei scolastici e realtà maker: spazi di contaminazione educativa

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Il saggio riscopre il museo scolastico, supporto storico e polivalente, e ne delinea il valore educativo quale spazio di confronto tra scuola e territorio limitrofo. Lonta-no da una prospettiva unicamente storica, le attività didattiche inerenti al museo scolastico si delineano in un più vasto orizzonte interdisciplinare e di innovazione. Il contributo propone la prototipazione 3D e gli spazi maker quali ambiti di lavoro a supporto delle dinamiche di prossimità tra scuola e realtà circostanti.

Ianira Vassallo, Emanuela Saporito

La scuola come bene comune: verso una diversa prospettiva progettuale

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Osservare la scuola attraverso la lente dei beni comuni ci permette di mettere in evidenza gli aspetti relazionali che ne definiscono il servizio. Permette, da un lato, di rintracciare alcuni spin-off interessanti nei processi di autonomia scolastica, in diretto ascolto con le criticità presenti nei singoli territori; dall’altro, di riconoscere i contorni ampi e sfumati di un soggetto territoriale in grado, ora più che mai, di farsi promotore di politiche e progetti di trasformazione urbana area-based.

Umberto Tulli

I diritti umani nella Guerra Fredda. Nuove proposte e nodi interpretativi

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

Negli ultimi anni, gli storici hanno scoperto i diritti umani e avanzato una nuova interpretazione della loro storia negli anni della Guerra Fredda. Lungi dal proporre una storia lineare e trionfalista, gli studiosi si stanno concentrando sulle contraddizioni ed ambiguità dei diritti umani. Questa rassegna storiografica sottolinea alcuni tratti comuni alla nuova storiografia sui diritti umani: primo, sembra abbandonare la storia del diritto per dialogare con la storia politica, la storia delle relazioni internazionali e la storia transnazionale. Secondo, contribuisce a ridefinire e complicare la storia della Guerra Fredda, mostrando punti di contatto e di intersezione tra due storie che hanno difficilmente dialogato tra loro. Vi sono però dei limiti che sembrano poter fare emergere un nuovo approccio trionfalistico alla storia dei diritti umani.

L’articolo si propone di analizzare il dibattito pubblico italiano sulla questione tedesca nell’arco temporale compreso tra il crollo del muro di Berlino e la riunificazione della Germania, utilizzando prevalentemente fonti a stampa. Vengono individuate in particolare tre aree tematiche sulle quali giornalisti, intellettuali e politici si soffermano nel commentare il riemergere della questione tedesca e le fasi della riunificazione: il nesso tra crollo del Muro e fine della Guerra Fredda e tra questione tedesca e questione sovietica; il problema del rapporto tra Germania e Cee, e quindi la necessità di legare la riunificazione tedesca ad un avanzamento nel processo di integrazione; infine, le ricadute interne all’Italia stessa, sia in termini finanziari che strettamente politici. Riuscendo ad evidenziare la complessità del tema, i commentatori formulano ipotesi e proposte che rivelano un ambiguo posizionamento circa la possibilità di superamento dello status quo, finendo per sottovalutare, tuttavia, i segnali di marginalizzazione della posizione italiana derivati dalla perdita della "rendita di posizione" garantita dalla Guerra Fredda e dalla nuova centralità politica della Germania.

Leone Radiconcini

Il Parti Socialiste Unifié ed il rapporto con Israele (1960-1974).

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2 / 2021

Questo saggio indaga lo sviluppo dei rapporti politici, istituzionali e personali fra i rappresentanti del Parti Socialiste Unifié francese ed Israele (con particolare riferimento al Mapam) fra il 1960 ed il 1974. L’autore rintraccia nell’ideologia terzomondista il paradigma secondo il quale il partito francese definì la propria azione a livello internazionale ed inquadrò i fenomeni globali, fra cui anche il conflitto arabo-israeliano. Il saggio ripercorre lo sviluppo storico dell’analisi proposta dal Psu, i cambiamenti all’interno della dirigenza politica e gli effetti dei principali eventi globali sulla definizione dei rapporti internazionali del partito. Il testo scandisce il percorso fatto dal partito in tre diversi periodi, che determinarono il passaggio del Psu da aperto sostenitore delle istanze sioniste a promotore della causa nazionale palestinese, rintracciando le motivazioni di questo passaggio nella definizione dicotomica della politica internazionale promossa dal paradigma interpretativo terzomondista. L’analisi proposta si avvale di materiale documentario presente principalmente nel fondo del Psu presso l’archivio nazionale francese di Pierrefitte-sur-Seine e degli articoli del settimanale del Psu Tribune Socialiste.

Nel primo dopoguerra alla S. Sede toccò il difficile compito di rivedere i confini della diocesi di Bressanone, sancendo in via ecclesiastica quanto politicamente era stato disposto dai trattati di pace con il passaggio all’Italia del Tirolo meridionale tedesco (Deutsches Südtirol). La diocesi, estesa sui due versanti delle Alpi, si trovava ora divisa in due dal nuovo confine statale del Brennero. Non poteva essere ignorata dalla S. Sede la richiesta italiana di procedere ad una separazione completa della parte italiana da quella austriaca della diocesi, così come non poteva rimanere inascoltato il desiderio austriaco di mantenere in essere il legame ecclesiastico di lunga data. Collegata al nuovo assetto di Bressanone si trovava pure la questione dei decanati tedeschi della diocesi di Trento, dove clero e fedeli, in contrasto da tempo per questioni nazionali con il vescovo italiano Endrici, chiedevano per i buoni uffici del vescovo Waitz di essere sottratti a quella giurisdizione e di unirsi alla diocesi tutta tedesca di Bressanone. Il saggio ricostruisce sulla base di una documentazione archivistica inedita le alterne fasi di una procedura particolarmente laboriosa rimasta finora ignota, che si concluse con la soluzione provvisoria varata nel 1925. Una soluzione destinata in realtà a rimanere in vigore fino alla metà degli anni Sessanta.

Dopo lo scioglimento della Democrazia cristiana negli anni Novanta del secolo scorso, il tema del «partito cattolico» è stato poco affrontato, anche perché non più di attualità politica. Il saggio si pone l’obiettivo di ripercorrere gli studi sulle origini del cattolicesimo politico in Italia e intende sottolineare l’importanza dell’esperienza della prima democrazia cristiana, e in particolar modo delle figure di Romolo Murri e di Luigi Sturzo. Attraverso l’interpretazione degli storici che per un secolo hanno riflettuto sul tema, si dipana un percorso che mette in evidenza i differenti profili culturali e politici nella DC, i rapporti tra questa e il Partito popolare, e temi quale la libertà di coscienza, la laicità della politica, la convergenza programmatica tra culture differenti (cattolici e socialisti) e l’unità politica dei cattolici. Sempre presente è la questione della riforma della Chiesa, proprio negli anni in cui la "crisi modernista" scuoteva le coscienze di molti fedeli.

Giuseppina Rita, Jose Mangione, Giuseppina Cannella

La scuola di prossimità. Alleanze territoriali per la realizzazione di nuove forme educative nella piccola scuola

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Le riflessioni presenti in questo saggio derivano da indagini sui territori e da un lavoro di analisi condotto dai ricercatori INDIRE in collaborazione con un hub virtuale di piccole scuole costituito spontaneamente durante il periodo pandemico. Richiamando il dibattito pedagogico sul tema del rapporto tra la piccola scuola e il territorio, vengono presentati alcuni casi paradigmatici frutto di un lavoro di tema-tizzazione di forme di scuola diffusa in cui è l’istituzione educativa a divenire un agente di cambiamento.

Carolina Pacchi

Paesaggi educativi e dinamiche di segregazione scolastica. Un’interpretazione delle relazioni tra scuola e territorio

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

L’articolo propone di esplorare le potenzialità euristiche del concetto di paesaggio educativo. A partire da una lettura intrecciata di queste variabili, e da alcune evi-denze empiriche sulle città di Milano, Barcellona e Oslo , l’articolo riflette critica-mente su come questo concetto possa essere utile per affrontare le crescenti dise-guaglianze educative e i fenomeni di segregazione di studenti svantaggiati.

Cristiana Mattioli, Bruna Vendemmia

Scuola e mobilità per trattare le fragilità territoriali

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Numerose ricerche evidenziano come l’accessibilità all’educazione sia uno dei di-ritti fondamentali di cittadinanza da garantire a livello nazionale per poter ridurre le disparità sociali. Il contributo si focalizza sulla relazione tra mobilità, istruzione e povertà educativa. L’analisi della bibliografia permette di mettere a fuoco le prin-cipali problematiche e suggerire alcune possibili strategie e politiche per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso all’educazione in Italia.

Giancarlo Gasperoni

Il disagio infrastrutturale nelle scuole italiane: contesto europeo e caratterizzazione territoriale

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 132 Suppl. / 2021

Si esplora la qualità dell’infrastruttura delle scuole italiane percepita dai dirigenti scolastici, secondo dati tratti dall’edizione 2018 del Programme for International Student Assessment (PISA). Indici di "disagio" (riferiti a infrastrutture, docenti, personale non docente e materiali didattici) mostrano che in Italia le criticità infra-strutturali sono più avvertite rispetto sia ad altri paesi europei sia agli altri ambiti indagati, ma senza una forte differenziazione territoriale interna.

Il processo di infrastrutturazione scolastica nel II dopoguerra ha avuto un impatto rilevante sull’organizzazione spaziale delle città italiane. A fronte di un panorama che in anni recenti ha rafforzato lo stato conoscitivo del patrimonio edilizio, il contributo propone uno sguardo sulle specificità territoriali di tale patrimonio, radicando nei contesti e nel tempo lungo alcune ipotesi interpretative, attraverso tre affondi che restituiscono l’intreccio di strumenti, strategie localizzative e trasformazioni urbane.