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Jacques de Larosière (born 1929) played for more than half a century an influential role on the international monetary scene. He was Director of the French Treasury, Managing Director of the International Monetary Fund, Governor of the Banque de France and President of the European Bank for Reconstruction and Development (EBRD). In 2008, at the age of 79 years, he chaired the so-called De Larosière Committee which provided the blueprint for a fundamental reform of financial supervision in the European Union. Highlights of his career were the management of the Mexican debt crisis in the 1980s and his role in the process of economic and monetary integration in Europe, especially as a member of the Delors Committee. In his analyses he focuses on the "financialization" of our econ-omies and the ensuing problems with debt and asset price bubbles, for which the breakdown of the Bretton Woods system was an important cause. As part of a research program on collecting memories, this paper publishes the results of several interviews and discussions with him.
This paper aims to analyze the Italian pension system in the period between 1971 and 1991, highlighting the factors that contributed to producing a financial crisis that cast doubt on the sustainability of the entire pension structure. The measures put in place to contain expenditure, such as the raising of the age for ob-taining an old age pension and the revision of the pension calculation method, will be illustrated, showing how they were only adopted by the legislature after a dec-ade since they were formulated. The analyses carried out show that not even the contribution from the state to compensate for the inadequacy of contribution rev-enues was sufficient to cover pension expenditure. Thus, the deficits accumulated by the pension schemes were the natural consequence of a failure to periodically adjust contribution rates. This measure was considered necessary to cope with the effects of certain regulations which automatically adjusted pensions and im-proved the extension of benefits.
In the 1950s Pierre Uri played a significant role in shaping the European eco-nomic order. Thanks to his prominent contributions to the team of advisers that centred around Jean Monnet, both the ECSC and the EEC Treaties were designed to encompass the potential to evolve into a federal constitution for Europe. The paper aims to highlight the role of Pierre Uri in drafting the main features of the institutional, decision-making, and fiscal architecture of early European economic integration.
This paper compares two peculiar country cases within the former European socialist bloc: Albania and the Socialist Federal Republic of Yugoslavia. Based on János Kornai’s ‘main line of causality’, we compare the two countries’ main char-acteristics from the end of the Second World War until the fall of their socialist re-gimes. The goal of the paper is to demonstrate that the two neighbouring countries had similar political and economic intentions following the Second World War; yet despite this fact the analysed countries’ development paths gradually diverged. As a result, the two systems differed fundamentally by the 1970s. Analysing the time-period in question is crucial to understand Albania’s and the successor Yugoslav states’ subsequent economic development.
In his autobiographical notes, Robert Marjolin defines himself as "architect of European Unity". He played a pivotal role in the reconstruction of France after WWII and in the construction of the European Economic Community. He was a strict collaborator of Jean Monnet far before the end of the war and vice-President of the European Commission from 1958 to 1967. He was a fervent advocate of European integration and strongly believed in the urgency to develop a planning approach at European level that was coherent with his idea of economic and monetary union. Accordingly, he bustled about the attempt to spread and to make accepted his idea of Europe as "Europe organisée" by coordinating meetings and seminars and by creating a network of people that shared and sustained the idea of economic planning. He promoted a communitarian "action programme" which should go beyond the customs union and would consider some long-term commu-nitarian targets. A large part of the literature overlooks Marjolin’s contribution to the European project. Main aim of this paper is to focus on Marjolin’s role in the European integration process and show that building a strong (economic but also political, social, and military) European union was his main goal and the leitmotif of his whole career.
- Edgar Morin: maestro dell’esperienza organizzativa contemporanea
Che cos’è la transdisciplinarità e quale sfida pone alle forme e ai modi con cui si costruisce la conoscenza della realtà? Ragionando sui contributi ricevuto per questo numero della Rivista e per il precedente, gli autori si sono resi conto che, all’interno di un comune sentire nei confronti della necessità di una conoscenza non separata in settori non comunicanti, convivono tuttavia interpretazioni di-verse del confronto tra le diverse discipline. A partire dall’individuazione di una linea di continuità tra disciplinarità, multidisciplinarità, interdisciplinarità, transdisciplinarità, è così emersa una vastità di questioni meritevoli di approfon-dimento: la relazione intesa non solo come comportamento sociale ma anche co-me tratto strutturale della realtà macro e microfisica; il riferimento ineludibile alla complessità non solo del reale ma soprattutto del modo in cui noi ci rappor-tiamo e conosciamo il reale; le sfide, le incognite e i limiti dell’esplorazione transdisciplinare, che mette in discussione molte delle basi del nostro rapporto con la realtà percepibile
Il patrimonio culturale rappresenta un settore strategico per lo sviluppo della società, dell’economia e del lavoro. Una dimensione essenziale della gestione e della fruizione del patrimonio culturale è il processo della sua digitalizzazione. Accanto al patrimonio culturale esiste ormai un patrimonio culturale digitale che ne garantisce la conservazione, la diffusione e la valorizzazione. Le nuove tecno-logie hanno trasformato l’organizzazione di musei, gallerie, siti d’arte e siti archeologici. Queste stesse tecnologie hanno consentito la diffusione e l’operabilità a livello internazionale di infrastrutture digitali di informazione e ricerca. La digitalizzazione ha consentito ai luoghi della cultura di sperimentare nuovi legami, con i territori e con i cittadini, già dall’inizio degli anni 2000 e soprattutto a seguito del lockdown imposto dalla pandemia da Covid 19. Le tante attività di digitalizzazione volte a valorizzare i beni culturali richiedono sia co-noscenze umanistiche che scientifiche. Da un lato, esse implicano la creazione di realtà virtuali e modellizzazioni per una diversa e più profonda conoscenza, dall’altro lato, richiedono l’uso dell’intelligenza artificiale e dei big data per ricostruire il passato delle culture o per conoscere i flussi turistici nei siti d’arte. Anche le professioni, le competenze ed i percorsi formativi legati alla digitalizzazione dei beni culturali nascono dalle interazioni tra sistemi fisici e sistemi virtuali, da conoscenze ed esperienze di diversa natura.
Nella nostra società dominano le interdipendenze e la complessità. La crescita esponenziale della complessità legata indissolubilmente alla digitalizzazione trascina con sé quella delle specializzazioni. I saperi si frammentano e la loro articolazione da un lato impone la delimitazione dei singoli confini per avere consa-pevolezza di sé, dall’altro impone di sviluppare le interazioni con l’ambiente per non rischiare la sclerosi. Quindi, da un lato, è indispensabile una chiusura auto-referenziale, una verticalizzazione del sapere, una specializzazione settoriale che faccia prendere atto della logica del proprio sistema. Ma, dall’altro, è altrettanto indispensabile l’interazione, lo scambio, la competizione con altri sistemi che ri-spondono ad altre logiche e che costituiscono l’ambiente nel quale il sottosiste-ma disciplinare si evolve. Il generalismo come specializzazione, quindi. Generali-smo, non genericità. Generalismo come ricerca di una visione d’insieme, trasversale, non monocausale. Una visione di sistema. La conoscenza non può che essere attraversamento, extra vaganza. Seguire il patchwork del possibile dell’evoluzione. Per questo è essenziale intrecciare diversi ambiti di conoscenze, sviluppare una cultura ibrida orgogliosamente meticcia se non bastarda.
Nella contemporanea società del rischio le pratiche della Giustizia, bloccate ancora perlopiù su istanze "liberali e conservatrice", sembrano impermeabili ad una riflessione su ipotesi di un accostarsi a istanze di una "giustizia riparativa". Per favorire questo transito il riconoscimento della funzione cognitiva e comunicativa delle emozioni è essenziale e in questa direzione l’ibridazione delle norme del diritto positivo con le soggettualità della letteratura, può essere una prospettiva feconda. Sullo sfondo le voci e il pensiero di Hume, Smith e Whitman e le ipotesi della psicosocioanalisi come aiuto a reggere il trauma del confronto con vertici disciplinari diversi, sono un non rinunciabile quadro di riferimento.
È essenziale per avanzare sul terreno della transdisciplinarità, transitare dal piano dei processi cognitivi a quello dell’affettività, assumendo la transdiscipli-narità come esperienza vissuta. Assumere la transdisciplinarità come esperienza vissuta impone come questione fondamentale non quella del "come" ma quella del "perché" farlo, indagando le motivazioni profonde che ci spingono ad operare questo passaggio. Confortati dal pensiero di Pauli e di Jung, si pone la domanda cruciale che riguarda la transdisciplinarità: quali riflessioni e scoperte delle scienze della natura e delle scienze umane è necessario coinvolgere per su-perare il differenziale dettato da Dilthey tra scienze della natura e scienze dello spirito? Una versione non ristretta della razionalità fa accostare affettività e cognizione; le recenti scoperte delle neuroscienze confortano le ipotesi di Pauli e Jung che mente, corpo, psiche e materia costituiscano una unità inscindibile, contro ogni ipotesi dualistica dell’esperienza umana.