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Marina N. Rudenko

Problems of using foreign labour in entrepreneurial activity for the sustainable development of Russia

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2021

The relevance of the study is conditioned by the fact that the use of foreign labour is a widespread practice for modern businesses throughout the world, including the Russian Federation. The purpose of the paper is to reflect the trends, prospects and problems of the use of foreign labour in entrepreneurial activity in Russia to maintain sustainable development in the context of national security and the need for state regulation of immigration. In addition, methods for assessing labour mi-gration in Russia have been selected and investigated, on the basis of which statis-tical indicators of changes in the scale of labour and other immigration to Russia, the impact of these processes on the labour market and on well-being of society have been analysed. The use of advanced foreign experience in labour immigra-tion management was also proposed, namely, the score assessment of potential labour migrants before the issuance of permits, the possibility of allowing foreign students to work before and after graduation to increase the attraction of qualified labour, digitalisation in this area. Prospects for further research are related to the study of the migration policy development in Russia, management of labour im-migration, including in the context of development of a single labour market for the EAEU countries, which is currently taking place. The applied value of the ma-terial lies in the systematisation of information on trends in the development of labour immigration in the Russian Federation, migration flows and problems asso-ciated with their well-being.

Viacheslav Kerner

Editorial

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2021

Eva Maria Pfostel

Introduction

RIVISTA DI STUDI SULLA SOSTENIBILITA'

Fascicolo: 2 / 2021

Con sentenza del 2 febbraio 2021, nel caso X e altri c. Bulgaria, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato convenuto per violazione dell’art. 3 Conv. eur. dir. umani (norma che vieta la tortura e le pene e i trattamenti inumani o degradanti) a fronte delle denunce dei tre ricorrenti che lamentavano di aver subito, durante la loro infanzia in orfanotrofio, abusi sessuali e altri maltrattamenti. Il presente contributo ripercorre l’iter argomentativo seguito dalla Corte di Strasburgo nel sancire il principio per cui, nei casi di violenza perpetrata su minori istituzionalizzati, gli Stati Parti hanno l’onere di svolgere indagini efficaci (qualificabili come tali alla luce della giurisprudenza convenzionale integrata dalle norme della Convenzione di Lanzarote), e le ragioni per cui l’operato delle autorità bulgare non sia stato rispettoso degli obblighi convenzionali. La sentenza in commento è quindi l’occasione per riflettere sui caratteri del sistema di tutela convenzionale dei minori che si trovino in situazioni di vulnerabilità e sulla ratio che muove la Corte nel delineare gli obblighi di tutela, prevenzione e repressione degli stati aderenti al Consiglio d’Europa.

È esperienza diffusa che l’intensità delle passioni sperimentabili nelle relazioni familiari possa far sì che quelle diventino incandescenti allorquando non siano disponibili le condizioni per una loro adeguata espressione e comprensione. Gli autori si propongono di fornire un contributo sul tema della violenza intrafamiliare attraverso la descrizione del caso di una minore, i cui segni di acuto malessere sono stati intercettati nella scuola che frequentava. Essi intendono mostrare come il modello dell’analisi interdisciplinare possa favorire l’acquisizione di conoscenze multidimensionali e multilivello, a cui può collegarsi lo sviluppo di un senso di maggiore competenza personale e fiducia nel lavoro collettivo. Nell’articolo sono complementarmente considerati i rapporti istituzionali, circa i quali il gruppo ha elaborato il concetto di geografia procedurale.

Evelina Arcidiacono, Riccardo Ganazzoli

A scuola si impara a vivere: la mediazione del conflitto tra pari

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2021

Il cervello-mente è un organo sociale e come tale necessita di contesti esperienziali ricchi di stimoli cognitivo-affettivo-relazionali per favorire la costruzione di una sana identità personale e un’adeguata regolazione degli stati emotivi. Questa importante funzione sociale si sviluppa gradualmente nel corso dell’infanzia ed è originata dalle prime esperienze relazionali di "Attaccamento" del bambino con la madre e da un insieme di "cure ambientali" "sufficientemente buone" e "contenitive" sperimentate nell’incontro con il mondo e con l’Altro. È proprio all’interno di questi contesti relazionali che i bambini imparano a vivere, guardando e riproponendo i comportamenti che "vedono", i discorsi che "sentono", i modelli relazionali a cui sono costantemente esposti. La Scuola diviene, così, il luogo privilegiato in cui si possono sperimentare forme di convivenza pacifica e non violenta, fondate sul riconoscimento dell’altro e nel rispetto delle differenze, al fine di sviluppare le competenze sociali utili a contrastare la diffusione della violenza giovanile. All’interno di questa visione si inserisce il lavoro sulla Peer Mediation realizzato dall’Istituto Comprensivo "Antonio Ugo" di Palermo. L’obiettivo del progetto è quello di creare un sistema efficace per la risoluzione dei conflitti che insorgono tra gli alunni.

Margherita Gallina

Pensare diversa-mente: il lavoro socioeducativo con gli adolescenti

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2021

L’articolo descrive un’esperienza realizzata, successivamente al primo periodo di confinamento causato dalla pandemia, con un gruppo di adolescenti e uno di preadolescenti seguiti dalla coop. Famiglia Nuova in collaborazione con la casa editrice Carthusia. Il progetto ha consentito l’elaborazione dell’esperienza e dato l’occasione agli educatori di aprire nuovi canali di comunicazione con i ragazzi.

Nel 2017 l’Italia ha introdotto la tutela volontaria come uno dei principali strumenti per la protezione e promozione dei diritti dei minorenni stranieri non accompagnati. Questo progetto legale e culturale si sta rivelando centrale per l’inclusione sociale di molti minori, ma incontra alcune difficoltà attuative. Muovendo dall’esperienza di oltre tre anni di formazione e sostegno ai tutori volontari, il presente contributo riflette sui punti di forza e sulle criticità del modello e identifica possibili strategie di miglioramento.

Il testo illustra alcuni esempi degli approcci e attività per i diritti umani legati ai programmi educativi di Amnesty international Italia per contrastare il bullismo e il cyber bullismo tra bambini e adolescenti in ambienti educativi formali e non formali. I principi e i metodi educativi tratti dal movimento globale amnesty international e come sono stati messi in pratica a livello locale e nazionale da amnesty international italia.