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A cura della Redazione

Abstracts

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 125 / 2021

Stefania Palmisano, Monica Gilli, Anna Lo Presti

Spiritual but not religious. A survey on university students in Turin

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 125 / 2021

Based on an online survey conducted in January 2018 at the University of Turin, the article examines the relationship between young people and spirituality, with particular reference to those who identify themselves as «spiritual but not religious» (SNR). The results of the research reveal that the interpretations of the notion of spirituality are based on three fundamental dimensions: «ethical-altruistic», «institutional-normative», and «inner seeking-existential». From these intersections at least four different types of spirituality emerge that show how differently the concept is interpreted - going beyond mere introspection, which is the only characteristic of SNR according to some scholars of contemporary spirituality.

Gabriella D’Ambrosio, Giampiero D’Alessandro

Beyond borders: analysis of the students’ mobility flows at Sapienza University of Rome

SOCIOLOGIA E RICERCA SOCIALE

Fascicolo: 125 / 2021

The promotion of mobility among academic staff and students is one of the main objectives of the Bologna Process, a mechanism that has been defined by the European Commission aimed to promote intergovernmental cooperation between the European countries in the field of the higher education. In this respect, according to the last Erasmus+ Annual Report (2019), almost 10 million people took part in the Erasmus program during the last three decades and the increase of this phenomenon has been recorded in all of the European countries. As far as Italy is concerned, in 2018 (year of last available data), 76,847 participants in 1,055 Italian projects benefited from mobility in higher education, vocational education and training, school education, adult learning and youth for a total grant amount of €147.83 million. Going into detail, the number of incoming students and trainees increased by 45.8% from the 2010/2011 academic year to the 2017/2018 academic year while the number of outgoing students and trainees increased by 75.6%. Starting from this consideration, the purpose of the study was to analyze data regarding mobility flows (both incoming and outgoing) during the last academic year (2018/2019) at Sapienza University of Rome, which, together with Alma Mater Studiorum - University of Bologna and the University of Padua, is one of the top three Italian universities with the highest rate of incoming foreign students. Data will be analyzed through the use of profile analysis whose aim is to compare the same dependent variable (i.e., the opportunity for a mobility period abroad) between two different groups of incoming and outgoing students taking into account both demographic variables (i.e., gender, student age at the beginning of the experience, countries of the original and destination institutions) and variables of the academic career (i.e., exam grades and credits obtained).

La scommessa di questo lavoro è di indagare come il sistema locale dei servizi sociali abbia reagito all’impatto dei flussi migratori, in un contesto regionale come l’Emilia-Romagna, descrivendo le principali dimensioni intorno alle quali si sono articolati i processi organizzativi nei nove comuni capoluogo. Come cioè sia avve-nuta l’integrazione tra i servizi specialistici rivolti a cittadini stranieri e il sistema dei servizi sociali generalisti. A seguito della riorganizzazione del welfare nazionale, infatti, i modi in cui i servizi si organizzano a livello territoriale è l’esito di due pro-cessi convergenti: l’integrazione tra le politiche rilevanti per il benessere dei cittadi-ni e il coordinamento dalla pluralità di attori - istituzionali e non - coinvolti o coin-volgibili nella governance di queste politiche. L’indagine copre il periodo della pro-grammazione sociale che va dal 2007 al 2017 e utilizza una base dati composta da interviste semi-strutturate a funzionari comunali e regionali (11) oltre che dai documenti amministrativi di natura progettuale e finanziaria, prodotti nell’ambito dei Paini di Zona. L’elaborazione è stata condotta utilizzando una Cluster Analy-sis sulla base di variabili ottenute attraverso la tecnica della Principal Component Analysis.

Carla Facchini, Magali Fia

Direttrici e i Direttori di Dipartimento in un’università in transizione

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

L’università pubblica italiana è stata coinvolta nel 2010, con la legge n. 240, in un processo di riforma ispirato al New Public Management che, tra i suoi aspetti rilevanti, ha visto un mutamento della governance, ovvero degli assetti decisionali di Ateneo e di Dipartimento. Obiettivo del presente lavoro è quello di rilevare le percezioni dei Direttori di dipartimento sugli assetti decisionali nei Dipartimenti nel post-riforma e le valutazioni che dei Direttori sul proprio ruolo, prestando inoltre attenzione alla presenza di eventuali differenze di genere. Come suggerito dalla letteratura, le percezioni dei soggetti coinvolti sono meglio in grado di dare conto, rispetto alle regole formali scritte, delle relazioni di potere che caratterizzano gli as-setti di governance. In particolare, oltre alle percezioni complessive sui mutati as-setti decisionali, ci interessa verificare se vi siano anche differenze di genere per quanto riguarda la percezione della governance nei Dipartimenti e la percezione del proprio ruolo a seconda che a dirigere i il Dipartimento sia un uomo o una don-na. A tal fine si utilizzeranno i dati di una ricerca nazionale effettuata nel 2015 in-viando un questionario a tutti i Direttori di dipartimento delle università italiane. In generale gli assetti decisionali nel post-riforma non sembrano implementare, alme-no per i Dipartimenti, un modello puro di New Public Management, dato che la verticalizzazione appare contenuta e che consistenti sono i bilanciamenti al potere del Direttore negli assetti decisionali. Per quanto riguarda le differenze di genere, esse risultano contenute per quanto riguarda le percezioni di Direttori e Direttrici sull’influenza delle diverse figure accademiche nella governance. Questo apre ad un’interpretazione più in linea con l’esistenza di una pluralità di modelli di gover-nance sia tra gli uomini che tra le donne rispetto ad un’idea di stili di governo ‘ma-schili’ e ‘femminili’. Infine, contrariamente a quanto rilevato per i modelli di go-vernance, vi sono differenze di genere abbastanza significative nelle valutazioni dei Direttori e delle Direttrici sul proprio ruolo e sulla rappresentanza del Diparti-mento negli organi di Ateneo. Rispetto ai loro colleghi, infatti, le donne tendono ad essere più autocritiche su entrambi gli aspetti. Questa risultanza appare in linea con il c.d. self-assessment bias, ovvero alla minor propensione femminile a riconoscere - e quindi valorizzare- il proprio ruolo -e conseguentemente, le proprie capacità e competenze. Questo potrebbe ripercuotersi negativamente sul proprio contesto la-vorativo e, in particolare, sulla capacità non solo di contrattare migliori condizioni retributive, ma anche di accedere alle posizioni apicali, accentuando, così, lo spe-cifico svantaggio femminile determinato in primo luogo dalla necessità di concilia-re ruoli professionali e ruoli familiari, ma anche, in non pochi casi, dallo stesso as-setto decisionale in cui si trovano ad operare.

Marco Guerci, Francesca De Battisti, Elena Siletti, Vojkan Nedkowski

Psychological well-being of employees working for business organizations with a normative organizational identity

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

Organizational identity - i.e. the employees’ shared perception about their or-ganization’s central, distinctive, and enduring qualities - has important effects on employee well-being. Specifically, business organizations are characterized by an instrumental organizational identity, which intends organizational effectiveness as shareholders’ value maximization; this identity, in some cases, coexists with a normative organizational identity, which intends organizational effectiveness as stakeholders’ value maximization. The paper, based on a survey on a sample of 185 HR managers and professionals in 8 European countries developed in collab-oration with the leading European HR Professional Association, empirically ana-lyzes the effects of this coexistence on employees’ psychological well-being, focus-ing on emotional exhaustion. The extant literature has explored organizational identity mostly by looking at its association with well-being dimensions different from psychological well-being. Valuing the idea that employee well-being is multi-dimensional construct, our results extend extant literature on the effects of norma-tive organizational identity on employees’ well-being. Specific practical implica-tions of the findings are presented, based on the idea that a normative organiza-tional identity constitutes, within business organizations, not only a resource which have positive effects on certain well-being dimensions such as job satisfaction or engagement (which previous literature has shown), but also new demands which could undermine employee psychological well-being.

Alessia Gritti, Francesco Fumagalli, Alessandra Lazazzara, Luca Carollo, Edoardo Della Torre

Employee voice, capitale umano e performance organizzativa: uno studio sulle imprese italiane

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

Questo studio contribuisce al dibattito sul coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni che riguardano il loro lavoro e l’organizzazione. In particolare, lo studio analizza la relazione tra i meccanismi di employee voice e i risultati aziendali, e come essa vari al modificarsi del livello di capitale umano impiegato dall’organizzazione. L’analisi dei dati relativi a 168 imprese italiane dell’indagine Cranet (2015) mostra che sia i meccanismi di employee voice, sia i livelli di capita-le umano hanno una relazione positiva e significativa con i risultati aziendali. Inol-tre, l’analisi mostra che le performance organizzative migliori si hanno nelle azien-de che combinano elevati livelli di employee voice con una forza lavoro caratte-rizzata da alto capitale umano. Lo studio supporta quindi l’esistenza di una rela-zione di complementarità tra il coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni aziendali e lo sviluppo di pratiche volte a incrementare il capitale umano. Questi risultati offrono importanti implicazioni teoriche e pratiche al dibattito sulla com-petitività delle organizzazioni moderne e suggeriscono alcune importanti direzioni di ricerca futura.

Domenico Napolitano, Luigi Maria Sicca

Organizing In Sound: Sound Art and the Organization of Space1

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

Starting from the assumption that music and sou"sound art" in the framework of organization studies. The paper takes the steps from the consideration proposed by sound artists and theorists that sound is not only an aesthetic object but a ‘relational medium’, in which and through which social knowledge and organizational dynamics deploy. Since sound is fundamentally inseparable from space, we refer to scholarship on the organization of space and organizational aesthetics in order to show the connection between sensorial, perceptual and socio-material aspects in organizing. We explore this topic through ethnographic study of the sound art festival La Digestion, held in Naples and focused on the relation between sound and space. Adopting a constructionist view of organizing, we show how sound is part of the socio-material action-net from which organizational space performatively emerges. Thus, we argue that the perspective of "organizing in sound" can offer scholars of organization studies a method by which to more accurately study and comprehend various organizational phenomena with multimodal manifestations.

Matteo Rinaldini, Anna Chiara Scapolan, Stefano Rodighiero, Fabrizio Montanari

Il time crafting negli spazi di coworking

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

Attingendo e contribuendo alla letteratura sulla accelerazione sociale, agli studi organizzativi sul job crafting e alla più recenti ricerche sui coworking, l’articolo indaga le forme di time crafting attivate dai mobile workers che frequen-tano gli spazi di coworking. I risultati riportati si basano su una ricerca empirica qualitativa esplorativa che ha coinvolto 126 frequentatori di 39 spazi di coworking nella Regione Emilia-Romagna. L'evidenza empirica suggerisce che i coworkers attivano due forme di time crafting per strutturare e gestire il loro tempo e la rela-zione tra il loro tempo di lavoro e di non lavoro: il time boundaries crafting e il re-lational time crafting. La prima forma si riferisce fondamentalmente a tutte quel-le azioni volte a separare o sovrapporre tempo di lavoro e tempo di non lavoro che vengono favorite dalla frequentazione dello spazio di coworking. La seconda for-ma include quelle azioni volte a concentrare all'interno dello spazio di coworking tutto il tempo dedicato alle relazioni professionali e a ritualizzare le relazioni extra-lavorative che si sviluppano spontaneamente nel coworking. In entrambe le forme di time crafting, lo spazio di coworking gioca un ruolo rilevante fornendo ai mobili workers che lo frequentano artefatti fisici, servizi e risorse immateriali (fondamen-talmente il senso di comunità) che li supportano nelle loro azioni volte a strutture e gestire la collocazione temporale (timing), l’estensione nel tempo (length) e l’intensità (intensity, pace) delle loro attività lavorative e non lavorative.

Sara Romanò, Tania Parisi, Giulia Bocca, Davide Barrera, Filippo Barbera

Diversi ma non troppo. Studiare gli innovatori in laboratorio

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

La figura dell’innovatore è spesso descritta con le sembianze dell’eroe mo-derno: un individuo con caratteristiche eccezionali e comportamenti radicalmente diversi dal resto della popolazione. In virtù di questa supposta eccezionalità, è an-data sovrapponendosi la logica dell’innovazione con la logica dell’eccellenza, co-sicché, in diversi contesti, le risorse vengono destinate a una platea ristretta di indi-vidui. Questo studio ha il seguente interrogativo: gli innovatori hanno davvero caratteri-stiche così differenti dal resto della popolazione? Per rispondere a questo interroga-tivo, si è condotto un esperimento di laboratorio in cui i comportamenti di un gruppo di lavoratori ad elevato potenziale innovativo sono stati confrontati con quelli di individui a potenziale moderato o meno. Attraverso dei task sono state misurate le differenze tra i due gruppi in termini di propensione alla fiducia inter-personale, al rischio, all’altruismo e all’egualitarismo. I risultati mostrano che nes-suna delle misure comportamentali costruite è più alta tra gli innovatori ad elevato potenziale rispetto al resto dei lavoratori, ad eccezione della propensione al rischio, risultata appena al di sopra della soglia di significatività. Lo studio conclude solle-vando l’avvio di una discussione, anche attraverso ulteriori studi più estesi, circa la legittimità della sovrapposizione tra logica dell’innovazione e logica dell’eccellenza.

Maria Laura Frigotto, Simone Gabbriellini, Luca Solari, Alice Tomaselli

Lo Smart Working nel panorama italiano: un’analisi della letteratura

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2021

Nello scenario della Quarta Rivoluzione industriale la modalità di organizza-zione ed esecuzione del lavoro acquisisce sempre più rilevanza. Anche in Italia, sia nelle aziende private sia nella Pubblica Amministrazione, si sta diffondendo una forma di organizzazione ed esecuzione del lavoro che prevede maggiore autono-mia nella scelta di tempi, luoghi e modalità: lo Smart Working (SW), regolato, a livello nazionale, da una legge ad hoc (l. 81/2017) nei termini di lavoro agile. Proponiamo qui una rassegna della letteratura sul tema, limitata alla produzione degli studiosi dell’accademia italiana. In generale allo SW viene riconosciuta la capacità di coniugare gli obiettivi dei lavoratori con quelli delle imprese, contri-buendo quindi alla loro competitività e sostenendo le istanze dei nuovi modelli or-ganizzativi emergenti. Lo SW implica anche più formazione e acquisizione di nuo-ve competenze per i lavoratori, così come per gli specialisti HR e i manager chia-mati ad abbandonare la cultura della presenza e del controllo in nome di fiducia e condivisione. Infine, il dibattito è decisamente esteso in ambito giuridico: dalla comparazione tra SW e telelavoro, alla metamorfosi dei poteri datoriali, ai concetti di subordinazione e autonomia, al ruolo della contrattazione collettiva, al diritto alla disconnessione e all’applicazione dello SW nel particolare contesto della pub-blica amministrazione.