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Francesco Seghezzi

Il Patto per il lavoro della regione Emilia-Romagna: una lettura di relazioni industriali

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

L’autore analizza il Patto per il lavoro firmato in Emilia Romagna nel luglio del 2015 e rinnovato nel dicembre del 2020 nella prospettiva delle relazioni industriali. In particolare si concentra sui contenuti del patto e sulle ragioni che hanno spinto le parti sociali a sottoscriverlo. L’autore mostra le differenze con il ricco panorama di patti degli anni Novanta, nei quali i contenuti erano più focalizzati su singole azioni connesse alle politiche del lavoro. Nel Patto per il lavoro l’autore individua un più ampio approccio delle parti sociali alle tematiche del lavoro con un interesse per le politiche industriali, le politiche del mercato del lavoro e le politiche della formazione. Emerge che le parti sociali agiscano per legittimare la loro azione specifica a livello aziendale o territoriale attraverso una partecipazione attiva nella definizione del più ampio scenario delle politiche territoriali insieme all’attore pubblico.

Antonio Firinu, Lara Maestripieri

Oltre la dicotomia insiders/outsiders. Un’indagine sulla dualizzazione nel Sud Europa

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

La recente crisi finanziaria del 2008-2014 e la prossima crisi che si attende come conseguenza della pandemia da Covid19 hanno messo in luce la necessità di superare le tradizionali teorie sulla segmentazione del lavoro. In questo articolo presentiamo il modello teorico di Dualizzazione su Scala Multicategoriale (DSM). Invece di concepire il fenomeno della dualizzazione come una combinazione binaria di insiders/outsiders, proponiamo un modello che esplora differenti dimensioni di marginalizzazione lungo un continuum di posizioni lavorative. Grazie ad un’analisi comparata su indicatori Eurostat e OECD, studiamo la dualizzazione in quattro paesi del Sud Europa (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia). Il caso italiano è poi approfondito con un’analisi intersezionale, con lo scopo di mostrare la capacità euristica del modello DSM proposto per lo studio del lavoro non-standard nel modello sudeuropeo.

Didier Demazière, Marc Zune

Unemployed people facing future work: analyzing occupational expectations as ‘feasible work

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

Questo articolo esplora il modo in cui i disoccupati pensano all'occupazione e al lavoro, in un contesto di scarsità di posti e di deterioramento delle condizioni lavorative. L’ipotesi è che, a causa delle incertezze nella ricerca di lavoro, la disoccupazione ridefinisca la relazione dei disoccupati alle norme e agli statuti professionali. L’articolo suggerisce che il concetto di "lavoro fattibile" è utile per teorizzare il modo in cui la disoccupazione modifica le aspettative a proposito di occupazione e di lavoro futuri. L’analisi si basa su 21 interviste approfondite con disoccupati iscritti agli uffici di collocamento pubblici francesi, e alla ricerca di un lavoro autonomo. Questo studio dimostra come la disoccupazione porti a riconsiderare le aspettative occupazionali in risposta alla difficoltà di trovare un lavoro. Dimostra inoltre che la misura in cui i disoccupati aderiscono a queste aspettative conosce delle variazioni importanti in funzione delle risorse biografiche e relazionali dei singoli individui.

L’interesse per la qualità del lavoro è nato attorno agli anni Sessanta del Novecento con una peculiare commistione tra scopi istituzionali e di ricerca. La questione di che cosa si intenda con qualità del lavoro è lontana dall’essere risolta. Anzitutto, le dimensioni rilevanti per la sua misurazione hanno ancora un carattere largamente stipulativo e sono soggette a molti ripensamenti legati alle contingenze in cui vengono proposte. Inoltre, affidarne la valutazione ai lavoratori coinvolge un complesso intreccio di svariati fattori: individuali, culturali, sociali ed economici. Il saggio adotta la prospettiva della soddisfazione dei bisogni degli individui attraverso il lavoro. A partire dai dati della sesta wave della European Working Condition Survey, l’autrice propone un set di indicatori di qualità del lavoro e li mette in relazione con la soddisfazione generale per il proprio impiego.

Simona Ballabio, Flavio Verrecchia

Poveri nonostante il lavoro: nativi e migranti nel contesto milanese

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

La povertà lavorativa è un fenomeno che solo marginalmente rientra nell’agenda dei policy-maker. Gli studi sui working poor, che di norma sono basati su dati campionari, non riescono a porre l’oeil-de-boeuf sui più vulnerabili. L'obiettivo è osservare i caratteri dei working poor ambrosiani con un focus sulla comparazione tra nativi e migranti mediante l’uso di dati amministrativi sperimentali Istat per identificare specifici ambiti di rischio di povertà. A tal fine sono state specificate regressioni logistiche e modelli ad albero della povertà nonostante il lavoro in funzione di variabili socio-demografiche. È stata considerata sia la dimensione individuale del lavoratore sia quella familiare. I risultati, in linea con la letteratura di riferimento, garantiscono inoltre approfondimenti territoriali e per sub-popolazioni risultanti dalla combinazione delle dimensioni di studio per le quali ci sono elevati rischi di povertà lavorativa, come ad esempio per la cittadinanza e l’intensità lavorativa del nucleo familiare.

Marianna Filandri, Emanuela Struffolino

Povertà e ricchezza tra le famiglie di lavoratori in Italia: trent’anni di svantaggio cumulativo

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

La letteratura sulla povertà da lavoro si è finora concentrata sullo studio dei redditi familiari. Per restituire una immagine multidimensionale del disagio economico e della vulnerabilità delle famiglie di lavoratori, questo contributo considera i trend nell’ammontare e nella composizione della ricchezza tra famiglie povere e non povere tra il 1991 e il 2016 in Italia. Inoltre, proponendo una analisi che incrocia la povertà da lavoro con i livelli di ricchezza, esploriamo le dinamiche nel tempo della prevalenza di povertà da lavoro e livelli di ricchezza per classi d’età. I risultati mostrano che le famiglie di lavoratori poveri sono anche con più probabilità meno ricche. Il gap è più marcato per attività reali e ricchezza negativa. La distanza tra le famiglie povere su quasi tutti gli indicatori è cresciuta fino al 2006 e vede una flessione a partire dal 2012. Questo andamento è dovuto principalmente all’aumentare e poi al diminuire della ricchezza delle famiglie non povere. Mostriamo infine che l’associazione tra povertà da lavoro e bassi livelli di ricchezza interessa soprattutto nuclei più giovani.