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Work intensity is considered one relevant factor in shaping the risk of experiencing in-work poverty, i.e., being a worker with a household income below the relative poverty line. However, little attention has been paid to how work intensity is associated with workers’ subjective poverty (i.e., their feeling of being in-work poor) and to how this association varies across geographical areas. Therefore, the present work intends to fill this gap and investigate the relationship between work-intensity and the risk of experiencing in-work poverty, in both objective and subjective terms as well as differences among local contexts, i.e., regions and degrees of urbanisation. The analysis is based on 2018 cross-sectional data from the Italian module of the Eu-Silc survey. Empirical results show that work intensity is negatively associated with both objective and subjective in-work poverty, but the relation is stronger with the former. Furthermore, densely, intermediate and thinly populated areas show similar trends, whereas there is a persistent gap between, on the one hand, the North-Center of Italy and, on the other, the South, which has the highest risk of objective and subjective in-work poverty. However, the latter is also the area where the association between work intensity and in-work poverty is stronger.

Giulia Marchi

"Working, yet poor": la povertà tra bassi salari e instabilità lavorativa

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

L'articolo affronta il tema della povertà lavorativa da un punto di vista giuridico. L'autrice sostiene che nell'affrontare questo problema è necessario concentrarsi sui lavoratori più vulnerabili. Particolare attenzione è rivolta a due fattori. In primo luogo, la qualità del lavoro, che comprende sia il tipo di lavoro in cui una persona è impiegata che i livelli salariali. A questo proposito, lo studio considera i salari e a partire dall'applicazione dell'art. 36 della Costituzione i problemi legati all'attuazione di questa disposizione. Considera anche il dibattito sull'introduzione del salario minimo legale in Italia. Viene poi sottolineata l'importanza di aumentare l'intensità di lavoro delle famiglie, attraverso politiche volte a promuovere la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

David Benassi, Enrica Morlicchio

Bassi salari e bisogni familiari: l’in-work poverty in Europa

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

L'articolo discute la diffusione dell'in-work poverty (IWP) nei paesi europei, mostrandone le caratteristiche principali da un punto di vista comparativo. Innanzitutto presentiamo i diversi approcci alla definizione del problema negli Stati Uniti e in Europa, distinguendo l'interazione tra famiglia, mercato del lavoro e politiche di welfare. Nella terza sezione, vengono analizzati i tassi di IWP e dei lavoratori a basso salario, mentre nella quarta sezione presentiamo le principali caratteristiche di IWP confrontando i paesi europei. Il risultato principale della nostra analisi è che i classici cluster di regimi di welfare possono spiegare solo parzialmente la quota e le caratteristiche dell'IWP nell'UE.

Marianna Filandri, Enrica Morlicchio, Emanuela Struffolino

Povertà, lavoro e famiglia: una riflessione introduttiva

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 161 / 2021

La povertà nonostante il lavoro rimane un problema rilevante e anzi in crescita. Ciò non è dovuto solo alle conseguenze economiche e sociali della pandemia, dal momento che tale tendenza era già chiaramente manifesta a partire dalla crisi del 2008. Da decenni milioni di famiglie in Europa (ma possiamo generalizzare ad altre aree geografiche) vivono in condizioni di povertà sebbene uno o più componenti siano di fatto parte del sistema occupazionale. Bisogna allora subito chiarire se parliamo di lavoro povero o di povertà delle famiglie di lavoratori. Questi concetti non sono solo analiticamente differenti, ma richiamano fenomeni non completamente sovrapponibili. Inoltre, essi hanno diverse implicazioni di policy. Nel saggio di introduzione alla Special Issue è analizzata la questione definitoria e sostanziale dei due lati del problema. Viene infatti argomentato come per un piano di intervento organico per contrastare la povertà da lavoro sono necessarie analisi approfondite che riconoscano la complessità del fenomeno guardando sia a bassi salari e limitata partecipazione al mercato del lavoro sia al nucleo famigliare, agli alti carichi familiari e al livello insufficiente di trasferimenti

Due to the ongoing Covid-crisis, the number of workers benefiting from short-time work schemes was high, especially during lockdowns, another large group of workers started working from home, and others, unfortunately, lost their jobs. The current situation is unprecedented, because it is the only global recession driven solely by a pandemic and the decrease in life expectancy is the worst since World War II. This article first shows that the literature on the socioeconomic effects of the Covid-19 pandemic does not say much about working poverty. Applying a theo-retical model presented in 2018 based on the four mechanisms that lead to working poverty (at the household level), this article considers the potential short- and midterm implications of the pandemic for the working poor in Europe. It also proposes conceptual reflections about which working poverty indicators may improve our understanding of what has unfolded since the pandemic began.

L’articolo affronta, a cinquant’anni dallo Statuto dei lavoratori ed alla luce del principio costi-tuzionale di libertà sindacale, le principali questioni in tema di rappresentatività sindacale che da tempo si pongono agli attori del sistema italiano di relazioni sindacali ed alle forze politiche. L’Autore dimostra come tali problemi nella fase più recente siano stati resi più acuti dal para-dosso generato, per un verso, dal costante ampliamento dell’area di diritti, tutele e poteri che lo Stato ha progressivamente posto in capo ai soggetti sindacali qualificati come «rappresentativi» e, per altro verso, dal contemporaneo indebolimento dei concetti e dei criteri selettivi applicati. Inoltre, tenendo in debita considerazione l’importante esperienza acquisita dalle riforme riguar-danti le relazioni sindacali nel pubblico impiego, è sottoposto a verifica lo stato di avanzamento del processo di implementazione del sistema di misurazione e di certificazione della «rappre-sentatività sindacale» previsto dagli accordi interconfederali per il settore privato stipulati nello scorso decennio. Nella parte conclusiva, l’Autore avanza alcune proposte di riordino della le-gislazione in materia.

Paolo Pascucci

Sicurezza sul lavoro e cooperazione del lavoratore

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 171 / 2021

Il saggio analizza il particolare ruolo del lavoratore in tema di sicurezza sul lavoro, destinatario della disciplina di tutela ma anche soggetto obbligato a cooperare con il datore di lavoro per rendere efficiente il sistema di prevenzione aziendale. Dopo aver evidenziato il carattere dove-roso e non solo oneroso della cooperazione creditoria del lavoratore e le ricadute di tale posi-zione sul piano del contratto di lavoro e dell’esercizio dei poteri datoriali, l’autore esamina le previsioni del d.lgs. 81/2008 sugli obblighi di sicurezza del lavoratore per poi passare a rico-struire i principali orientamenti della giurisprudenza in merito alle responsabilità di un infortu-nio di cui il lavoratore sia stato artefice o coartefice, soffermandosi in particolare sulla questione della configurabilità del concorso di colpa del lavoratore. Infine, soffermando l’attenzione su due recenti sentenze della Corte di Cassazione che limitano le ipotesi del con-corso colposo del lavoratore a causa della prevalenza delle violazioni del datore di lavoro, propone di rileggere la questione alla luce delle norme del d.lgs. 81/2008 che responsabilizzano il lavoratore come parte attiva del sistema di prevenzione.

L’articolo propone una riflessione a partire dalla visione della serie televisiva "Nudes" su quella che sembra essere una trasformazione antropologica del modo con cui l’adolescente affronta questa fase della vita che si situa tra la fine dell’infanzia e il giovane adulto in fase di organizzazione. Per definizione un’età di passaggio in cui l’adolescente deve confrontarsi con rapidi mutamenti dell’immagine di sé, sia dal punto di vista corporeo che psicologico e relazionale. Scuola e famiglia sono lontani e assenti. L’uso dei dispositivi digitali, il revenge porn e la diffusione non consensuale di immagini intime online sono un epifenomeno di questa trasformazione antropologica dell’adolescente sospeso tra bisogno di appartenenza e bisogno di individuazione. L’articolo include un’intervista a Laura Luchetti, regista della serie televisiva "Nudes", che attraverso tre storie diverse di adolescenti ci parla del fenomeno del revenge porn e della diffusione non consensuale di immagini intime che sta diventando un fenomeno sempre più attuale.

Ugo Sabatello, Chiara Rogora

L’adolescente e la pandemia da COVID-19. Intervista al prof. Ugo Sabatello

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 3 / 2021

È ormai chiaro all’opinione pubblica e soprattutto a noi sanitari che operiamo nel l’ambito della salute mentale in età evolutiva, che la pandemia da COVID-19, ma soprattutto le restrizioni sociali che ne sono derivate, sono state un detonatore per il deflagrare della sofferenza psichica, per una larga parte della popolazione giovanile. Gli adolescenti in particolare sembrano essere coloro che stanno pagando il prezzo più alto. Sembra esserci stata un’impennata di diagnosi importanti come gravi disturbi dell’umore, cutting, tentativi di suicidio, disturbi del comportamento alimentare ecc. L’intervista che segue vuole fare il punto sulla situazione dei Servizi ospedalieri di Neuropsichiatria Infantile che insieme ai Servizi territoriali sono stati "presi d’assalto". Le richieste di aiuto, di ricovero, di presa in carico sono nettamente aumentate e sproporzionate rispetto alla disponibilità di posti letto e/o disponibilità di valenze per la presa in carico. L’intervista è stata concessa dal dott. Ugo Sabatello che ha accettato di rispondere per iscritto alle domande curando così personalmente la bibliografia e la forma espositiva.

Partendo dal caso clinico della giovane G., l’Autrice propone una lettura della storia raccontata secondo il modello sistemico relazionale. Verranno messi in luce gli aspetti relativi alla fase del ciclo di vita della protagonista del racconto con l’epoca storica in cui si svolgono le vicende, commentando con una proposta terapeutica ad impostazione sistemica. Viene proposta in prima battuta una presa in carico terapeutica di tipo individuale volta a sostenere la ragazza nel naturale processo di individuazione per passare ad una seconda fase del lavoro in cui è prediletto un intervento terapeutico con allargamento delle convocazioni all’intero sistema familiare di riferimento e lavorare secondo il modello di Canevaro con il rituale dello zaino.

Lavinia Celsan

Il cibo e lo sguardo

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 3 / 2021

Nel commento al caso clinico, la storia di G. viene riletta sottolineando l’importanza del corpo come dimensione relazionale e lo sguardo altrui come veicolo attraverso il quale la paziente costruisce la propria immagine corporea. All’interno della relazione terapeutica, G. può fare esperienza di un nuovo modo di entrare in contatto con l’altro, il cui sguardo fatto anche di gioco ed errori permette alla paziente di iniziare un proprio percorso di integrazione della rappresentazione di sé.

Le autrici presentano il caso clinico di una paziente di 19 anni con un funzionamento perfezionistico, apparentemente asintomatica prima del primo lockdown dovuto alla pandemia da COVID-19. L’isolamento sociale e l’interruzione delle attività quotidiane caratteristici del lockdown inducono nella paziente sintomi depressivi e ansiosi che esitano in un incremento dell'alimentazione e del peso corporeo, percepiti come disturbanti dalla paziente. L’isolamento sembra costituire il primo evento scatenante (trigger) di stati mentali problematici gestiti con una strategia disfunzionale (l’alimentazione incontrollata), le cui conseguenze (l’incremento del peso corporeo) slatentizzano il sottostante senso di inadeguatezza e di vulnerabilità personale della paziente. Terapeuta e paziente intraprendono una psicoterapia cognitivo-comportamentale ad indirizzo metacognitivo-interpersonale, integrata con altri modelli terapeutici specifici per la regolazione emotiva (terapia dialettico-comportamentale) e la cura dei traumi (EMDR e terapia sensomotoria).

Il COVID-19 ha messo a dura prova la popolazione con un impatto rilevante su bambini e adolescenti. Per questi ultimi, nel nostro paese, le ricerche hanno focalizzato l’attenzione sulle conseguenze derivanti dal prolungato distanziamento sociale, evidenziando l’emergere di varie forme di disagio psicologico, mentre a livello mediale la didattica a distanza (DAD) è stata indicata come la causa di questo malessere. Sulla base di tali premesse, l’autore propone una riflessione non tanto sugli adolescenti quanto sul ruolo giocato dagli adulti nello sfruttare (o meno) questo tempo sospeso per interrogarsi su alcune questioni fondamentali che li interpellano quali figure di riferimento autorevoli. L’ipotesi è che si sia persa una occasione a causa della eccessiva cristallizzazione dei discorsi proprio intorno alla DAD.

Ilaria Carretta, Antonella Di Biase, Stefania Bruzzese, Raffaele Visintini

L’effetto delle misure di lockdown sulla capacità di regolazione emotiva degli adolescenti Uno studio su due realtà cliniche

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 3 / 2021

La pandemia COVID-19 ha portato nel corso del 2020 e del 2021 ad una serie di misure sociali stringenti per prevenire il diffondersi del contagio. Nelle diverse realtà dove operano gli autori (l’ambulatorio filtro di psicoterapia dell’IRCCS Turro e l’ambulatorio AMU a Milano) si è assistito ad una maggiore richiesta di aiuto psicologico da parte degli adolescenti e della prima età adulta a seguito delle misure di lockdown del 2020. Questo aumento di richieste, conseguente all’aumento del disagio psicologico, non è casuale: gli autori ipotizzano che la mancanza di strutture regolatorie ambientali abbia portato ad un aumento di disregolazione emotiva in tutte le età, compresa l’età adolescenziale, con significative differenze rispetto all’anno precedente.