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This interview retraces and broadens some of the key concepts that Professor David Buckingham highlighted during his lecture Media and cultural education in the age of digital capitalism that he gave at the conference DAMS. Ieri, Oggi e Domani (April 22-24th, 2021) organized within the celebrations of the 50th anniversary of the foundation of the Drama, Art and Music Studies program (DAMS) at the University of Bologna. David Buckingham is an internationally recognized leading expert on children’s and young people’s interactions with electronic media, and on media literacy education. He was the founder and director of the Centre for the Study of Children, Youth and Media and has been a consultant for UNESCO, the United Nations, Unicef, the European Commission, Ofcom, and the UK government for several years.
The increasingly pervasive mediatization of our daily lives has led to pervasive media consumption and increased production and sharing of data and information. With the outbreak of the Covid-19 pandemic, media education has been transformed into an all-encompassing category that was asked to fulfill the needs and expectations pertaining to other disciplines. This progressive extension of the area of expertise of media education requires to rethink its research focus, its intervention practices in educational environments, and its regulation at the State level in order to guarantee its full legitimacy and recognition both inside and outside the schooling system.
Nell’a. a. 2020-21 è stata svolta una ricerca-intervento sul peer tutoring in ambito universitario, ipotizzato come strumento efficace per ridurre alcuni effetti negativi che la DAD, imposta dalla pandemia da covid-19, aveva provocato durante l’a. a. 2019-20 tra gli studenti iscritti al primo anno del corso di laurea triennale in Scienze dell’Educazione dell’Università di Palermo. 17 studentesse e 2 studenti del secondo anno di questo corso di studi, che avevano completato gli esami dell’anno precedente, dopo aver partecipato tra febbraio e marzo ad una specifica attività formativa, da marzo a giugno 2021 hanno aiutato, ancora in modalità a distanza, 33 studentesse e 2 studenti - loro colleghi di annualità - a procedere nella carriera recuperando il maggior numero possibile di esami del primo anno. L’adesione all’iniziativa è stata volontaria sia per gli studenti tutor sia per gli studenti tutorati. Agli studenti tutor l’attività svolta è stata riconosciuta come "tirocinio curricolare straordinario" sostitutivo del tirocinio che, per la pandemia, non si è potuto svolgere presso le strutture educative convenzionate con l’università. Entro luglio 2021, il gruppo composto dai 35 studenti ritardatari ha sostenuto 38 esami arretrati su un totale di 57, rilevato dopo la chiusura della sessione straordinaria di febbraio; quindi sono stati recuperati i due terzi degli esami arretrati. Inoltre, a luglio 2021, in questo gruppo di 35 destinatari dell’intervento formativo, 15 studenti hanno sostenuto tutti i sette esami previsti per il secondo anno del piano di studi, 8 ne hanno sostenuti sei e gli altri un numero variabile da due a cinque, con la previsione di sostenere i rimanenti esami nella sessione autunnale o in quella straordinaria del secondo anno di corso. Al termine dell’attività svolta nei 19 studenti tutor è migliorata la comprensione delle discipline insegnate ai colleghi. Il modello sperimentato positivamente si può riproporre anche nella didattica in presenza.
In questo articolo si illustra il processo di analisi delle risposte fornite dagli studenti in una prova adattativa multilivello computer based per la stima delle abilità in matematica nel grado 10 del sistema di istruzione italiano. La stima è stata effettuata tramite una prova adattativa multilivello 1 - 3 - 3 costruita nell’ambito di una ricerca di dottorato in Psicologia Sociale, dello Sviluppo e della Ricerca Educativa. Nella prima parte dell’articolo si descrivono la struttura della prova e il suo funzionamento, oltre ai vantaggi che essa offre rispetto a una classica prova lineare, quali una maggiore precisione nella stima delle abilità e la possibilità di confrontare direttamente i risultati ottenuti da studenti che hanno svolto percorsi differenti. In seguito, si analizza l’andamento degli studenti in due dei percorsi secondari della prova sia per mettere in luce in quali quesiti essi hanno incontrato maggiori difficoltà, nell’ottica di una valutazione formativa, sia per indagare i motivi per cui in una data fase della prova gli studenti hanno mostrato un inatteso calo nel rendimento. Nell’analisi dei risultati di una prova adattativa multilivello lo studio dei percorsi secondari è di particolare interesse perché in essi ricadono gli studenti per i quali la stima dell’abilità varia nel passaggio da un livello all’altro ed è dunque ipotizzabile la parziale acquisizione di alcune conoscenze e abilità.
L’articolo è incentrato sull’istruzione superiore e lo sviluppo dell’autoregolazione negli studenti universitari che sono stati protagonisti di un laboratorio per l’autovalutazione delle competenze strategiche. Dalla ricerca emerge che nel momento in cui allo studente viene offerta la possibilità di valutare, riflettere e potenziare le strategie di apprendimento sarà in grado di trarre la forza e la motivazione essenziali per avere successo nello studio e nella gestione del proprio progetto di vita personale.
La qualità della didattica in Higher Education passa attraverso il riconoscimento delle competenze didattiche dei docenti (Commissione Europea, 2017). Essi sono chiamati a progettare attività student-centered in vista dei risultati di apprendimento attesi (Outcome Learning), rafforzando la coerenza tra progettazione, metodi e attività di valutazione e la condivisione con gli studenti. Il contributo presenta alcuni effetti osservati a seguito del Progetto DISCENTIA sia nel modo di compilare il syllabus da parte dei docenti che nella percezione dell’esperienza didattica degli studenti dell’Università degli Studi di Cagliari.
Il contributo descrive l’esperienza di ricerca e formazione di peer mentoring condotta dall’Ateneo di Catania per il miglioramento delle competenze didattiche dei docenti "esperti" (senior) dell’Ateneo. L’azione ha riguardato la formazione di figure esperte chiamate a supportare i colleghi nella costruzione di esperienze di sviluppo personale e di innovazione didattica. Vengono descritte le scelte teorico-metodologiche che hanno fatto da sfondo al percorso di ricerca-azione progettato e al modello formativo adottato. Sono analizzate le varie fasi che hanno visto la realizzazione dell’esperienza in Ateneo, che ha coinvolto numerosi docenti appartenenti a diverse aree disciplinari.
La finalità della ricerca comparativa è di individuare gli aspetti peculiari dei percorsi formativi degli insegnanti delle scuole secondarie in due diversi Paesi: Svezia e Italia. Per la formazione iniziale, sono stati posti a confronto i due differenti percorsi necessari al conseguimento del titolo utile all’insegnamento e le relative riforme attuate. Per la formazione continua sono state, invece, comparate le attività di coaching (Talis, 2018), in quanto in grado di promuovere il senso di auto-efficacia e l’identità dell’insegnante, oltre ad agevolare l’integrazione della teoria e delle attività di pratica nei percorsi formativi. Due sono gli obiettivi specifici: investigare le competenze degli studenti nelle discipline STEM, al fine di comprendere l’abilità dei relativi insegnanti e rilevare le competenze di questi ultimi nell’utilizzo delle TIC; il secondo indagare le attività svolte dalle università svedesi e italiane nella formazione degli insegnanti, individuandone le rispettive aree critiche. Attraverso i dati PISA 2018 è stato possibile confrontare le abilità degli studenti nelle discipline STEM, in particolare nella matematica e nelle scienze. In questo caso, si è preferito utilizzare i dati riguardanti gli studenti, in quanto considerati più attendibili, al fine di comprendere la preparazione degli insegnanti. Per comparare le abilità dei docenti nell’utilizzo delle TIC in classe sono stati, invece, utilizzati i dati Talis 2018. Attraverso la revisione scientifica della letteratura internazionale è stato, infine, possibile individuare le attività svolte dalle università svedesi e italiane nella formazione degli insegnanti. I risultati dell’indagine hanno evidenziato marcate differenze nel ruolo che gli universitari svedesi e italiani svolgono nel formare gli insegnanti, oltre ad una divergenza nelle competenze degli insegnanti nella STEM education e nell’utilizzo delle TIC.
We present here a report about the first Italian Youth Debating Championship (IYDC, Campionato Italiano Giovanile di Debate 2021) from an organizational and management perspective. We show the complexity of the event’s implementation and the importance of managing information and communication technologies. We underscore that not only have the participants recognized that the IYDC is a powerful method to improve participants’ soft skills and active citizenship, but the European Commission and the European Parliament have officially as well. While the IYDC would not have been conceivable and viable before the COVID-19 pandemic, as organizers of informal education activities, we are convinced that this innovative educational model presented will continue to spread even after the pandemic ends.
L’autore ricorre al mito di Orfeo ed Euridice per riflettere sulla necessità della coesistenza nella vita pschica di temporalità e atemporalità, percezione concreta e appercezione creativa, nel senso di Winnicott e di Enid Balint. Orfeo deve voltarsi a cercare Euridice per controllare con lo sguardo che lei sia lì davvero concretamente perché non riesce a sognarla. Euridice rappre-senta dunque la potenziale vitalità di Orfeo, dove si coniugano realtà e immaginazione; mentre il ritorno di Euridice agli inferi simboleggia la perdita della vitalità immaginativa e creativa. Co-sì, in termini bioniani, gli analisti hanno bisogno di sognare i loro pazienti per aiutare i pazienti a sognare se stessi.
La psicoanalisi, fin dalle sue origini, si è sempre occupata del trauma e letteratura psicoana-litica sul tema è molto vasta. Viene sottolineata l’importanza dell’esperienza simbolica - a livello sia personale che sociale - dell’essere "messi" fuori, impotentemente dipendenti e 2abbandonati", elaborata a partire dal lavoro di Otto Rank sul trauma della nascita. L’analisi di questi vissuti mette in rilievo come il personale e il sociale siano strettamente collegati e intrecciati: così come l’ostracismo sociale può avere profondi effetti personali, allo stesso modo le esperienze di essere esclusi, quando sono proiettate, possono determinare un profondo effetto sociale. La "trasmissione del maltrattamento", nella sua dimensione inconscia, può essere pensata facendo uso del concetto di identificazione proiettiva. Inevitabilmente, que-sto processo comporta una serie di problemi controtransferali per l’analista. Attraversol’analisi di due casi clinici, seguiti in supervisione, viene sottolineato l’aspetto centrale legato alla proie-zione della colpa. Chi commette un abuso può proiettare parte dei propri sentimenti di colpa nella vittima. Nei due casi riportati, possiamo vedere come l’aver vissuto l’esperienza di essere stati "privati dell’amore", trasforma uno dei i due pazienti in un "padre privo di amore" e l’altro in "paziente privo di amore". Sembra che entrambi abbiano perso la loro capacità sperimentare l’amore e la perdita, e i loro analisti si sentono a loro volta "privi di amore": combattono per affrontare i loro stessi sentimenti di rabbia e di impotenza, cercando di riconnettersi con la pro-pria capacità di provare "amore" e compassione per il paziente. .
Lo scritto è una nota di lettura sul libro bello e originale di Paolo Milone, nella sua indub-bia qualità letteraria e al tempo stesso nel suo valore di testimonianza circa la difficile impresa del prendersi cura della follia. Ed è anche una occasione per riprendere il filo aggrovigliato del rapporto tra psichiatria e psicoanalisi.
Durante la Prima Guerra Mondiale, prende origine in modo drammatico il capitolo della giovane psicoanalisi dedicato alle nevrosi traumatiche di guerra, con il loro corteo di sinto-matologie paralitiche e amnesiache. In un primo momento i seguaci di Freud tenteranno di interpretarla sul modello dell’isteria, come risposta pulsionale al trauma, seguita da rimozione. Successivamente, verrà compresa la maggiore complessità di tale patologia, con la compromissione dei livelli precoci narcisistici, Nel corso dei successivi eventi bellici della storia, si aggiungeranno poi i contributi di altri psicoanalisti di seconda e terza generazione.
L’autrice commenta, in chiave storico-critica, il lavoro di William Ronald Dodds Fairbairn, scritto dopo l’esperienza avuta con pazienti affetti da disturbi psichici, conseguenti ai traumi subiti nel corso del secondo conflitto mondiale. Attraverso l’analisi del lavoro condotto da Fairbairn, con pazienti traumatizzati, viene mostrato come lo stesso giunse a formulare impor-tanti osservazioni intorno alla patologia schizoide e alla psicologia delle relazioni oggettuali. Quest’ultima innovativa concezione condusse alla stesura di un modello del funzionamento mentale organizzato intorno a strutture dinamiche operanti all’interno dell’Io/Sé. Attraverso l’attuarsi di processi di incorporazione, scissione e rimozione dell’oggetto materno, secondo la concezione di Fairbairn, si andava costituendo un Io frammentato impegnato in un proliferare di relazioni interne con oggetti compensatori. Metafora clinica che, a tutt’oggi, ben si presta a fornire un’interpretazione della patologia schizoide e che condusse alla creazione di un modello strutturale delle relazioni a fianco del preesistente modello pulsionale. La considerazione che la psicopatologia fosse un riflesso delle interferenze e difficoltà delle relazioni con gli altri e non la risultante di un conflitto inconscio tra impulsi tesi alla ricerca di piacere, apriva inoltre a nuove reinterpretazioni. Allo stesso modo la concezione di un Io, fornito di energia propria che persegue l’oggetto e non il piacere, conduceva a un modello di sviluppo che considerasse le vicissitudini della relazione materno infantile; sino a giungere alla concezione di Fairbairn, se-condo la quale, le esperienze traumatiche, avvenute durante l’infanzia, inducendo privazione esiterebbero in una condizione dove il non riuscire a sentirsi amati come persone condurreb-be a un sovrainvestimento in un mondo interno a discapito di relazioni di dipendenza, senza le quali non è possibile alcuno sviluppo
In questo scritto l’autrice tenta una rilettura del saggio di Fairbairn raccontando alcuni pas-saggi di un’analisi infantile. Gli oggetti cattivi interiorizzati sono presenti nella mente di tutti noi, anche se a livelli differenti. Il grado di cattiveria da cui sono caratterizzati, la natura con cui l’Io si identifica con tali oggetti e la forza delle difese che proteggono l’Io da tali oggetti, rap-presentano alcuni dei fattori fondamentali che definiranno le vicende di questi oggetti all’interno dell’apparato psichico. Dal materiale clinico presentato emerge come, quando il mondo interno si popola di "diavoli", intesi come oggetti cattivi liberati nell’inconscio, posso-no essere talmente terrificanti da non poter essere affrontati e, solo grazie al lavoro dell’analisi, possiamo sperare di trovare delle strade di possibile elaborazione psichica.
In questo lavoro del 1943, Fairbairn espone la sua concezione di una teoria della personali-tà, basata sulle relazioni oggettuali, da cui deriva l’innovativa visione di una psicopatologia incentrata sullo studio delle relazioni dell’Io con i suoi oggetti interiorizzati. Partendo dall’osservazione di bambini vittime di attacchi sessuali ed aggressivi, Fairbairn descrive co-me, attraverso processi di incorporazione, interiorizzazione e identificazione, il bambino assu-me su di sé il peso della malvagità subita, tentando così di reinstaurare un senso di sicurezza esterna con la conseguente patologica presenza di oggetti cattivi interiorizzati. L’autore ci mo-stra come la necessità di far fronte a tale insicurezza interna comporterà da parte del bambino l’utilizzo di costose difese per fronteggiare il senso di persecutorietà che ne deriva. Fairbairn ritrova conferma delle sue asserzioni attraverso la rilettura del saggio freudiano Una nevrosi demoniaca nel secolo decimosettimo (1922). Rilegge quindi fenomeni, quali la reazione tera-peutica negativa, la coazione a ripetere ed il trauma medesimo, alla luce delle sue innovative considerazioni teoriche, servendosi delle osservazioni cliniche e psicoterapeutiche tratte dalla sua esperienza di ufficiale medico con pazienti affetti da disturbi psichici post traumatici, nel corso del secondo conflitto mondiale.