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Power and its Number, from Abelard to Kepler. Catholic theology has always held, contrary to what the philosophers say, that God can do everything: his power is infinite, he always has a reserve of power and this reserve is not exhausted in the opus creationis. Thus, God’s power is divine because it is incomprehensible. Therefore, there is an essential equivocity in the potentia Dei, which cannot be confused with the power of nature. What are examined here instead are some of the arguments in favor of the opposite thesis. Let us take seriously a logical objection: by saying that divine power is inexhaustible, is this not to assert the impossibility of its being exhausted and, in so doing, to impose on it a limit which, by definition, it cannot bear? Should not a consistent theology refrain from considering the divine power according to comparisons borrowed from the kingdom of created things (metaphors of royalty, source, light)? Kepler’s attempt to think of nature as a pure Trinitarian symbol seems in this respect to deserve special attention.
This contribution investigates the first treatise on natural theology intended as such by its author. Nicholas Bonetus is the author of this treatise. The article examines Bonetus’ life, works, and commitment to Scotism before surveying Duns Scotus’ views on natural theology. Scotus is shown to have been optimistic regarding whether some doctrines now regarded to be strictly theological, such as the Trinity, can be proven by pure reason. Bonetus followed in Scotus’ footsteps. The article surveys Bonetus’ fundamental ideas on the nature of natural theology. It is shown that he organized the science along the lines of an Aristotelian science, with the result that natural theology has a subject, and attributes that are demonstrated of the subject. The subject according to Bonetus is the first immoveable mover, and the science demonstrates various attributes of God, such as divine intellect and will, from which Bonetus derives the Trinitarian processions. Following the article is an appendix containing descriptions of the manuscripts, where it is shown that the majority do name the text «theologia naturalis».
Many education scholars consider motricity aggregating and inclusive (Bertagna, 2005; Block & Vogler, 1994; Goodwin & Watkinson, 2000; Moliterni, 2013). It helps all students to develop specific motor and relational skills and non-special-needs students to manage special needs effectively (Slininger, Sherrill, & Jankowski, 2000). These positive aspects also have their impact on PE teachers according to their individual views of disability and special needs (Papadopoulou, Kokaridas, Papanikolaou, & Patsiasouras, 2004; Tripp & Rizzo, 2006). However, teacher attitude towards a special-needs student does influence day-to-day teaching and learning. The special-needs teacher’s perception of disability is an important inclusivity factor that could make educational practice difficult, as class design needs constant adaptation and change. The paper presents an important educational experience at the University of Reggio Calabria, Italy, as we worked on our future special-needs teachers’ perception and consequent management of inclusivity through motricity knowledge acquisition, with a view to designing and practicing more and more inclusive processes.
Le difficoltà di inclusione tipiche della scuola secondaria di I grado sono note da tempo e, secondo le più recenti indagini, non accennano a diminuire. Al fine di favorire il successo formativo di tutti gli allievi è quindi indispensabile individuare modalità sostenibili per ridefinire l’impostazione del curricolo in senso inclusivo, con l’individuazione di linee di impiego più efficace delle risorse già a disposizione del sistema scolastico. Tra queste risorse, la presenza della musica come disciplina curricolare e il suo potenziamento con l’insegnamento dello strumento musicale nelle scuole secondarie di I grado ad indirizzo musicale rappresentano una grande opportunità che non può essere trascurata. In questa prospettiva, il contributo presenta alcuni risultati di una ricerca che ha coinvolto le scuole secondarie di I grado ad indirizzo musicale del territorio nazionale al fine di individuare linee guida utili a migliorare il livello di inclusione dell’insegnamento dello strumento musicale. In particolare, si presentano i risultati relativi all’elaborazione di una prova di accesso a carattere inclusivo che consenta di far emergere l’attitudine musicale degli allievi con bisogni educativi speciali.
Il 2020 si è presentato come l’anno dei cambiamenti e dell’adattamento dell’uomo ad una "vita sospesa", un anno scandito da paure, sacrifici, distanze e nuove abitudini. Da questi cambiamenti, nasce il bisogno di nuove sfide, sia dal punto di vista sociale che pedagogico. La pandemia da COVID-19 ha costretto scuole e università, in tempi brevi e con numerose difficoltà, a escogitare nuove strategie per fronteggiare le nuove esigenze. Il processo di insegnamento-apprendimento è un processo che necessita di tempi e modalità variabili a seconda delle esigenze del discente, e questo periodo ha visto di sicuro il potenziale del digitale come mezzo supportivo e di mediatore di conoscenze. In particolare, l’ambito universitario ha visto nella maggior parte delle università, la quasi totalità delle attività didattiche in modalità on-line. In questa ricerca si considerano gli effetti prodotti dalle condizioni pandemiche, di concilio con i consueti e disparati stimoli derivanti dalla vita accademica, dallo studio, dall’interazione che non è più diretta, ma mediata fra studenti e docenti. A questo proposito, è stata condotta una valutazione su un gruppo di 405 studenti universitari utilizzando il test Idea Inventory (Kessinove, 1977) per valutare il sorgere di determinati comportamenti in relazione agli altri o a delle problematiche in un tempo che ha visto diverse privazioni su tutti i livelli, specie in quello sociale. Da ciò è scaturita la necessità di considerare e tendere verso una pedagogia del corpo (Gamelli, 2011): un approccio didattico e formativo che ha l’obiettivo di valorizzare e potenziare il ruolo della corporeità nei contesti di apprendimento (Sibilio, 2011).
A causa del diffuso uso delle tecnologie, gli educatori, in modo consapevole o spontaneo, nelle loro pratiche quotidiane favoriscono il processo di insegnamento-apprendimento delle tecnologie per scopi educativi attraverso l’uso di social network, sistemi di instant messaging e piattaforme di e-learning ma solo attraverso lo studio della Media Education è possibile sviluppare un senso pratico e teorico nei confronti dei media digitali che gli renda possibile, la selezioni dei canali comunicativi digitali più adeguati. Inoltre, dare un valore all’utilizzo delle tecnologie digitali promuove un senso critico che evidenzia e suddivide le situazioni e i momenti appropriati nei quali risulti necessario l’uso delle tecnologie rispetto a quelli in cui il loro uso è inopportuno e quando queste tecnologie favoriscono l’inclusione o la danneggiano. Partendo da tali considerazioni, questo contributo propone un excursus storico riguardo la Media Education per poi riflettere su come è possibile attraverso l’autoregolazione, l’alternanza e l’accompagnamento favorire un utilizzo corretto e consapevole dei digital devices.
Il Disturbo dello Spettro Autistico si manifesta con difficoltà nella relazione e nella comunicazione, nell’imitazione e nel gioco, sin dalla primissima infanzia. L’acquisizione di life skills, essenziali per favorire il successo scolastico, la partecipazione sociale e lo sviluppo di comportamenti adattivi, richiede l’individuazione di strategie educative che possano essere utilizzate dai docenti per lo sviluppo di abilità comunicative e interpersonali. Analogamente, la valorizzazione dei principali partner comunicativi, in qualità di facilitatori della comunicazione, può migliorare efficacemente lo sviluppo della comunicazione degli studenti, anche in età adolescenziale, creando maggiori opportunità di inclusione sociale e scolastica.
Quale ruolo possono svolgere le tecnologie nel rendere più funzionali ed efficaci le attività di sostegno didattico a distanza rivolte ad un target di alunni con disabilità? Nel tentativo di rispondere al quesito posto, il contributo presenta i risultati dell’analisi qualitativa delle percezioni di un gruppo di 52 specializzandi che hanno frequentato il laboratorio sulle TIC del Corso di specializzazione per le attività di sostegno attivato presso l’Università del Salento. Facendo riferimento a proposte didattiche ICT based, progettate ed erogate durante l’emergenza sanitaria in modalità online, i risultati dello studio enfatizzano la necessità di continuare a ragionare sul binomio tecnologia- didattica, ponendo particolare attenzione alle metodologie didattiche e alle dinamiche relazionali e di collaborazione implicate in un percorso di didattica speciale a distanza.
Il contributo descrive un’attività didattica, realizzata in una classe seconda di una scuola secondaria di primo grado, nella quale era inserita un’alunna con disabilità e con problemi di disregolazione emotiva. La proposta illustra un percorso di alfabetizzazione emotiva realizzato dal team docente e dall’educatore, con l’utilizzo delle tecnologie innovative finalizzate a promuovere un miglioramento della consapevolezza e della manifestazione emotiva da parte di tutti gli studenti.
Il contributo riporta i primi risultati di una review sistematica in corso che fa parte di uno studio più ampio che indaga come e a quali condizioni cambia il senso di autoefficacia professionale di insegnanti di sostegno dopo aver partecipato ad un corso di specializzazione. L’indagine si inserisce all’interno di un filone di studi internazionale che ritiene rilevante indagare le percezioni, le rappresentazioni e gli atteggiamenti di insegnanti di sostegno verso l’inclusione quali condizioni che possono facilitare o meno l’inclusione scolastica (solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: Aiello et al., 2019; Forlin, Earle, Loreman, & Sharma, 2011; Sharma, Loreman & Forlin, 2012; Sharma, Aiello, Pace, Round, & Subban, 2018). È stata condotta una review sistematica che intercetti gli studi empirici nazionali e internazionali che indagano gli atteggiamenti, le percezioni, le rappresentazioni di docenti nei confronti dell’inclusione. Viene, qui, descritta la procedura utilizzata per la revisione e presentati i risultati del primo step di analisi di 99 articoli empirici nazionali e internazionali.
Il servizio di asilo nido ha una storia complessa: da ente morale nato per rispondere alle esigenze di una piccola parte della popolazione, è diventato promotore consapevole di pratiche partecipative inclusive. L’excursus storico e legislativo ha permesso il pieno riconoscimento del servizio come pratica virtuosa, al fine di innescare circuiti inclusivi, che contrastino la povertà e la marginalità sociale. Il nido, quindi, si configura come uno spazio privilegiato per costruire le prime relazioni affettive ed educative, mediante l’organizzazione di contesti educativi flessibili e inclusivi, con l’obiettivo di favorire la partecipazione tanto compromessa durante il periodo caratterizzato dalla diffusione del Covid-19. Nell’articolo si farà luce su come il nido e la relazione tra le figure che costellano la vita del bambino si siano evoluti nel tempo e quale ruolo abbia avuto la coeducazione durante la pandemia.