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Il concetto di “lotta di classe” che ha caratterizzato le mobilitazioni del movi-mento operaio fino agli anni settanta del Novecento, non è più ricorrente per de-scrivere i conflitti di lavoro. Questo è avvenuto perché il capitale è riuscito a “rimodellare” la classe operaia attraverso operazioni di “segmentazione di clas-se”, introducendo nel sistema produttivo nuovi meccanismi di divisione della for-za-lavoro. Il ricorso all’outsorcing e al subappalto con imprese che assumono a tempo determinato hanno prodotto una frammentazione tra i lavoratori che ha evidenti effetti sull’organizzazione della classe lavoratrice. È possibile, in questo contesto, immaginare nuove possibilità di formazione della classe lavoratrice? Nel paper, attraverso la voce di lavoratori, facchini e driver iscritti al Sindacato di base Intercategioriale SI Cobas che lavorano in aziende e cooperative del set-tore logistica a Napoli e in Campania, si indagano la portata e i significati che assume il conflitto di lavoro oggi.

In un contesto caratterizzato da violenza strutturale, diseguaglianze sociali ed economie della sofferenza, i sintomi determinati da condizioni di sfruttamento lavorativo sono qui intesi come indizi paradigmatici attraverso i quali rivelare stati di sofferenza altrimenti invisibili e mostrare la traumatica realtà di una sto-ria collettiva. Si tratta di sintomi insieme individuali, sociali e politici che posso-no suscitare percorsi di riconoscimento, resistenza e guarigione se queste tre di-mensioni non sono disgiunte nella costruzione di un discorso critico su patologie, società e prassi. Questa prospettiva attinge al dibattito internazionale dell’antro-pologia medica, alle inchieste ed esperienze operaie di auto-organizzazione e non-delega sulla prevenzione dei rischi e delle nocività nei luoghi di lavoro che si sono sviluppate in Italia negli anni sessanta e settanta, e, soprattutto, a un per-corso collettivo d’inchiesta e lotta sindacale che ha avuto inizio in due stabili-menti del comparto carni di Modena nel 2023.

L'articolo affronta il tema dei percorsi di prevenzione e di accesso alle cure dei lavoratori stranieri occupati in agricoltura in Toscana; in particolare, si soffer-ma sulle conseguenze dello sfruttamento del lavoro sul benessere dei migranti più fragili e vulnerabili che svolgono le mansioni più gravose, pericolose e disprezzate. Dopo aver tracciato il quadro di riferimento relativo ai rischi di infortunio e alle condizioni di salute dei lavoratori stranieri in Toscana e dopo aver descritto l’impianto metodologico della ricerca, l’articolo si concentra sui principali risul-tati emersi prestando specifica attenzione a tre dimensioni: al rischio di depaupe-ramento del capitale di salute, anche ma non solo per cause lavoro correlate; al-la salute come “fatto privato” del lavoratore e alla carenza di reti formali e isti-tuzioni capaci di una presa in cura tempestiva ed efficace; ai limiti e alle oppor-tunità della medicina del lavoro nell’intervento rivolto ai migranti più vulnerabi-li.

Federica Cabras, Luigi di Cataldo, Monica Massari

Corpi migranti al lavoro. Forme di sfruttamento e processi di (in)visibilizzazione dalle campagne siciliane alle piattaforme digitali

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2024

Il contributo propone un’analisi esplorativa, in chiave comparata, delle condi-zioni di vita dei migranti che lavorano in due distinti mercati e in due diversi con-testi geografici: il settore agricolo nelle serre del ragusano e l’on-line food deli-very a Milano. Si tratta di uno studio qualitativo, condotto tramite interviste in profondità a lavoratori, esponenti sindacali e altri testimoni privilegiati. L’analisi comparativa si sviluppa lungo tre direttrici tra loro strettamente con-nesse: (i) le corrispondenze tra le evoluzioni del mercato e la composizione socia-le della manodopera; (ii) le modalità di reclutamento; (iii) il legame tra lavoro e salute, ossia gli effetti psico-fisici sui corpi migranti prodotti dalle condizioni di impiego e di vita. Tra i due campi di ricerca emergono elementi di continuità interessanti, accanto a divergenze contro-intuitive, che arricchiscono il dibattito scientifico sulle for-me di subordinazione e sfruttamento imposte dal capitalismo neoliberista, sugge-rendo ulteriori e necessari spunti di analisi.

Domenico Maria Bruni

Introduzione

VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 54 / 2024

L’articolo vuole sottolineare l’importanza della visione di film per il lavoro psicoanalitico analizzando alcune teorie della psicologia del cinema e alcuni dati storici. Il cinema nato come mezzo di divertimento diventa presto grazie alla creazione della regia e del montaggio arte in cui si introducono nel suo linguaggio meccanismi tipici della mente. In questo senso è utile ripercorrere alcune considerazioni che accostano il film al sogno, entrambi depositari di una quota di inconscio e di non spiegato. Oltre al lato onirico la produzione cinematografica spesso è presa in considerazione come percorso terapeutico, in un doppio specchio tra regista/spettatore e analista/analizzato. Porto come esempio emblematico il film “8 ½” di Fellini, fornendo qualche considerazione storica che conferma questo capolavoro come rappresentazione di percorso interno. Concludo con alcune considerazioni sul rilievo nel lavoro clinico di immergersi in un’ottica critica del cinema.

Luca Zendri

Psicoanalisi, corpo, violino

SETTING

Fascicolo: 47 / 2024

Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di avere in analisi musicisti, in particolare strumentisti, attraverso i quali ho appreso e costatato nei fatti l’intima connessione tra la clinica analitica e si suoi effetti sul corpo. In questo intervento mi limiterò a sondare il diaframma tra psichico e corporeo tramite l’atto del suonare, che sembra convocare l’inconscio (gli inconsci) nell’atto stesso di produrre il suono dallo strumento musicale. Questo nodo stretto, intimo, subisce modifiche sorprendenti nel corso delle analisi e può contribuire in modo decisivo al miglioramento tecnico e al benessere del musicista e, per parte nostra, a gettare un po’ di luce in aree della psiche altrimenti poco visibili.