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La realtà contemporanea è caratterizzata da forti aspettative di cambiamento. Tutto sembra essere rimesso in discussione, in una direzione trasformativa che, però, non consente di definire ambiti, possibilità e avanzamenti progressivi. Le socie-tà faticano a collocarsi in un percorso di crescita e di tutela dei diritti, tanto più considerando un aumento diffusivo della conflittualità e dei contrasti sociali, economici e politici. La contrapposizione irrisolta attraversa e configura relazioni, co-municazioni e prospettive e sembra affidarsi, come unico, possibile interlocutore risolutivo, all’IA.
Per riportare l’esecuzione penale nella legalità e` assolutamente necessario lavo-rare sulle strutture che ospitano i detenuti, ripensando agli spazi esistenti e immagi-nando quelli che non ci sono. L’esecuzione penale che funziona e` quella che pro-duce liberta`, che mette in condizione chi deve scontare la pena di poter “usare” costruttivamente quel tempo, anche se breve, di poter autodeterminarsi come sogget-to e di conservare in ogni istante e in ogni situazione intatta la sua dignità.
Il seguente lavoro propone una riflessione sul teatro come occasione di emancipazione e impoteramento (Borghi, 2020) del singolo e della società. Il teatro qui proposto è «un teatro scomodo, inadeguato, che offre la parola alle esistenze mute facendosi voce» (Punzo, 2023). Il teatro come occasione è inserito all’interno di una riflessione più ampia che vede nelle pratiche discorsive sulla pena e il carcere oggi egemoni, il contesto conflittuale in cui costruire “altre-retoriche”.
La contribution des pédagogies différenciées offre une nouvelle perspective même en milieu carcéral et se développe notamment par la promotion d’initiatives locales et innovantes comme le dispositif MoodleBox du projet “Campus con-nectés” expérimenté à Rennes dans le plus grand établissement pénitentiaire de France réservé exclusivement aux femmes. Le défi consiste donc à élargir l’offre de formation universitaire et à garantir l’égalité des chances.Mots-clés: prison; femmes; egalité des chances; université; formation en distanciel; innovation.
I Poli Universitari Penitenziari si prestano, per loro natura, ad essere un interes-sante oggetto di studio, laboratorio di relazioni, occasione di socialità creativa e, ovviamente, braccio (parzialmente) esterno di formazione accademica. Il presente contributo intende focalizzare l’attenzione sul biennio pandemico 2020-2021, dove gli studenti in condizione di doppia restrizione e i cittadini, hanno potuto partecipare a Nel frattempo…un libro, un progetto corale ideato dal Siste-ma bibliotecario di ateneo dell’Università di Firenze, che ha visto la partecipazione di esponenti del mondo della cultura, di cittadini e di persone recluse. Il progetto è stato accompagnato nella sua realizzazione da una ‘meta-riflessione’ stimolata attraverso brevi interviste sulla funzione della lettura in carcere e sull’immaginario sulla detenzione.
Il presente lavoro raccoglie alcune riflessioni in merito ad un’innovativa espe-rienza di formazione in carcere, con particolare riferimento alle potenzialità e alle difficoltà di una prospettiva che si sviluppa a partire da esperienze personali di detenzione. Si tratta di un’esperienza nuova in Italia sperimentata all’interno della Casa di Reclusione di Padova dagli autori del presente articolo, da anni impegnati nella promozione della rete internazionale denominata Convict Criminology.
Il presente saggio è basato su un’osservazione etnografica del carcere legata a sei anni di laboratori di sociologia svolti all’interno di un polo universitario penitenziario. L’analisi si concentra sul rischio di essere coinvolti in dinamiche ambivalenti che non stabilizzano la creazione di spazi pubblici del dibattito e rendono instabile, opzionale, segregante (individualizzato) lo spazio\tempo dello studio. La proposta emersa dal campo è quella di creare spazi di confronto tra studenti dentro e stu-denti fuori dal carcere.
La detenzione si configura come basata sulla retorica della rieducazione, men-tre cela i processi di disculturazione e le logiche di controllo dell’istituzione totale. In questo senso, l’esperienza dei Poli universitari Penitenziari consente una lettura particolare delle dinamiche relazionali tra dentro e fuori. Il presente lavoro riporta i primi risultati di uno studio qualitativo condotto nel 2023 sui Poli Universitari Peni-tenziari in Toscana.
Il contributo approfondisce il modo in cui le ragioni di sicurezza e ordine, che permeano il penitenziario, incidono sulle attività universitarie svolte in carcere. Attraverso una problematizzazione del ruolo che l’Università ricopre in questo innovativo dialogo istituzionale, si offrono argomenti a favore di una concezione di sicurezza sociale basata sulla contaminazione anziché sull’isolamento, a partire da riferimenti a esperienze concrete.
I Poli Universitari Penitenziari in Italia sono strutture complesse nate allo scopo di promuovere, tramite le tre missioni delle Università, opportunità di istruzione, giustizia sociale e benessere per i detenuti e la comunità, e di contrastare stereotipi e pregiudizi sul carcere. Attraverso l’esperienza dell’Università della Calabria, il contributo analizza gli esiti virtuosi dell’impegno accademico in carcere e le critici-tà che permangono.
Il contributo mira a rendere osservabili alcune trasformazioni dell’Università pubblica sollecitate dall’ingresso in carcere e dall’attivazione dei Poli Universitari Penitenziari. Attraverso l’analisi del lavoro dei Tutor Junior e due Focus Group si è cercato di individuare alcune dimensioni del cambiamento in un PUP del meridione. Emerge, in conclusione, l’opportunità di ripensare le attività didattiche e gli obiettivi della formazione terziaria valorizzando lo scambio e l’interazione tra colleghi e con i docenti anche alla luce del ruolo strategico dell’istituzione accademica verso studenti con vulnerabilità.
Il contributo si pone l’obiettivo di offrire una visione di insieme circa l’istruzione universitaria nel sistema penitenziario italiano, con particolare riferi-mento all’esperienza dei Poli Universitari Penitenziari e alla loro gestione. Partendo dalla esposizione dei dati statistici, è proposto un approfondimento su punti di forza, criticità e prospettive di sviluppo del percorso universitario in carcere.
Scuola ed Università hanno aperto una nuova prospettiva formativa in carcere, ponendo le basi per un profondo ripensamento della funzione riedu-cativa affidata dalla Costituzione alle pene. Il saggio intende mostrare come l’istruzione e la cultura in carcere abbiano assunto un ruolo determinante per l’emancipazione ed il reinserimento sociale della persona detenuta, ma anche di come debbano essere poste al riparo dalle emergenze carcerarie e da ogni pretesa correzionale.