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In Italia si stima che la sovra-istruzione interessi tra il 23% e il 36% dei giovani lau-reati. Anche al fine di contrastare questo fenomeno, le azioni intraprese nel corso degli ultimi anni sono state diverse. Tra queste ci sono anche la promozione delle esperienze di tirocinio sia curricolare sia extra-curricolare. L’idea è che attraverso le esperienze di tirocinio i giovani acquisiscono competenze professionalizzanti che sono particolarmente apprezzate e richieste nel mercato del lavoro. Questo studio analizza se le esperienze di tirocinio curricolare ed extracurricolare contribuiscano a prevenire la sovra-istruzione. A tal fine sono stati elaborati dei modelli di regres-sione longitudinale utilizzando i dati AlmaLaurea sui laureati magistrali del 2014 e intervistati al momento della laurea, e a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. I risultati suggeriscono che le esperienze di tirocinio curricolare non influi-scono sulla sovra-istruzione, mentre quelle di tirocinio extra-curricolare tendono ad associarsi a situazioni di sovra-istruzione.
This paper offers insights about industrial relations in rural Rio Grande do Sul (i.e. the southern-most State of Brazil) and presents a thematic analysis of a set of quali- tative data (mainly interview transcripts with rural salaried workers and union lead- ers from Rio Grande do Sul). Three main interconnected themes emerged from this analysis: the rural working conditions (extremely harsh and unsafe), the rural union organization (i.e. rural unions as health service providers), the specificity of collec- tive bargaining in rural sector. Despite the extremely low wages and precarious working conditions, even if relieved by sindicatos actions, rural work is character- ized by limited mobilization, for two reasons: first, because of the relations between unions and rural workers, and second, the Brazilian institutions of labor market.
La transizione digitale e la "piattaformizzazione" del lavoro rappresentano una sfida del nostro tempo che richiede uno sforzo trans-disciplinare. Si tratta di defini-re delle "trading zone", spazi d’incrocio tra saperi in cui definire la migrazione di componenti scientifiche da un dominio ad un altro. L’articolo, attraverso il con-fronto sistematico della letteratura giuridica e sociologica sul tema del lavoro di piattaforma, individua quattro trading zone principali: il riconoscimento del lavoro umano; la qualificazione giuridica dei rapporti di lavoro; il valore del lavoro; l’organizzazione degli interessi collettivi. Le trading zone da noi individuate non sono soltanto spazi di riflessione e integrazione tra discipline diverse ma forniscono anche indicazioni di policy per dipanare le complessità del lavoro digitale nella so-cietà algoritmica.
Il saggio approfondisce il confronto tra giuslavoristi e sociologi del lavoro sui con-fini dell’impresa, sottolineando come l’assetto e la conformazione dell’impresa sia uno dei temi rimasti lungamente estraneo a tale dialogo. I cambiamenti organizza-tivi degli anni ’90 inducono entrambi i settori a una riflessione, ma essi procedono per lo più paralleli, con richiami e citazioni reciproche estremamente rare ed episo-diche, in gran parte limitate al rinvio a una differente prospettiva di indagine. Solo negli ultimi anni tale confronto diventa più rilevante, quando si accentuano i fe-nomeni di outsourcing e si determina, con essi, una fuga dalla regolamentazione che vi si applica, grazie alla possibilità di organizzare la produzione sfruttando i differenziali regolativi e salariali esistenti fra le diverse aziende, fra i diversi settori industriali e anche fra diversi Paesi. Il saggio guarda, dunque, alle differenziazioni e alle asimmetrie che si sono prodotte sfruttando i confini e i differenziali ad essi associati, indagando sui diversi strumenti giuridici utilizzati, dall’appalto alle reti di impresa fino alle catene globali del valore.
L'outsourcing ha conosciuto una forte espansione negli ul-timi decenni, diffonden-dosi trasversalmente in diverse aree, imprese e settori. La sua capacità di adattarsi a mutevoli situazioni sociali e nor-mative lo ha reso lo strumento principale dei processi di ristrutturazio-ne produttiva, finendo per essere considerato una forma paradigmatica dell'organizzazione del capitalismo contemporaneo. Sebbene gran parte dell’attenzione nella letteratura sociologica sulle implicazioni dell'ester-nalizzazione sia stata posta sulla trasformazione dei regimi contrattuali, sulle con-dizioni di lavoro e sulla rappresentanza, noi evidenziamo co-me l'outsourcing ab-bia conseguenze significative anche su altre dimen-sioni del rapporto di lavoro, tra cui il processo lavorativo, la determina-zione della retribuzione e la composizione della manodopera. Riveden-do e combinando alcuni filoni della letteratura, soste-niamo quindi che il carattere paradigmatico dell'outsourcing, oltre alla sua grande diffusione a livello globale, va ricercato nella sua capacità di innescare processi di trasformazione multipli e concatenati che modificano profondamente il rapporto di lavoro.
L’articolo ricostruisce il percorso e le acquisizioni della letteratura sociologica sul tema dei "confini dell’impresa" nel loro intreccio con le norme giuridiche e le istituzioni regolative. In particolare, si focalizzerà su tre nodi sviluppati da questa letteratura: il riconoscimento della sostanziale natura di "arbitraggio regolativo" dei processi organizzativi di frammentazione e di scomposizione della produzione e la centralità degli assetti regolativi e istituzionali nella loro analisi; il ruolo e le modali-tà di azione degli attori della regolazione e come queste sono influenzate dalle ca-ratteristiche delle configurazioni organizzative; la (non) applicazione delle norme come variabile, i modi in cui i processi di frammentazione organizzativa la favori-scono e il ruolo dello stato in questi processi.
Il saggio propone un'analisi sui sindacati nell'ordinamento italiano, al fine di dimo-strare l'infondatezza dell'indifferenza dell'attuale ecosistema digitale nei confronti del ruolo del sindacato tradizionale e delle sue pratiche. L'autrice considera il caso dei sindacati del lavoro su piattaforma digitale come un efficace esempio di con-flitto collettivo, che ci ha mostrato forme di azione anche inedite e che fornisce la prova che, contrariamente alle molte critiche, il sindacato e la sua azione non sono collassati. Infine, l'autrice critica il nuovo modello partecipativo del sindacato nell’impresa e propone di recuperare il ruolo essenziale del conflitto collettivo.
L’articolo ha l’obiettivo di sottoporre a verifica metodologica gli studi sulle tra-sformazioni del lavoro per verificare se la sociologia del lavoro e il diritto del lavoro riescono a dialogare e convergere su un medesimo e reale oggetto di studio. Prendendo come punto di osservazione l’azione di autotutela sindacale, l’Autore intende mettere in evidenza la necessità che studi sociali e studi giuridici sul lavoro siano sempre più intrecciati.
L'articolo intende indagare criticamente l'attuale assetto del Diritto del lavoro ancora focalizzato, da un punto di vista assiologico e regolativo, sulla predominanza della fattispecie del lavoro subordinato, laddove sarebbe il tempo di riconsiderare come tutto il lavoro rientri nel processo di produzione capitalistico. Superando la frattura esistente tra norma giuridica e realtà sociale, un'idea unitaria e al contempo pluralistica di lavoro può consentire una nuova politica del diritto e una diversa architettura regolativa, finalizzate alla costruzione di tutele sociali legate al lavoro personale a favore di altri, indipendentemente dal tipo negoziali e dalle forme con-trattuali impiegate, e a prescindere dalle categorie giuridiche della autonomia o subordinazione.
Questo contributo vuole mettere in evidenza, accanto alla centralità assunta dalle piattaforme digitali nella nostra società, l’emergere di un "potere infrastrutturale" - categoria che prendiamo in prestito dal lavoro di Michael Mann - in grado di con-dizionare tanto le attività lavorative, quanto le stesse forme della vita quotidiana. L’oggetto della riflessione è l’origine di tale potere, le sue caratteristiche e le sue implicazioni nei confronti della capacità produttiva e riproduttiva della società. Dopo aver ripercorso le trasformazioni avvenute sul piano della connettività, verrà dunque analizzata l’ascesa delle piattaforme e le conseguenze tanto nell’ottica specifica del lavoro, quanto all’interno di una più ampia prospettiva ecologica. Nelle conclusioni, la lente infrastrutturale verrà presentata anche come pista pro-mettente attraverso cui ripensare un "inversione" delle componenti materiali e immateriali che determinano il "potere infrastrutturale" delle piattaforme.
Questo contributo presenta l’alterno rapporto fra sociologia del lavoro e diritto del lavoro, dal Novecento ai nostri giorni. Si ricostruiscono l’originaria separatezza delle due discipline, poi l’intenso dialogo fra sociologi e giuslavoristi negli anni Sessanta e Settanta, poi ancora la divaricazione negli anni della transizione cosiddetta "postfordista". Infine, si illustrano i principali temi di confronto fra sociologia e diritto del lavoro oggi, introducendo i contributi raccolti nella sezione monografica.
Nella sua conferenza di commiato davanti al Collège de France, Alain Supiot passa in rassegna il suo lavoro sulla trasformazione del lavoro nel XXI secolo, evidenziando il ruolo del diritto e delle istituzioni nell'affrontare le conseguenze della rivoluzione digitale e della crisi ambientale. A suo avviso, il fallimento morale, sociale e ambientale del neoliberismo richiede di riconsiderare la finzione giuridica del lavoro come merce e di ristabilire il vero «regime di lavoro umano» previsto dal preambolo della Costituzione dell'ILO, riconoscendo sia il significato che il contenuto del lavoro. Usa il caso della ricerca scientifica per illustrare la sua argomentazione.
Gli autori ricostruiscono la storia dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia, una delle prime istituzioni italiane dedicate ai prosciolti. Vengono analizzati in particolare il rapporto con la città e con l’ospedale psichiatrico San Lazzaro, le vicende legate alla Seconda Guerra Mondiale, le rivolte, gli scandali e le contestazioni dal dopoguerra alla chiusura.
Il periodo di emergenza sanitaria ha costretto gli operatori, soprattutto in un primo periodo, all’utilizzo degli strumenti della telemedicina per vicariare l’impossibilità della relazione in presenza. Tale periodo di crisi ha fornito però anche la possibilità di rivedere alcuni modelli di intervento e di verificare l’introduzione della Telemedicina all’interno dei percorsi clinici assistenziali esistenti. L’articolo si propone di affrontare l’inserimento di tale modalità innovativa nei Servizi di Salute Mentale evidenziandone le caratteristiche, le specificità, i limiti e i vantaggi al fine di aprire la possibilità a percorsi che prevedano una "ibridazione" degli interventi e che considerino la Telemedicina come un ulteriore strumento in dotazione al clinico per un miglioramento complessivo dei percorsi di cura.
La caratteristica generale che distingue l’adolescenza da ogni altra fase della vita è la discontinuità (M. C. Gislon, [2, 4]). La crisi che sperimenta l’adolescente costituisce un’importante opportunità, unica e non ripetibile in altre epoche di vita e l’ambivalenza è la caratteristica principale di questo periodo. L’attuale generazione di adolescenti si trova ad affrontare una sfida senza precedenti, correlata all’impatto della pandemia da SARS-CoV-2 e delle conseguenti misure di contenimento, che hanno creato condizioni di sviluppo anomale oltre che inaspettate. Questo articolo si propone di illustrare le principali caratteristiche del modello di psicoterapia breve focale integrata con attenzione ai bisogni specifici della fase adolescenziale ed esemplificazione di alcuni casi trattati durante la pandemia.
Nel periodo pandemico da SARS-CoV-2, molti individui hanno vissuto profondi mutamenti nel loro vivere quotidiano. Questi cambiamenti hanno coinvolto non solo la nostra quotidianità ma anche il numero e le manifestazioni psicopatologiche che i clinici si trovano a dover affrontare. Un dato allarmante è l’aumento della frequenza di disturbi dell'alimentazione così come del fenomeno del Non-Suicidal Self Injury (NSSI) negli adolescenti. Sembra esserci un comune denominatore tra queste due manifestazioni psicopatologiche, un filo conduttore, tra il corpo e il gesto autolesivo, nel corso del tempo nella nostra società "consumistica": l’abbandono del tempo lento, riflessivo, introspettivo in favore della velocità e dell'alacrità dell'azione, che analizza e inganna rapidamente e immediatamente. L’offerta di una soluzione immediatamente pronta e disponibile, come il nuovo oggetto da conseguire e possedere, certamente lenisce il disagio, ma allo stesso tempo esilia il soggetto dal suo vero Sé, si allontana dalla sua ruvidezza, smussa gli spigoli senza tuttavia livellarli. In un'epoca in cui il trascorrere del tempo appare e deve essere sempre più veloce e più tumultuoso per far fronte al tempo che viene ulteriormente accelerato verso un obiettivo indefinito, secondo una pratica consumistica che non può consentire pause o rallentamenti, il corpo "fisico e materiale" sempre immediatamente disponibile si afferma come un luogo privilegiato ed esclusivo da cui versare l'unguento lenitivo, la "pozione magica" che risulta drammaticamente disfunzionale.
Eating Disorders (EDs) are potentially serious disabling, pervasive, and life-threatening mental disorders that can greatly impair physical health and significantly alter an individual's psychosocial functioning. They are some of the most prevalent disorders during adolescence and often take a chronic and disabling course, although they can occur across the whole lifespan. Prevalence appears to be higher in Western populations and in the female sex. They play a key role in the origin and maintenance of symptomatology, predominantly: distorted beliefs, distorted perceptions, dysfunctional attitudes toward weight, body shape, and nutrition, which take hold beginning in childhood or adolescence, but also genetic bases, socio-cultural and environmental factors. Given the complexity of the etiology of such psychopathologies and maintenance factors, treatment must contemplate a multidimensional and multidisciplinary approach. To date, the deep understanding of the pathophysiology and psychobiology of EDs remains to be further investigated.