L’Autore svolge, alla luce dell’entrata in vigore su sollecitazione europea di novità legislative in materia di reati informatici, alcune riflessioni relative all’esigenza di tutela penale di beni giuridici di nuova o nuovissima generazione, rispetto a tradizionali e innovative forme di aggressione. Nel considerare questi beni come espressione altresì di inedite forme di manifestazione dei diritti fondamentali, si propone, in particolare, di trovare un fil rouge tra le proteiformi definizioni di “cybersecurity”. Di quest’ultima è suggerito un concetto “sostanziale” e “prepositivo” in modo tale che esso possa costituire parametro razionale di orientamento delle scelte anche di politica criminale, ma nella consapevolezza di un necessario e costante dialogo fra discipline. La scienza e il sapere tecnologico dovrebbero influenzare il diritto, in un’ottica di interazione reciproca per la comprensione dei diversi linguaggi.