RISULTATI RICERCA

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Jurnia Minati, Zulfanetti Zulfanetti, Erni Achmad, Yossinomita Yossinomita, Mukhzarudfa Mukhzarudfa

The Linkage Between Economic Growth, Income Inequality, and Poverty in Indonesia

ECONOMIA PUBBLICA

Fascicolo: PRE / 1900

The relationship between economic growth and income inequality often resembles an inverted U-shaped curve, indicating that income disparities worsen initially during economic development but improve once a nation attains middle-income status. Ongoing research has explored the interplay between economic growth, inequality, and poverty from various perspectives. This study investigates the connections among economic growth, income disparity, and poverty in Indonesia. Em-ploying a simultaneous equation model with the Two Stage Least Square (2SLS) method, the research utilizes panel data spanning from 2015 to 2021, encompass-ing 34 Indonesian provinces. The models consider economic growth, income ine-quality, and poverty as endogenous variables, while exogenous variables include government expenditure, unemployment rate, educational attainment, and population size. Findings reveal interconnectedness among these variables over the 2015-2021 period.

Sara Ricciardi

Recensioni libri

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 63 / 2026

L’autrice propone una riflessione rispetto alla possibilità d’integrazione tra la teoria dell’attaccamento e l’approccio sistemico, in ambito clinico. Il contesto di partenza riguarda i sistemi al cui interno vi sia una persona con Disturbo dello Spettro Autistico e le difficoltà in merito. Attraverso alcune ricerche appartenenti alla letteratura, viene approfondita l’opportunità di tenere in considerazione i legami di attaccamento dei membri di queste famiglie nella terapia sistemica e i vantaggi che da ciò derivano per il terapeuta, ampliando, infine, la riflessione al trattamento clinico meno specifico.

Federica Spoto

Il percorso di formazione: un viaggio nel paese delle meraviglie

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 63 / 2026

L’articolo descrive il percorso di formazione in psicoterapia sistemico-relazionale attraverso la metafora del viaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie. L’autrice sottolinea come la formazione non riguardi soltanto l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche una profonda trasformazione del sé. Vengono analizzati i passaggi cruciali: la “caduta” nella consapevolezza del proprio mondo interiore, i momenti di stasi, la ricerca dell’equilibrio tra stabilità e cambiamento, gli apprendimenti che modificano il sé. Il lavoro esplora i contributi di Bateson, Elkaïm e altri autori, integrando concetti quali risonanze, omeostasi e livelli di apprendimento.

Carlo de la Ville sur Illon, Alba Saddi

L’uso della messaggistica online nella relazione terapeutica

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 63 / 2026

Il quarto assioma della comunicazione di Watzlawick stabilisce che la comunicazione umana si suddivide in verbale e non verbale, ovvero che essa è composta da codici analogici e codici numerici. L’assioma è stato enunciato nel 1967 quando il mondo degli smartphone con le sue variegate forme di possibilità comunicative non esisteva, eppure tale assioma risulta valido anche se applicato alla messaggistica online. Al giorno d’oggi molte comunicazioni tra psicoterapeuta e paziente avvengono attraverso l’uso di software di messaggistica che gli psicoterapeuti devono apprendere ad utilizzare come parte integrante della relazione terapeutica.

Gianluca Resicato

Psicoterapia e Intelligenza Artificiale: possibilità o minaccia?

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 63 / 2026

L’articolo analizza l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella psicoterapia, evidenziando la rapida diffusione di chatbot terapeutici e i rischi relativi. Vengono inoltre discusse le possibilità cliniche dei modelli linguistici, con particolare attenzione ai limiti strutturali nella relazione terapeutica. Ne deriva una sfida per il singolo terapeuta, chiamato a integrare il ruolo dei chatbot in terapia, e per la comunità professionale, che deve ridefinire standard etici e clinici condivisi. Si propone un terapeuta attivo (agentic), capace di integrare culturalmente la novità dei chatbot e di partecipare attivamente alla loro regolamentazione.

Laura Colangelo

I narcisisti e la terapia: un incontro impossibile? Un’offerta limitata come sfida al torpore narcisistico

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 63 / 2026

L’autrice si riallaccia alla propria ipotesi che la polarità semantica critica nel caso di Disturbo Narcisistico di personalità sia quella del potere. In questo contributo, attraverso un caso clinico, ne analizza l’impatto sul processo terapeutico suggerendo l’importanza di mantenere una cornice di consultazione e di coinvolgere la famiglia per sfidare il torpore del paziente.

A cura della Redazione

Recensioni

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

Renzo Balugani, Antonella Ciaramella, Nicolino Rago

Riviste e pubblicazioni internazionali

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

La raccolta di abstract effettuata in questo primo numero del 2026 offre diversi contributi di alto livello riguardanti tematiche cruciali per la ricerca e la clinica dell’ipnosi contemporanea, ossia: 1) ricerche sull’applicazione dell’ipnosi in medicina, nel trattamento del dolore e di condizioni mediche gravi; 2) la ricerca di basi, corredata da studi di elettrofisiologia, neuropsicologia e paradigmi comportamentali per la definizione del ruolo dell’ipnosi in diversi meccanismi cerebrali di base; 3) il ruolo dell’opera di Milton Hyland Erickson nello sviluppo dell’ipnosi contemporanea, insieme ai fattori chiave che ne fondano l’essenza.

Abbiamo realizzato questa intervista con Michael Yapko, parlando di lui, della sua esperienza con l’ipnosi ericksoniana e la psicoterapia, il nuovo modo di concepire la terapia, lo studio della depressione, l’importanza delle relazioni umane, le sequenze, il senso del rapporto terapeutico e della terapia, una particolare esperienza con gli elefanti, le prospettive dell’ipnosi.

Antonio Piro, Luca Bidogia

La porta d’oro

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

La narrazione del film La porta d’oro (Mitchell Leisen, 1941) ci spinge a toccare con mano come le vicissitudini della vita ci obblighino ad attingere a dinamiche e risorse profonde, capaci di farci mettere in atto cambiamenti importanti e di scoprire strategie nuove, di cui i soggetti sono del tutto inconsapevoli.

Elena Veneziano, Franca Scarlaccini

La Steppa: Cechov e il linguaggio ipnotico

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

Il viaggio di Egòruška in La Steppa diventa uno spazio di attraversamento in cui solitudine, ambivalenza e distacco si trasformano in movimento interiore. La narrazione cechoviana, lontana da esiti consolatori, costruisce una trama di evocazioni che richiama i principi del linguaggio ipnotico ericksoniano: suggestione indiretta, apertura di possibilità, disseminazione di risorse implicite. Letteratura e ipnosi condividono qui una stessa postura non direttiva, capace di accompagnare senza guidare.

Mirella Mostarda, Nicolino Rago, Marianna Berizzi

ADHD nell’adulto e ipnosi ericksoniana

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo esplora il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nell’adulto, passando in rassegna complessità e sfide connesse alla diagnosi e all’intervento. Descrive come questo possa passare inosservato nell’infanzia, per manifestarsi direttamente in età adulta, e l’impatto relativo in termini di salute mentale. Attraverso la descrizione di casi clinici, si presentano possibilità applicative dell’Ipnoterapia con pazienti con ADHD e si propongono elementi a supporto dell’ipotesi che questa possa considerarsi un trattamento elettivo per un intervento individualizzato e centrato sulle risorse del soggetto.

Fra i cambiamenti significativi apportati nel DSM 5 particolare importanza hanno rivestito quelli relativi ai disturbi depressivi. In merito poi all’efficacia delle differenti forme di psicoterapia, diversi sono stati gli studi relativi, in quanto non essendo la depressione, come sindrome, sempre responsiva ad un certo tipo d’intervento, si giova invece di trattamenti integrati. In particolare, l’ipnosi trova, in questo ambito, un’applicazione relativamente recente, essendo precedentemente diffusa l’idea che potesse rinforzare la deriva psicotica ed eventuali comportamenti suicidari. Pertanto, allo scopo di valutare il potenziale dell’ipnosi ericksoniana nel trattamento del disturbo depressivo a confronto con un approccio terapeutico considerato più ortodosso, come la psicoanalisi, sarà presentato un caso clinico nel quale la scarsa efficacia ottenuta con un setting esclusivamente psicoanalitico ha reso necessario, con esito positivo, un cambio di rotta con l’utilizzazione del¬l’ipnosi ericksoniana.

Cosa c’è di più paradossale e straordinario di un dolore in una parte del proprio corpo vocata al piacere ed alla riproduzione, come gli organi genitali? È questo il dolore “inconfessabile”, che non osa dire il suo nome, perché evoca un sentimento di vergogna sociale ed intollerabili sensi di colpa, che finiscono col ritardare la diagnosi e procrastinare l’appropriato trattamento. Dolore pelvico idiopatico, vulvodinia, vaginismo, dolore perineale, vescica dolorosa e dolore associato ad endometriosi rappresentano i fenotipi più comuni di sindromi dolorose urogenitali. La prevalenza, ancorché sottostimata, registra di recente un forte incremento, e l’impatto sulla qualità complessiva della vita individuale e di relazione, e non soltanto sessuale, è devastante. La patogenesi è spesso multifattoriale, ma il ruolo dei fattori psicologici è manifestamente maggiore che in altre sindromi dolorose croniche. Il quadro clinico, spesso oggetto di passaggi e approcci inconcludenti tra specialisti di diversa formazione (e.g., ginecologo, urologo, neurologo, psichiatra), risulta refrattario a molti trattamenti, condannando il paziente ad uno stato di prostrazione e di frustrazione. L’ipnosi, nell’ambito un approccio multidisciplinare, può rappresentare la chiave di volta del destino terapeutico di questi sfortunati pazienti, restituendoli ad una vita degna di essere vissuta.

Fabio Carnevale, Sandro Montanari

L’ipnosi ericksoniana in tempi pandemici (parte seconda)

IPNOSI

Fascicolo: 1 / 2026

L’obiettivo di questo lavoro consiste nell’indagare le implicazioni psicoterapeutiche connesse al fenomeno pandemico, studiato attraverso una lente ecologico-sistemica. Partendo dall’ipotesi di una connessione tra la “malattia collettiva” e l’ambiente nella quale si è sviluppata, lo studio tratta il Covid-19 non solo come un evento patologico, ma come un’espressione sintomatologica e, in quanto tale, quale chiave di lettura per comprendere gli aspetti disfunzionali della relazione tra l’individuo e i suoi contesti di appartenenza. Coniugando il linguaggio analogico con quello digitale, lo studio approfondisce i significati simbolici di quattro comportamenti che il Covid-19 ha rigidamente imposto e mette in evidenza come la psicoterapia ipnotica ericksoniana possa facilitare processi di resilienza attraverso le stesse vie del cambiamento indicate dalla pandemia.

Questo articolo analizza le strategie attraverso cui la ’ndrangheta è riuscita a eludere il ruolo e l’azione dei sindacati e a diffondere pratiche di lavoro illecite in Emilia-Romagna, un contesto di radicamento “non tradizionale” caratterizzato da elevata densità sindacale e dalla presenza di organizzazioni sindacali antagoniste. A partire dal caso del processo Aemilia e combinando l’analisi di 7.721 pagine di atti giudiziari con 20 interviste in profondità a testimoni privilegiati, l’articolo ricostruisce un repertorio di azioni messe in atto dall’organizzazione criminale per indebolire l’agency sindacale. I risultati mostrano come la ’ndrangheta abbia evitato interazioni dirette con i sindacati, privilegiando una strategia di “elusione istituzionale” mediata da imprese e lavoratori. Tale strategia si fonda sulla creazione e sul controllo di imprese, sullo sfruttamento della frammentazione produttiva tramite appalti e subappalti e sull’impiego di forza lavoro vulnerabile e ricattabile, con effetti significativi sulla rappresentanza e sulla tutela del lavoro.

In un contesto di generale crescita della cosiddetta gig economy, la compravendita di titoli finanziari per mezzo di piattaforme digitali (trading online) sta diventando una pratica sempre più popolare, anche in paesi relativamente poco finanziarizzati come l’Italia. Il saggio presenta i risultati di una survey online condotta su 474 investitori indipendenti italiani per studiare il livello di partecipazione al mercato del trading online e i fattori micro-sociali che possono spiegarne il radicamento. La ricerca si basa su un’analisi delle leve motivazionali dei soggetti, delle loro attitudini verso il rischio e del loro grado di alfabetizzazione finanziaria. Utilizzando un approccio quantitativo costruito su tre modelli di regressione lineare, lo studio analizza come questi fattori spiegano il numero di transazioni completate, il tempo dedicato al trading e la dimensione del portafoglio d’investimenti dei soggetti. I risultati mostrano che motivazioni come l’ambizione personale o la volontà di migliorare rapidamente il proprio status socio-economico spingono gli investitori indipendenti ad innalzare la frequenza del trading e l’ammontare del tempo ad esso dedicato. Inoltre, i dati rivelano che i soggetti più svantaggiati sono anche quelli più esposti ai pericoli del mercato. In generale, lo studio contribuisce alla comprensione dei processi di finanziarizzazione nel contesto italiano, soffermandosi sulle implicazioni maggiormente rilevanti, con un’attenzione particolare al tema delle disuguaglianze sociali.

L’articolo analizza l’intenzione di turnover sia come risultato statistico sia come segnale critico di disconnessione di valore nei mercati del lavoro post-industriali. Utilizzando i dati dell’INAPP Qualità del lavoro 2021, viene combinato un Job Quality Index (JQI), che descrive le condizioni strutturali, con un’Analisi delle Classi Latenti delle dimensioni intrinseche del lavoro: riconoscimento, coinvolgimento, stress ed equilibrio vita-lavoro. I risultati mostrano che una maggiore qualità del lavoro riduce la propensione a lasciare il proprio impiego, ma le esperienze soggettive modulano fortemente l’effetto: lavoratori esposti a carenze di riconoscimento e a forte tensione emotiva manifestano alta intenzione di turnover anche in contesti organizzativi favorevoli. Le generazioni più giovani, meno tolleranti verso condizioni percepite come insoddisfacenti, esprimono atteggiamenti più marcati di rifiuto e abbandono, segnalando una frattura generazionale nelle aspettative occupazionali. Lo studio interpreta così l’intenzione di turnover non solo come variabile gestionale, ma come indicatore di nuove forme di distacco e crisi di significato del lavoro, utile per comprendere e affrontare trasformazioni più ampie.