RISULTATI RICERCA

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Daniela Melfa , Karin Pallaver

L’africanistica italiana: itinerari storiografici degli ultimi vent’anni

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Sullo sfondo dei cambiamenti che hanno caratterizzato l’itinerario dell’africanistica italiana sin dalle sue origini negli anni sessanta del XX secolo, questo contributo si propone di analizzare lo stato dell’arte della produzione scientifica degli ultimi vent’anni, delineando le principali tendenze in termini di tematiche, metodologie e approcci. Accanto a elementi di continuità quali l’interesse per il colonialismo e la storia politico-istituzionale, rivolto soprattutto all’Africa mediterranea e al Corno d’Africa, e l’enfasi sulle dinamiche interne e l’agency degli attori locali, è possibile osservare – in linea con i trend internazionali – maggiore attenzione per la storia sociale, economica e culturale, nonché una ridefinizione delle unità spaziali di analisi.

Tommaso Bobbio

Brevi cenni sulla storiografia italiana sul subcontinente indiano

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

In questa rassegna cerco di riassumere l’evoluzione della storiografia italiana sul subcontinente indiano, focalizzandomi sul periodo dalla fine dell’era pre-coloniale all’India contemporanea. L’idea di fondo è di analizzare la transizione metodologica da ricerche incentrate su fonti coloniali e postcoloniali in lingua inglese verso un interesse crescente nello studio delle lingue vernacolari. Il saggio evidenzia l’espansione degli studi italiani sull’India negli ultimi decenni e le problematicità legate allo studio della storia dell’India nell’accademia italiana, sottolineando il contributo di ricercatori che hanno lavorato principalmente all’estero e pubblicato in inglese, riflettendo così l’interazione tra la storiografia italiana e i dibattiti internazionali.

Noemi Lanna , Guido Samarani

La storiografia italiana sull’Asia orientale: tendenze e questioni

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

La produzione storiografica sulla Cina, sulla Corea e sul Giappone negli ultimi venti anni ha conosciuto un aumento quantitativo, una diversificazione e una ibridazione con le ricerche storiche condotte in altri Paesi. Tuttavia, gli studi storici sull’Asia orientale rimangono tuttora poco sviluppati se confrontati con la vasta produzione linguistica e letteraria che costituisce una porzione cospicua della sinologia, della nipponistica e della coreanistica italiana. La collocazione degli studi storici sull’Asia orientale presenta luci ed ombre. Da un lato, la ridefinizione dello statuto epistemologico degli studi storici areali ha fatto della consultazione di fonti in lingua una componente imprescindibile delle ricerche e ha garantito autonomia e sviluppo allo studio della storia di Cina, Corea e Giappone. Il maggior dialogo con altre discipline ha contribuito inoltre a creare nuove possibilità di integrazione. D’altro canto, queste storie rimangono tuttora appendice, mentre sarebbe auspicabile che fossero percepite e riconosciute come parte integrante del progresso storico umano, pur con tutte le loro specificità.

Arturo Marzano

L’Asia occidentale: una storiografia in evoluzione

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Il saggio ricostruisce l’evoluzione della storiografia italiana sull’Asia occidentale negli ultimi venti anni, sottolineando come si sia registrato un cambiamento di prospettiva: rispetto alla storiografia precedente, che poneva attenzione soprattutto sugli attori esterni, in particolare europei, ricostruendo le loro vicende tramite fonti archivistiche “occidentali”, quella più recente dà maggiore importanza all’agency degli attori interni, grazie al ricorso a fonti locali.

Federica Morelli

L’America latina: una storia ridimensionata

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Il saggio analizza la produzione storiografica italiana sull’America latina negli ultimi due decenni. Tre tendenze principali emergono da questa analisi: un forte ridimensionamento della storia coloniale, una convergenza verso la storia delle relazioni internazionali, un’enfasi sulla storia politica del XX e XXI secolo. L’obiettivo è studiare le cause e le conseguenze di tali orientamenti per il futuro della storia dell’area in Italia.

Elisabetta Vezzosi

L’Americanistica italiana nel nuovo millennio: innovazioni, connessioni, criticità

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 187 / 2025

Il saggio ricostruisce l’evoluzione della storiografia italiana sugli Stati Uniti d’America negli ultimi venti anni, richiamando le fasi precedenti e sottolineando continuità e rotture storiografiche e metodologiche. Particolare attenzione è riservata alla fase dell’internazionalizzazione della disciplina e alle sue conseguenze, alla dimensione transnazionale e alle molteplici attività culturali e scientifiche condotte da Associazioni e Centri interdipartimentali. La parte finale è dedicata alla agency delle nuove generazioni.

Maria Giulia Montanari

Trovano un lavoro migliore da noi? La sovraqualificazione dei laureati rumeni in Italia

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2025

A circa un decennio dall’entrata della Romania nell’Unione Europea (UE), questa ricerca indaga il fenomeno della sovraqualificazione dei cittadini rumeni migrati in Italia prima o dopo il raggiungimento della laurea. Attraverso i dati EU-LFS 2018-2019 si conferma che i migranti provenienti dai paesi UE3 (fra cui la Romania), come noto in letteratura, hanno maggiori probabilità di essere sovraqualificati rispetto a i) i migranti provenienti da altri paesi d’origine in Europa occidentale (UE15) e ii) la popolazione locale nel paese di destinazione (Italia). In aggiunta, tale svantaggio viene testato per la prima volta anche rispetto alla popolazione locale nel paese d’origine, ovvero chi resta in Romania. Proprio il confronto con quest’ultimo gruppo permette di evidenziare quanto migrare all’estero per i laureati rumeni risulta svantaggioso in termini di sovraqualificazione. Un risultato interessante è che le laureate rumene in Italia, pur se segregate in settori occupazionali diversi dagli uomini, non subiscono un’ulteriore penalità in quanto donne (oltre a quella di essere straniere). Infine, l’Italia si distingue dagli altri paesi UE15 per i bassi ritorni all’istruzione dei migranti chi si laureano nel paese di destinazione, poiché laurearsi in Italia (anziché in Romania) non riduce l’alto rischio di sovraqualificazione.

Il presente studio intende contribuire alla comprensione dell’impatto della pandemia Covid-19 sugli atteggiamenti nei confronti dell’immigrazione in Europa analizzando il ruolo dei fattori individuali e contestuali. Sulla base dei dati della European Social Survey (round 9 e 10), i risultati mostrano che, dopo la crisi pandemica e contrariamente alla nostra ipotesi iniziale, gli atteggiamenti negativi nei confronti degli immigrati sono diminuiti in diversi paesi europei, sebbene non in tutti e non con la stessa intensità. Fattori contestuali quali per esempio le politiche di integrazione, la salienza del tema immigrazione e le condizioni economiche di un paese sono cruciali per spiegare tale eterogeneità. La crisi può aver inciso sulle priorità dei cittadini europei con una conseguente perdita di salienza della questione migratoria del dibattito pubblico. Accanto alle statistiche descrittive, abbiamo applicato un modello multilivello per contribuire a spiegare tali cambiamenti, controllando per le variabili individuali. .

Il presente contributo analizza la scelta scolastica degli studenti italiani e di origine straniera nel passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella secondaria di secondo grado, con l’obiettivo di comprendere il ruolo degli insegnanti nella decisione di proseguire gli studi. La letteratura sulle disuguaglianze educative ha spiegato la maggior parte delle differenze esistenti tra studenti italiani e studenti con background migratorio sulla base delle loro caratteristiche ascritte, dedicando poca attenzione al ruolo degli insegnanti. Utilizzando i dati dell’indagine Istat “Identità e percorsi di integrazione delle seconde generazioni in Italia” del 2015, attraverso l’applicazione della tecnica della regressione logistica, il contributo mostra come il rapporto con gli insegnanti giochi un ruolo fondamentale per spiegare le scelte scolastiche degli studenti. Gli insegnanti, in particolare, laddove non vi siano presupposti apparenti, tendono a orientare gli studenti di origine straniera verso percorsi meno prestigiosi, mossi da un sentimento di “protezione”. Nel tentativo di ridurre l’abbandono scolastico, abbassano le aspirazioni scolastiche degli studenti, influenzando così le loro aspirazioni educative.

Il movimento Black Lives Matter ha ottenuto grande risalto a livello internazionale a partire dal 2020. Il paper indaga il grado di vicinanza a tale movimento mostrato dalla popolazione studentesca in un contesto come quello italiano che, pur differente per storia e pratiche rispetto a quello statunitense, ha visto una rilevante copertura mediatica delle rivendicazioni messe in atto. A partire dalle 12.658 risposte raccolte nell’ambito dell’indagine “Pratiche e culture della sostenibilità nella transizione ecologica”, viene innanzitutto indagato il ruolo giocato dal background familiare, dal setting educativo e dall’orientamento valoriale. In secondo luogo, ci si concentrerà sull’impatto dell’origine dei rispondenti: essendo BLM un movimento caratterizzato dalla difesa dei diritti delle minoranze, si metterà in luce come tale variabile vada ad impattare fortemente sul livello di engagement, aprendo interrogativi su un coinvolgimento più trasversale all’interno di tali mobilitazioni.

In Italia e in altri paesi mediterranei, l’inserimento occupazionale degli immigrati presenta una dicotomia evidente, caratterizzata da un trade-off tra buone opportunità occupazionali e una qualità del lavoro mediamente scarsa. Nonostante il rischio di disoccupazione relativamente basso per i lavoratori stranieri, l’accesso a lavori qualificati o non manuali rimane un ostacolo significativo. Questo fenomeno coesiste con un persistente rifiuto politico e culturale dell’immigrazione, nonostante la presenza degli stranieri nel mercato del lavoro italiano sia funzionale per il sistema economico post-industriale, specialmente in settori non facilmente trasferibili in paesi con costi del lavoro più bassi, come le costruzioni o i servizi alla persona. Questo articolo si propone di descrivere l’integrazione occupazionale dei migranti nel mercato del lavoro italiano, evidenziando le caratteristiche strutturali, le tendenze e gli elementi di eterogeneità del modello italiano di inclusione. Attraverso una revisione dei principali contributi teorici ed empirici sul tema, l’articolo mette in evidenza i nodi cruciali che influenzano il successo occupazionale dei lavoratori stranieri, tra cui la questione dello svantaggio femminile, la sovra-qualificazione dei migranti istruiti e la bassa mobilità occupazionale.

For several decades, European policymakers have been investing substantial efforts in boosting national and individual engagement for lifelong learning (LLL) to drive sustainable growth and to build a more inclusive society. The forecasted longevity of the European population and the potentially extended employment period warrant further research on adult education of the currently aging (migrant) labour population to draw conclusions on their potential for both, increased civic participation and social inclusion beyond their working life. Accordingly, this paper focused on competence building practices of female middle-aged migrant healthworkers, covering thus a range of categories that are highly vulnerable at the labour market and in society. Findings of this qualitative research with 23 Romanian domestic careworkers in Turin suggest that formal and informal adult training may have indeed a substantial impact on social inclusion in the host society.

L’invecchiamento della popolazione immigrata in Italia è un fenomeno crescente, con molti immigrati di prima generazione, giunti negli anni ’80 e ’90, che stanno raggiungendo l’età avanzata. Molti di loro hanno svolto lavori fisicamente impegnativi e spesso irregolari. Le difficoltà di accesso ai servizi sanitari e sociali per gli stranieri sono aggravate da barriere linguistiche e culturali, portando a un maggiore isolamento sociale e a un aumento delle malattie croniche e della disabilità. L’invecchiamento degli immigrati richiede un’attenzione crescente da parte delle politiche di welfare per garantire loro dignità e inclusione sociale.

L’articolo è frutto di una ricerca etnografica su invecchiamento, migrazione e salute, condotta a Torino all’interno di due ambulatori del terzo settore. Il contributo presenta i contesti della ricerca, inquadra il tema dell’invecchiamento della popolazione con background migratorio e riflette sul legame tra transizione demografica e transizione epidemiologica. Attenzione specifica è data alle malattie croniche tipiche dell’età anziana. A partire da casi di uomini e donne che hanno sperimentato casi di sospensione o interruzione delle cure per malattie croniche, si utilizza materiale etnografico per mostrare come le cause di queste interruzioni risiedano spesso in forme di marginalità cronicizzate che vengono definite traiettorie di esclusione. Il materiale getta luce sul fatto che prendersi cura delle malattie croniche della popolazione anziana straniera richiede di integrare sanità pubblica e servizi sociali e di tenere a mente condizionamenti e impedimenti alla cura che non hanno a che fare con il presente, ma sono radicati nella storia di migrazione.

L’invecchiamento della popolazione migrante in Italia è un fenomeno crescente che pone nuove e complesse sfide ai sistemi sociosanitari del Paese. La progressiva crescita di questo gruppo demografico richiede una riflessione profonda sulle politiche di welfare e sui servizi dedicati, affinché si riesca a rispondere in modo adeguato ai bisogni specifici di questi individui, spesso più vulnerabili a causa di differenti condizioni sociali, economiche e culturali. Il contributo riflette sullo stato dell’arte delle politiche europee per la salute dei migranti anziani, per poi concentrarsi su alcuni aspetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che si propone di rafforzare i servizi per gli anziani, promuovendo un welfare di prossimità e incentivando l’autonomia nella terza età. L’obiettivo è comprendere l’importanza di politiche più inclusive, e di strategie partecipative, che riescano a rispondere alle peculiarità dei migranti over-65. Solo attraverso interventi mirati è, infatti, possibile garantire un accesso equo ai servizi sociosanitari e promuovere un invecchiamento sano e attivo, evitando l’emarginazione e favorendo la piena integrazione di questa fascia di popolazione.

Claudio Bolzman, Théogène-Octave Gakuba

Vivre dans la précarité : situations des personnes âgées latino-américaines et africaines sans-papiers en Suisse

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2025

Cet article analyse les trajectoires, conditions de vie et dilemmes des Africains et Latino-américains âgés résidant en Suisse sans statut de séjour reconnu au moment où ils s’approchent de l’âge officiel de la retraite. A partir d’une perspective de parcours de vie et des entretiens biographiques avec sept personnes âgées de 58 ans à 65 ans, il fournit des éléments de compréhension des réalités et des logiques d’action de ces personnes. Les auteurs montrent que l’absence de statut légal induit d’autres formes de précarité, limite les marges de manœuvre des personnes concernées et crée une grande incertitude concernant leur avenir. Mots clés : personnes âgées, migrants, Africains, Latino-Américains, sans-papiers, parcours de vie.

Roberta Ricucci, Anna Elia, Giovanni Cellini

Il futuro già qui. Immigrati anziani, una realtà su cui riflettere e progettare

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 1 / 2025

Diventare anziani in emigrazione rappresenta da sempre una sfida per i diretti protagonisti, per i familiari, anch’essi immigrati o rimasti in patria, ma anche per il loro intorno sociale e per il sistema di welfare di riferimento. Il testo esplora il tema, evidenziando come il ruolo e le caratteristiche dell’essere anziano sono un aspetto importante tra quelli definiti dalla cultura di una società, e possono rappresentare un elemento di incontro (o scontro) fra approcci valoriali diversi. Allo stesso tempo questi aspetti hanno una ricaduta assai concreta nelle pratiche di welfare, come pure nella formazione degli stessi operatori sociali e sanitari che interagiscono con migranti o cittadini anziani con background migratorio.